L'angolo dell'intervista La tecnologia può essere un muro o un ponte
Per l'intervista di oggi ho scelto una persona carismatica, che ha fatto della sua vocazione sacerdotale una missione per avvicinare il più possibile le persone alla parola di Dio.
È un sacerdote e influencer, noto come il "prete dei social". Con oltre un milione di follower è molto attivo su piattaforme come Instagram, Facebook, TikTok e YouTube, dove condivide riflessioni, messaggi di speranza e contenuti legati alla sua fede. È anche autore di libri, tra cui "Dio è il mio coach".
Ho l'onore di presentarvi don Cosimo Schena, parroco della chiesa San Francesco di Brindisi, che ringrazio per essersi reso immediatamente disponibile a rispondere alle mie domande.
Non c’è stato un lampo improvviso, ma un incontro che ha lasciato un segno profondo. Il mio parroco, con la sua vita semplice e luminosa, è stato la Bibbia che non si legge con gli occhi ma con il cuore. Vederlo ascoltare la gente, pregare senza fretta, consolare senza parole inutili… mi ha fatto pensare: “Se la fede può rendere un uomo così, io voglio scoprire dove porta.” È stato l’inizio di un viaggio che non ho più interrotto, fatto di passi incerti ma sempre guidati da una mano invisibile.
2) Può dirci la gioia più grande e la sfida più difficile che ha affrontato come sacerdote?
La gioia più grande? Guardare una persona rinascere. Vedere negli occhi di qualcuno la luce tornare dopo il buio, sapere che Dio ti ha usato come strumento per accendere quella fiamma. La sfida più dura? Continuare a donare anche quando il tuo cuore è stanco, quando tu stesso avresti bisogno di un porto sicuro. È lì che capisci che non sei tu a sostenere la missione: è Dio che sostiene te.
3) Come si possono avvicinare i giovani alla Chiesa e al messaggio evangelico? Quali sono le principali sfide che la famiglia moderna si trova ad affrontare?
I giovani non vengono attratti da discorsi perfetti, ma da volti veri. Non bisogna “portarli” in Chiesa, ma incontrarli dove vivono, ascoltarli senza giudizio, far loro sentire che il Vangelo parla la loro lingua. Le famiglie oggi combattono con il tempo che manca, con dialoghi ridotti a messaggi rapidi, con valori che rischiano di perdersi. La Chiesa deve tornare a essere un abbraccio: un luogo dove sentirsi accolti prima ancora che corretti.
4) Come può la tecnologia influenzare il rapporto tra le persone e la loro fede?
La tecnologia può essere un muro o un ponte. Può rinchiudere ognuno nel proprio schermo o aprire strade che non esistevano. Ho visto persone ritrovare Dio grazie a un post trovato per caso. Il segreto è usarla non per mostrarsi, ma per far passare un messaggio che arrivi dritto al cuore.
5) Come ha conciliato la sua vocazione sacerdotale tradizionale con il mondo moderno e veloce dei social media?
Non vedo la mia vocazione e i social come due mondi opposti. Il Vangelo è eterno, ma il modo di annunciarlo deve essere vivo, presente. I social sono le piazze del nostro tempo: lì la gente si incontra, si ascolta, si sfiora. E io voglio esserci, per portare lì la luce del Vangelo.
6) Come sceglie gli argomenti di cui parlare nei suoi video e post? Sono legati al Vangelo del giorno, a fatti di cronaca, o a domande che le rivolgono i follower?
Non creo contenuti per riempire un calendario, ma per riempire un cuore. A volte è il Vangelo del giorno, a volte una domanda che ricevo in privato, altre volte un fatto di cronaca che interpella la coscienza. Ascolto molto prima di parlare.
7) In che modo i social media hanno cambiato il suo rapporto con la comunità dei fedeli, sia online che offline?
Mi hanno regalato una comunità senza confini. Persone che non entrerebbero mai in chiesa mi scrivono in privato, raccontano la loro storia, chiedono una preghiera. Spesso, da un messaggio nasce un incontro reale. È come avere una parrocchia diffusa in ogni angolo del mondo.
8) Quali sono le sfide e le opportunità di essere un "sacerdote influencer" in un mondo sempre più secolarizzato?
La sfida più grande è non lasciarsi ingannare dai numeri e restare fedele al Vangelo, anche quando non è popolare. L’opportunità più bella è arrivare dove il pulpito non può arrivare, bussare al cuore di chi non si avvicinerebbe mai spontaneamente.
9) C'è un messaggio che vorrebbe arrivasse a chi la segue, al di là dei singoli contenuti?
Che Dio non è un’idea lontana, ma un Amico vicino. Che non ama “l’umanità” in astratto, ma ciascuno in particolare, proprio lì dove si sente più fragile e inadatto.
10) Scrittura creativa:
scrivere un dialogo tra tre sacerdoti tenendo conto che: uno è dei nostri giorni, uno è del futuro e l'altro è dell'anno Mille. Quindi il parlare e il modo di pensare sono diversi.
Anno Mille: «La mia chiesa è di pietra e la gente teme Dio più della fame. Io proteggo il gregge, perché fuori ci sono i lupi.»
Oggi: «Il mio gregge non ha mura, vive anche dietro a uno schermo. I lupi li vedo meno, ma l’indifferenza fa più danni.»
Futuro: «Il mio gregge abita tra le stelle. Non porto un calice d’argento, ma un cuore che sa pregare in tutte le lingue, anche quelle che ancora non esistono. La missione non cambia: annunciare l’Amore.»
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