L'angolo dell'intervista "Il nostro lavoro è sempre più difficile. Ma per questo sempre più avvincente e soddisfacente"
L'ospite di oggi è molto seguito sui social,
più di 43mila follower su Instagram.
Il professor Tony Pignatelli, meglio conosciuto come prof Tony, è un docente di scienze naturali presso le scuole superiori, in provincia di Roma.
Sui social è apprezzato per i suoi video in cui mette in evidenza la realtà scolastica e il suo rapporto con gli alunni.
Il rapporto quotidiano con i ragazzi! La materia è sempre la stessa, ma loro mutano in continuazione, ed io con loro. Mentre io insegno a loro, loro insegnano a me come insegnare meglio a loro. Adoro ascoltarli, metterli al centro delle dinamiche scolastiche. Il programma viene dopo, prima vengono loro, con i loro sogni, dubbi, paure, pensieri ed idee. Solo entrando un po' nel loro mondo possiamo poi provare a farli entrare nel nostro.
2) Quali sono le sfide più grandi che affronta attualmente con gli studenti?
Cercare di fargli capire l’importanza della scuola, della cultura, del rispetto delle regole. In una società che lancia un messaggio all’esatto contrario, il nostro lavoro è sempre più difficile. Ma per questo sempre più avvincente e soddisfacente.
3) Come valuta il suo percorso da insegnante?
La mia istruzione è fondamentale, ma così come tutte le cose che ho vissuto e sto vivendo, le esperienze lavorative passate, quelle personali: sono tutte cose che mi arricchiscono, e solo grazie a questo posso provare a trasmettere ai ragazzi qualcosa che vada oltre la semplice materia.
4) Cosa vorrebbe cambiare o migliorare dell'attuale sistema scolastico? Si sente parte integrante?
Nella mia scuola mi sento totalmente integrato, è un ambiente piacevole, socievole, dinamico. Adoro il mio posto di lavoro, sono stato fortunato. Ma ritengo anche che il sistema scolastico in qualcosa possa ancora evolversi, adattarsi; che non vuol dire sminuirsi, anzi! Le cose sarebbero tante, ma a volte basta iniziare da qualche piccolo passo. Ad esempio, la tutela e la valorizzazione della figura del docente, il “magister”: una volta veniva visto come figura autorevole, di esempio, quasi invidiata. Oggi…beh, lasciamo perdere…
5) Alcuni mesi fa, tramite una lettera, una ragazza ha espresso tutto il suo malessere nei confronti degli insegnanti che non vedono le sofferenze degli alunni, non spiegano in modo appassionante, danno voti immotivati su argomenti spiegati in maniera fredda e distante. Secondo lei quale dovrebbe essere il giusto approccio? Ha qualche idea per rendere le lezioni più coinvolgenti?
È questo il lato più difficile ma anche più bello della scuola: non si può rimanere in cattedra e basta, andare avanti con la lezione e creare quel distacco fisico ed emotivo che allontana ancor di più i ragazzi. Loro vedono, ascoltano, percepiscono chi hanno davanti. Capiscono se la persona ama ciò che fa oppure lo vive come un peso, solo per arrivare a fine mese. Quando chiedo ai miei ragazzi ogni mattina “come state”, a loro fa effetto. Un giorno una ragazza mi disse “ci fosse qualcuno che veramente ci chiedesse come stiamo realmente…” e questo mi ha colpito, molto. Se li metti al centro, loro lo notano, lo apprezzano, e ti seguono.
6) C'è un insegnante o un'esperienza scolastica che l'ha particolarmente colpita?
Ho avuto ed ho dei colleghi eccellenti in questo, mentori e di grande esempio. Più di tutti cerco di seguire l’impronta lanciata da grandi figure di riferimento come D’Avenia e Galiano. Ma di esperienze scolastiche che mi hanno particolarmente colpito potrei raccontarne una per ogni giorno: è questo il bello del mio lavoro.
7) Che ruolo gioca la tecnologia? Cosa pensa dell'intelligenza artificiale?
Volenti o nolenti, fa parte della nostra vita. Dobbiamo accettarlo. Ma non con rassegnazione, ma come opportunità, come risorsa. La tecnologia può aiutarci in modi che non immaginiamo. Stessa cosa vale per l’intelligenza artificiale. Non va demonizzata, ma utilizzata, e dobbiamo istruire i ragazzi ad usarla nel migliore dei modi, a loro vantaggio, per stimolare le funzioni cognitive, non solo per “lavorare di meno”. Siamo noi a darle un senso e uno scopo. D’altronde, senza intelligenza naturale, quella artificiale non avrebbe senso.
8) Qual è la scuola ideale?
Quella dove sono. Possiamo rendere ideale ogni realtà in cui siamo catapultati; perché se noi la vediamo così, intorno a noi tutto si trasforma. Almeno questo è ciò che provo a fare nella mia vita, scolastica, privata, relazionale e familiare.
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