L'angolo dell'intervista Gli adolescenti "devono ricominciare a rompere le scatole, una buona volta. Devono fare i giovani".
L'appuntamento di oggi è con un volto molto noto della televisione.
Il mio ospite è un docente, scrittore e personaggio televisivo e, sicuramente, tra di voi c'è chi lo conosce per il programma "Il Collegio".
Vi presento il prof. Andrea Maggi, che ringrazio per avermi risposto in maniera sollecita, dedicandomi qualche minuto del suo tempo anche in vacanza.
Il prof. Maggi insegna lettere nella scuola secondaria di primo grado. È divenuto l’insegnante più amato d’Italia come il professore di italiano, latino ed educazione civica nel docu-reality Rai "Il Collegio" (l'edizione di quest'anno è stata registrata nella mia città, Campobasso, nella splendida cornice del Convitto nazionale "Mario Pagano", ndr).
Su Rai3 è ospite fisso di "Splendida Cornice", il programma di Geppi Cucciari. Ha pubblicato romanzi e saggi. Per Giunti ha pubblicato Conta sul tuo cuore (2021), Storia di amore e di rabbia (2022) (Premio internazionale Città di Como 2022 - Sezione Bambini e Ragazzi) e Il mio Socrate (2024).
È molto attivo sui social, in particolare su Instagram e su TikTok.
1) Professore, la scuola di oggi sta facendo abbastanza per preparare gli studenti al mondo del lavoro e alle sfide del futuro?
La Scuola, come istituzione, da più di vent’anni si muove affannosamente, in seguito a riforme su riforme e a colpi di emergenza (emergenza femminicidi, emergenza inglese, emergenza lettura, emergenza nuove tecnologie, prevenzione cyberbullismo, AI, etc.) che non fanno che appesantire, e affannare continuamente, il lavoro dei docenti con un mucchio di carte inutili. Gli insegnanti, di conseguenza, sono soffocati da un lavoro che ormai è oberato di progetti che sembrano essere diventati più importanti delle lezioni curricolari stesse. Per rispondere, la scuola è in affanno continuo; gli insegnanti ce la mettono tutta, ma è dura.
2) Secondo lei quali sono le lacune e i punti di forza del sistema scolastico italiano?
La lacuna è l’eccessiva burocrazia, che rallenta tutto. E poi una volta gli studenti italiani, usciti da scuola, avevano preparazione e cultura. Che sono due cose diverse. Oggi la cultura non ce l’hanno nemmeno molti insegnanti, purtroppo. Dispiace dirlo, ma è così. Il punto di forza è l’inclusione. La Scuola italiana è la più inclusiva al mondo. E tanti saluti ai Paesi del Nord Europa.
3) Principali differenze tra gli adolescenti di ieri e quelli di oggi.
Quali sono le sfide più grandi che i ragazzi affrontano attualmente?
La principale differenza è che una volta non c’erano i cellulari, invece oggi sì. Per il resto, sono identici. La sfida principale è quella di contare di più dal punto di vista politico. Devono ricominciare a rompere le scatole, una buona volta. Devono fare i giovani. La mia generazione ha avuto qualche momento di protesta (contro la guerra in Iraq, contro la guerra in Bosnia) e ha vissuto il momento più bello del secondo dopoguerra, quello dell’apertura dei confini. Nessuna generazione si è mai sentita libera come la mia. Guardate adesso come siamo messi. La colpa è tutta nostra, che non abbiamo saputo tenere aperte le porte del dialogo e della pace.
4) Nell'era dei social media in che modo i professori possono usare questi strumenti per connettersi con gli studenti senza perdere la loro autorevolezza?
I social media sono uno strumento prezioso. Ma sono in mano ad aziende private, che per definizione fanno profitto anche su ciò che facciamo con loro. I professori non devono fare altro che imparare a conoscerli bene per usarli bene e per insegnare a usarli bene. Per connettersi con gli studenti c’è un modo più efficace dei social: guardarli negli occhi e ascoltarli. Dal vivo.
5) Qual è la chiave per stabilire un legame di fiducia con i giovani che spesso si sentono incompresi e giudicati solo attraverso un voto?
Il voto è diventato una cosa brutta. Non piace più a nessuno. Come la verdura. È la moda del momento. Molti vorrebbero una scuola senza voti. Bene. Facciamola. Vediamo cosa succede. La fiducia si costruisce dando voti onestamente. Perché gli studenti capiscono quando un quattro è motivato. Perché loro son più severi di noi. Quando un voto non giudica, ma valuta, allora fa bene. Come la verdura.
6) Quali sono state le sfide e le soddisfazioni maggiori nell'essere una figura educativa in un contesto così particolare come quello del programma "Il Collegio”?
I “grazie” degli studenti e dei loro genitori.
7) Spesso si vedono studenti che, inizialmente svogliati o ribelli, finiscono per impegnarsi. Secondo lei qual è il segreto per attivare la loro motivazione al di là delle dinamiche del programma televisivo?
Amare il proprio lavoro.
8) "Il Collegio" è ambientato in epoche passate. Quanto è importante per gli adolescenti di oggi comprendere il passato per affrontare meglio il presente?
Non sei niente, se non conosci il passato. E nella vita non potrai capire né fare niente.
9) Tra tutte le edizioni c'è un aneddoto o uno studente che le è rimasto particolarmente impresso e perché?
Ognuna ha il suo. Diciamo che le loro lacrime mi commuovono sempre. Ma non devo darlo a vedere. Io sono il prof. Maggi.
10) Oltre al programma televisivo lei è anche un prolifico autore. Come riesce a conciliare la sua professione di insegnante, il ruolo televisivo e la scrittura?
Non lo so.
11) Qual è l'insegnamento più grande che può lasciare ai ragazzi?
Non so nemmeno questo. Io insegno quello che amo. Spero imparino l’importanza dell’amore.
12) Scrittura creativa: scrivere in sei parole un augurio per il nuovo anno scolastico.
Siate fieri di accrescere il sapere.
Preposizioni e articoli compresi.
(In foto: Convitto nazionale "Mario Pagano" di Campobasso, sede delle riprese del programma televisivo "Il Collegio")
(foto gentilmente concessa per la pubblicazione dalla pagina Facebook de "Il Molise non esiste")
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