L'angolo dell'intervista "Dobbiamo sempre essere famelici e vogliosi di imparare"
Come presentarvi l'ospite di oggi?
È sempre un onore per me invitare gli artisti e Perla Liberatori è un'artista a 360°.
Molti di voi la conosceranno attraverso il personaggio di Stella delle "Winx" oppure di Nairobi de "La casa di carta", ai quali presta la sua voce.
Ebbene, come avete capito l'ospite è una doppiatrice di successo e direttrice del doppiaggio, nonché insegnante di recitazione cinematografica.
Perla Liberatori nasce a Roma il 10 novembre 1981. All’età di 5 anni comincia a muovere i primi passi nel mondo del doppiaggio. Lavora fin da subito con grandi professionisti come Tonino Accolla, Renato Izzo, Ferruccio Amendola e tanti altri. Doppia da giovanissima serie come Sabrina vita da strega, Lizzie Mcguire e le Winx. Partecipa a film Disney come il Re Leone e la Sirenetta.
Doppia attrici del calibro di Cristina Ricci, Scarlett Johansson e Alba Flores.
Crescendo la ritroviamo in serie come "La casa di carta".
Affianca la sua attività di doppiatrice anche con quella di direttrice di doppiaggio, dirigendo film e serie di grande successo per Netflix,
Amazon e Eagle come per esempio Wednesday.
Vince molti riconoscimenti come miglior direttrice e attrice al Gran Gala del Doppiaggio di Romics e al Gran Premio del Doppiaggio di Pino Insegno.
In questa intervista scoprirete meglio chi è Perla, come è diventata doppiatrice, quali sono state le sue sfide e i suggerimenti che dà a chi vuole avvicinarsi a questo fantastico mondo.
Aggiungo, inoltre, che è una persona fantastica, ho avuto modo di conoscerla in questi giorni, non personalmente purtroppo, ma solo telefonicamente. Si è resa immediatamente disponibile per rilasciare l'intervista e mi ha fornito tutto il materiale necessario, anche a tarda sera.
Leggete le sue parole con attenzione, ne vale la pena!
(Perla Liberatori)
1) Come si è avvicinata al mondo del doppiaggio?
In realtà per caso, avevo cinque anni e non sapevo né leggere né scrivere. Sono andata in uno studio di doppiaggio, in cui all'epoca lavorava un mio parente, ed ero lì ad aspettare che finisse. Stavano doppiando un film francese e si sono accorti che mancavano un paio di battutine di una bambina di cinque o sei anni. Il film andava consegnato, c'ero io lì e così hanno deciso di farmi provare. Quelle poche battutine che avevo me le hanno fatte imparare a memoria. Mi hanno messo tantissimi panchetti di legno per farmi arrivare al leggio e l'assistente al doppiaggio mi dava una botticina sulla spalla che era il segnale per partire quando dovevo dire la mia battuta. Quindi è nato tutto per caso perché dalla settimana successiva ho iniziato questo meraviglioso mestiere che è quello del doppiatore.
2) Qual è stato il suo primo doppiaggio importante e come si è sentita?
Di doppiaggi importanti ne ho fatti tanti. Sicuramente uno degli ultimi che mi ha dato più lustro, e nonostante faccia questo mestiere da tantissimi anni, perché io ho iniziato nell'86, è stata sicuramente "La Casa di Carta". Doppiare Nairobi mi ha fatto conoscere al grande pubblico sotto una veste diversa, perché prima magari mi conoscevano più per cartoni animati o serie teen. Invece "La Casa di Carta" ha fatto scoprire una parte di me diversa, una mia vocalità diversa, e mi ha fatto conoscere non solo al pubblico sotto una luce diversa, ma anche tra i miei colleghi, tra i vari direttori, hanno capito che ero cresciuta, che non ero più la ragazzina che da tutta la vita faceva doppiaggio, e quindi poteva fare magari solo le parti sempre da teenager o le caratterizzazioni, ma era diventata una donna, una mamma. Per questo dovrò sempre ringraziare Lucio Saccone, che mi ha dato questa grandissima opportunità di doppiare questo personaggio meraviglioso, per il quale ho vinto anche dei premi. Anche il pubblico e gli addetti al lavoro, insomma, hanno capito il valore della serie e di tutto un lavoro fatto, ma soprattutto del lavoro molto importante che c'era dietro. Quindi sicuramente "La Casa di Carta" è stato quello che in tempi più recenti mi ha dato un grande exploit.
3) Ha preferito doppiare film, serie TV, o videogiochi?
Non c'è una cosa che preferisco doppiare, ho grandissimo rispetto del mio lavoro e di tutto quello che mi viene offerto. Ci sono dei cartoni animati che ho adorato, altri che mi sono piaciuti un po' meno. Così vale anche per le serie, per i film, per i videogiochi. A volte è anche un gusto personale. Però io credo che quando ti viene data l'opportunità di poterti esprimere, di poter lavorare da tanti anni su così tanti progetti, bisogna sempre essere grati a chi ci dà il lavoro, al pubblico che ci segue. Quindi, di conseguenza, bisogna farlo al meglio delle nostre opportunità e delle nostre forze. Magari c'è un prodotto che ti piace di più o meno, ma sicuramente non c'è un genere che amo di più. Mi piace tutto, perché amo il mio lavoro a 360 gradi: dal documentario, al cartone, al videogioco, al film, al telefilm, agli audiolibri. Qualunque cosa mi permetta di potermi esprimere, io sono felice.
4) C'è un personaggio specifico a cui è particolarmente legata e perché?
Ci sono tanti personaggi a cui sono particolarmente legata, ognuno in maniera diversa con le sue sfaccettature. Sicuramente tra i cartoni animati, Stella di The Winx fa parte della mia vita. Mi ha accompagnata da quando ero adolescente e lo fa tutt'ora che sono una donna di 43 anni e madre. Ancora adesso ricevo attestati di stima da persone molto più piccole di me, persone della mia stessa età, quindi della mia generazione e anche generazioni un pochino più grandi di me, che mi dicono, e secondo me è un complimento bellissimo, "tu sei la voce della mia infanzia, cioè accompagnatore della nostra crescita". E questo è meraviglioso perché ti sembra di conoscere tantissime migliaia di persone e di essere stata con loro sempre, di aver vissuto con loro gioie e dolori.
5) Quali sono state le sfide più grandi che ha affrontato nel suo lavoro?
Di sfide ne ho affrontate tante, anche se poi le sfide vere sono quelle, diciamo, della vita. Una delle ultime, sicuramente, è stata avere l'onore di dirigere la serie di Tim Burton, Wednesday, Mercoledì. Io sono stata una Mercoledì Addams quando ero piccola, perché avevo 11 anni quando doppiai Cristina Ricci nella famiglia Addams. Due anni fa, invece, mi arrivò la proposta di dirigere, quindi di essere dall'altra parte della barricata, una serie che tutti aspettavano, una serie così importante, soprattutto perché di Tim Burton, non nego che ero estremamente spaventata, nonostante abbia comunque alle spalle abbastanza esperienza, anche se io credo che non si finisca mai di imparare. Come dico sempre, ai miei allievi (perché io insegno in una scuola che è l'A&F Dubbing, una scuola appunto dove insegniamo doppiaggio, recitazione, cinematografia, doppiaggio cantato) quando mi dicono: 'ma dove arrivo?', io dico, non siamo mai arrivati, possiamo arrivare alla fermata dell'autobus, ma c'è sempre da imparare, quindi dobbiamo sempre essere famelici e vogliosi di imparare. Quella è stata sicuramente una sfida, perché era una serie molto attesa, mi sentivo addosso ad una grande responsabilità, sapevo di avere le carte in regola per poterlo fare, perché conosco benissimo la famiglia Addams, soprattutto il personaggio di Mercoledì, però non nego che avevo un po' di paura. Poi, fortunatamente, sono stata accompagnata e seguita da tutto il team della Dubbing Brothers, che è la società di edizione italiana, Netflix, ringrazierò sempre anche loro che mi hanno dato questa opportunità, il fonico di doppiaggio, l'assistente al doppiaggio e tutti gli attori che si sono affidati a me. Abbiamo fatto un lavoro di squadra insieme, immenso, gigantesco, che però ha portato i frutti che tutti hanno visto e toccato con mano.
6) Quali consigli darebbe ad un ragazzo/a che vuole diventare doppiatore?
Facendo parte di una scuola e insegnando in una scuola di doppiaggio, non posso che dire ai ragazzi che vogliono intraprendere la carriera del doppiaggio quello che dico fondamentalmente ai miei, cioè di avere tanta pazienza, di essere costanti, di pensare che il doppiaggio è un lavoro importante dove ci vuole tanto studio, tanto sudore, tanta fatica. C'è sempre una nuova sfida da affrontare, bisogna avere tanta pazienza, tanta costanza, sapere che a volte si possono ricevere anche delle porte in faccia, ma non farsi abbattere e andare avanti se è veramente quello che uno ha voglia di fare e anche se si hanno le qualità ovviamente per poterlo fare. Però bisogna sicuramente studiare tanto, studiare dizione, studiare doppiaggio, studiare recitazione, studiare tecnica, vocale non solo. Bisogna avere una fortissima motivazione per studiare doppiaggio e per fare il doppiatore, non è una cosa che si può prendere tanto alla leggera, non è un giochino.
7) Nei corsi di doppiaggio i ragazzi che tipo di approccio hanno?
Nella scuola dove insegno io, la A&F Dubbing, creata da Alessandro Parise, attore di teatro e doppiatore, ci sono anche Marco Altini, Massimo Trigiani, Mirko Fabreschi, abbiamo tantissimi ospiti doppiatori e direttori che ci vengono a trovare, Federica Vincenti, tantissime persone del mondo dello spettacolo e della cinematografia. Noi siamo stati tutti molto fortunati perché abbiamo dei ragazzi che sono mossi da una grandissima voglia di fare, una grandissima voglia di arrivare, una grandissima voglia di crescere. Sicuramente questo è anche dato dall'ambiente in cui si trovano, familiare e accogliente. Cerchiamo, infatti, di creare coesione tra di loro affinché tutti possano percorrere questo percorso insieme, dandosi una mano, un sostegno, un aiuto, dove non devono crescere invidie, ognuno deve pensare al proprio percorso con serietà e con serenità. Però devono mettersi in testa, ed è quello che noi gli insegniamo, che tutto si può fare con il gioco, con il divertimento, con le risate, soprattutto perché noi, per esempio, copriamo una fascia di bambini dai sei anni in su, quindi adulti e piccini, ma tutti indistintamente devono venire in classe con la voglia di fare, con la voglia di studiare. C'è tempo di divertirsi, ma poi c'è anche il tempo di studiare, perché soltanto con l'impegno, con la costanza, con la dedizione, con uno studio, si ottengono dei risultati, altrimenti è inutile proprio provarci, perché come ogni mestiere, il doppiaggio, la recitazione, il teatro, la cinematografia, hanno bisogno di impegno, di pazienza e di grandissima umiltà.
8) Come vede l'evoluzione del doppiaggio nel futuro?
Credo che il doppiaggio sia una realtà che ha ancora tanto futuro. È ovvio che si è molto spaventati anche dall'ingerenza dell'intelligenza artificiale, che è sicuramente molto utile su tantissimi ambiti. Non sono assolutamente contro il progresso, ci mancherebbe altro. Ma se l'intelligenza artificiale viene a toccare il doppiaggio, il teatro, il cinema e quant'altro, si perdono tutte le emozioni, perché non ci sarà nessuna macchina che può dare il cuore, l'anima che mette una persona con la propria voce, con il proprio corpo, con la propria musica, con la propria canzone. Quindi, nonostante si dica, e molti si augurano che il doppiaggio muoia, io credo che questo purtroppo per loro non accadrà. Oltretutto, credo che il doppiaggio sia un servizio e come tale va preso, non fa del male a nessuno, non toglie e non leva a niente. Ormai con la tecnologia si possono guardare i film in italiano, in arabo, in cinese, in inglese, in francese, in qualunque lingua del mondo. Quindi il doppiaggio è solo un servizio in più. Ci sono tantissime persone non udenti, tantissime persone anziane, tantissime persone che invece vogliono semplicemente sentirselo nella propria lingua madre, quindi non credo che il doppiaggio debba essere visto come il male del mondo, ma un servizio in più e quindi lasciamolo stare. Dovete sapere che intorno all'industria del doppiaggio girano centinaia di persone, non solo i doppiatori, ma i tecnici, le persone che lavorano negli uffici, che puliscono i posti dove andiamo a lavorare. I doppiatori e i direttori di doppiaggio sono solo una facciata, quindi se muore il doppiaggio, anche per colpa dell'intelligenza artificiale, questo crea problemi non solo a noi, ma a un'intera industria formata da centinaia di migliaia di persone. Oltretutto sarebbe un disservizio. Quindi lunga vita al doppiaggio.
9) Quali sono le qualità necessarie per avere successo in questo campo?
Quelli che dicono che bisogna avere una bella voce e solo in questo modo si può fare doppiaggio, secondo me lasciano il tempo che trovano. Ci sono tantissimi doppiatori che hanno una bellissima voce e che fanno doppiaggio, e altri che hanno una bellissima voce e purtroppo non vengono valorizzati, e viceversa per chi ha una voce meno bella e ne ha fatto una carriera. La bella voce sicuramente non è un requisito, perché il mondo è bello perché è vario. Bisogna sicuramente avere tanta tecnica, questa sì, perché il doppiaggio è fondamentalmente un lavoro tecnico, dove possiamo utilizzare nel minimo il nostro corpo, ma dove bisogna avere, tanto cuore, tanta anima, tanta tecnica, tanta voglia di donarsi. Noi dobbiamo far arrivare al pubblico le nostre emozioni, le emozioni del personaggio che stiamo doppiando soltanto con la nostra vocalità, e questo è ancora più difficile.
Noi siamo fondamentalmente solo voci, siamo voci nell'ombra, quindi è ancora più complicato far arrivare certe emozioni che siano gioie e dolori. Sicuramente bisogna sapersi mettere a nudo e aver voglia di donare, perché tutto ciò che è recitazione, a tutto tondo, a 360 gradi, è donarsi a qualcun altro.
10) Scrittura creativa: ogni volta che entro nello studio di registrazione mi sento ...
Ogni volta che entro in uno studio di registrazione mi sento felice, mi sento appagata, mi sento soddisfatta, mi sento grata per quello che il mio lavoro mi ha dato, per le mille sfaccettature. Mi conosco ora un po' di più, mi ha fatto conoscere anche al pubblico che mi dà sempre tanto affetto, nonostante io poi non sia un'attrice che si vede, ma soltanto una voce e l'affetto delle persone è palpabile ogni volta che vado a una fiera.
Quindi mi ha dato tanto, mi ha sempre dato tante soddisfazioni, mi ha dato modo di potermi scoprire, poter sperimentare. Da quando faccio la doppiatrice poi sono diventata anche direttore di doppiaggio, adesso anche insegnante in una scuola, quindi mi ha veramente regalato e mi sta tuttora regalando grandissime emozioni, tantissime soddisfazioni e spero che questo continui nel tempo.
(Perla Liberatori)
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