Estate di una volta
Verso le quattro del pomeriggio c'è un momento in cui l’estate diventa un qualcosa di statico. Fuori la luce è forte, accecante, l’aria è pesante e l’unico suono è il frinire continuo delle cicale. Se ti trovi in un piccolo paese, quel silenzio ti crolla addosso. È il vuoto. La noia. Ma è una noia che ha il sapore di un tempo in cui eravamo noi a riempire lo spazio. Mi tornano in mente le mattine che cominciavano piano, con quelle belle colazioni fatte senza fretta, prima che il sole scottasse troppo. E poi il giorno che esplodeva: le corse sfrenate in bicicletta con le amichette, il vento in faccia e quella sensazione di onnipotenza che si spegneva solo con una caduta rovinosa. Ci rialzavamo, ci guardavamo le gambe sbucciate e continuavamo a inseguirci tra i vicoli del paese, dove ogni angolo era un nascondiglio e ogni portone un'avventura. Ricordo l'aria che si faceva man mano più fresca, quasi pungente, mentre risalivamo il percorso per raggiungere la mo...