In un diario i valori sconosciuti della vita

▶️ In questo scorcio temporale i valori non hanno più significato, la tecnologia ha sostituito anche quelli. Immagina in che modo possono essere riscoperti e l'effetto che hanno sugli individui.

👉🏻 L'obiettivo è spronare chi scrive a:
 ✔️ Riflettere criticamente: indagare cosa sono i valori per l'individuo e per la società.
 ✔️ Sviluppare un pensiero futuristico: immaginare scenari possibili, sia distopici che utopici, in cui questa riscoperta avviene.
 ✔️ Creare un'ipotesi narrativa: costruire un mondo e dei personaggi che vivono e si confrontano con questo cambiamento.

Io ho immaginato questa storia👇🏻

In un diario i valori sconosciuti della vita

I vecchi libri avevano un odore particolare, un insieme di carta ingiallita, polvere e tempo che era come un toccasana per l'anima di Elettra. Lavorava per un'azienda di ingegneria eco genetica e viveva in una città costruita interamente di vetro e metallo, dove gli schermi riflettevano un futuro che sembrava perfetto e le persone erano misurate in base ai loro "punti di produttività". Elettra, con i suoi bassi punteggi, si sentiva un cimelio prezioso. La sua grande passione per i libri cartacei era vista con sospetto in quell'era in cui tutto era high-tech.
Un giorno, navigando tra le bancarelle di un mercato delle pulci che la tecnologia non era ancora riuscita a far sparire, trovò un diario rilegato in cuoio. Era anonimo, senza titolo e le pagine piene di una scrittura elegante e sbiadita.
Lo comprò per pochi crediti, attratta dalla sua unicità e da qualcosa che sapeva era nascosto tra quelle pagine. Una volta a casa, lo aprì e iniziò a leggere.
Non era la storia di un eroe o di una principessa, ma un diario quotidiano di un'esistenza molto semplice. L'autore parlava del piacere di coltivare un orto, della gioia di vedere spuntare i primi germogli dopo una pioggia, della bellezza di un tramonto visto da una collina. Descriveva il sapore di un pane fatto in casa e la sensazione del vento tra i capelli. Erano parole che parlavano di un tempo in cui il valore di una persona non si misurava in crediti, ma in sensazioni, in esperienze, in emozioni.
Mentre leggeva, Elettra sentiva qualcosa cambiare dentro di sé. Spinta da un impulso che non riusciva a capire, andò a comprare dei semi. Per la prima volta si sentì davvero connessa a qualcosa di reale. Molto presto il davanzale del suo appartamento si trasformò in un piccolo giardino. Ogni giorno guardava i pomodori crescere e sentiva una soddisfazione profonda e mai provata.
I suoi colleghi la guardavano con perplessità. "Non è produttivo", dicevano. Ma a Elettra non importava. La sera spegneva gli schermi luminosi sulla scrivania del suo ufficio, rientrava a casa e prendeva in mano il diario. Leggeva della felicità di condividere un pasto, del calore di un abbraccio. Tutte cose che a lei mancavano e che non aveva mai avuto. Allora decise di invitare un vicino, un anziano che era sempre solo. Quella sera, per la prima volta, si sentirono come una famiglia.
Elettra continuò a leggere il diario e a riscoprire i valori che la sua città aveva dimenticato. Imparò a dare importanza ai momenti, a rallentare i suoi ritmi. Scoprì che il vero tesoro non era un punteggio alto, ma un'amicizia sincera, la bellezza della natura e la pace interiore. 
Un giorno decide di chiudere quel libro che aveva stravolto la sua vita e, con le mani sporche di terra, iniziò a scrivere la sua storia. Non per renderla pubblica o per avere dei "punti", ma solo per il piacere di farlo, per non dimenticare che la vita, quella vera, non si misura, si vive.


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