L'ultimo posto libero della Terra

Descrivi un luogo dove la tecnologia non esiste e come le persone si adattano.

Questa traccia richiede una profonda immersione nella fantasia spingendoti a esplorare:
 * World-building dettagliato: costruire un mondo credibile e coerente senza tecnologia, pensando a come ogni aspetto della vita verrebbe reinventato.
 * Psicologia e sociologia: analizzare come l'assenza di tecnologia influenzerebbe la mente umana, le relazioni sociali, la struttura delle comunità e i valori culturali.
 * Problem-solving creativo: immaginare soluzioni pratiche per le sfide quotidiane ma (comunicazione, trasporto, produzione, salute) senza l'ausilio tecnologico.
 * Capacità di mostrare, non solo raccontare: invece di dire che le persone sono ingegnose, mostrare un esempio concreto di un loro "adattamento" tecnologico.

Il mio racconto 👇🏻

L'ultimo posto libero della Terra 


Riuscite ad immaginare un mondo senza internet? Senza telefono? Senza computer? Senza wifi? 
È difficile, vero? Starete pensando che sia impossibile vivere senza le diavolerie moderne. Ebbene, io vi farò conoscere un posto, non vi svelo né come si chiama e né dove si trova, in cui le persone non hanno nulla di tutto quello di cui voi e il sottoscritto siamo abituati. 
Stavo facendo uno dei soliti viaggi di lavoro per la mia azienda, quando ho conosciuto Mike, il tipo che è venuto a prendermi in aeroporto. Mi aspettavo, come sempre, una macchina ultra moderna all'uscita, ma questa volta mi sbagliavo. Il mio autista mi fece entrare, infatti, in un modello a quattro ruote risalente alla prima guerra mondiale. Nulla di strano, giusto? 
"Un veicolo insolito - commentai subito - ne avrò visto qualcuno sui libri di storia". 
"Perché insolito? - chiese Mike - cosa c'è che non va in questa nuovissima Peugeot Type 159 Torpedo?".
Non replicai per evitare che si offendesse, non mi sembrava molto propenso al dialogo e alle battute. Salii a bordo e iniziai a controllare le notifiche sul cellulare.
"Strano - dissi a voce alta - non prende".
"Cosa non prende? - rispose il mio autista - Di cosa parla?"
"Non c'è campo!"
"Come no! Si guardi intorno, c'è tutto il campo che vuole".
"Ma di cosa sta parlando?" - replicai con un tono di voce più alto.
"Ha appena detto che non c'è campo - fece Mike - e io le ho risposto di guardarsi attorno, perché di campo ne ha quanto ne vuole".
Rimasi senza parole. Arrivammo a destinazione, scesi dalla macchina e entrai in quello che mi era stato segnalato come l'albergo più lussuoso del posto. 

Mike mi salutò e io presi la mia borsa da viaggio, misi il telefono in tasca e mi avviai verso la hall. Qui una signorina mi diede il benvenuto chiedendomi le generalità. Dissi che dall'ufficio avevano inviato tutti i miei dati personali, tramite mail, alcuni giorni prima.
"Come scusi, tramite cosa?" domandò candidamente la receptionist.
"Tramite mail...la mia prenotazione è stata fatta su internet".
Notai che sul suo volto apparve un'espressione dubbiosa.
"Madame, mi scusi, - feci io - se accende il suo computer magari può controllare".

"Il mio cosa? Oh no, quello è un dittafono".
"Un dittafono? Signorina, non se ne vedono da oltre un secolo - risposi con un sorriso canzonatorio - mi sta prendendo in giro?"

Dove ero capitato? In che posto mi trovavo? Qui tutto sembrava fermo all'inizio dello scorso secolo, eppure la data coincideva con quella attuale.
"Signorina - mi affrettai a chiedere - quindi lei mi sta dicendo che in questo albergo non esiste un computer, non esiste il wifi, non esiste un collegamento a internet..."
"Niente di tutto questo, signore, se vuole può cambiare albergo, ma le assicuro che non troverà da nessuna parte quello che mi sta elencando. Da dove viene lei, da un altro pianeta?"
"Io da un altro pianeta? Forse direi il contrario... - replicai - qui non c'è una cosa che funziona".
"Veramente funziona tutto, signore, e anche bene", mi rispose 'miss so tutto io older'.
Dopo quel primo strano episodio, di cui non mi dilungherò oltre, entrai nella mia stanza. Ormai mi aspettavo di tutto...cenai e uscii per scoprire qualcosa di più su questo strano posto.
Dovete credermi, quello che scoprii ha davvero dell'impossibile: nessuno aveva i cellulari, i ragazzi non camminavano con gli iPod alle orecchie, non sfrecciavano sui monopattini elettrici, ma giravano su delle bici che avevano visto giorni migliori, nelle vetrine nessuna smart TV, nessun tablet, nessun gioco pubblicizzato. Mi sembrava di essere stato catapultato in un'altra epoca. Il bello era, come imparai nei giorni seguenti, che tutte le persone vivevano tranquillamente, lavoravano, parlavano, camminavano ma senza la nostra tecnologia, senza quello a cui siamo abituati e di cui non possiamo fare a meno.
Ma, soprattutto, erano felici! In quei giorni portai avanti il mio lavoro con una calma e tranquillità mai avute. Dialogavo con i miei clienti, scrivevo a penna gli appunti, raggiungevo a piedi i locali in cui mangiavo e, insomma, mi trovai a vivere i sette giorni più belli della mia vita.
Ripensando a quel periodo ho riflettuto molto in seguito: perché affannarsi, correre tanto, non avere il tempo di ... e il tempo per...? 
Alla fine ho preso la mia grande decisione: tornerò in quella città dove nessuno ha bisogno della tecnologia e dove tutti vivono veramente liberi.
(Tutte le immagini sono state create                     dall'Intelligenza artificiale)


Commenti

Post popolari in questo blog

L'angolo dell'intervista Gli adolescenti "devono ricominciare a rompere le scatole, una buona volta. Devono fare i giovani".

L'angolo dell'intervista "Bisogna abituare i giovani al dialogo e incoraggiarli ad esternare ciò che sentono, che sia a voce o per iscritto"

L'angolo dell'intervista "Un ragazzo si sente felice quando smette di percepirsi come invisibile"