Una mamma in sciopero
▶️Cosa succede se in casa una mamma decidesse di non fare più niente? Racconta il motivo per cui si rifiuta di svolgere le sue azioni quotidiane.
👉🏻 L'obiettivo è di mostrare l'importanza della collaborazione e del rispetto in famiglia.
Sarà capitato a tutti di essere pigri di fronte alle richieste di collaborazione in casa...qualche volta l'ho fatto anch'io, quindi vi capisco😉. Però, ragazzi, imparare a fare qualcosa e non rifiutarsi sempre è importante. Rendetevi utili prima che le mamme incrocino le braccia...
Io l'ho pensata così 👇🏻
Una mamma in sciopero
Le loro giornate sono scandite da videogiochi, social media e uscite con gli amici, ma mai da compiti domestici.
Un sabato mattina si verifica l’ennesima scena: la casa sembra un set di un film di barbari con i vestiti sparsi ovunque, piatti e tazze nel lavandino, briciole sul divano, il cane che scodinzola davanti alla porta. Chiedo ai miei figli di darmi una mano, ma le risposte sono sempre le stesse: "Sì, lo faccio dopo, tranquilla", "Sono troppo stanco", "Non ho tempo, mamma".
Quella sera, a cena, annuncio la mia decisione. “Ragazzi, da domani finalmente si cambia. Io non farò più nulla per voi: niente più colazioni, niente più bucato, niente più pulizie, niente più uscite la mattina presto per Fido. Dovrete imparare a cavarvela da soli".
All’inizio pensano che stia scherzando, perché quelle parole le ho dette un'infinità di volte, forse troppe, tant'è che anche il cane sembra guardarmi dubbioso.
Ma la domenica mattina lo scenario è diverso. Il primo ad andare in tilt è Marco che non trova più la maglietta preferita, quella che doveva indossare per uscire. “Mamma, dove l’hai messa?” mi chiede. “Non lo so - rispondo ingenuamente - l’ultima volta che l’ho vista era nel tuo cestino dei panni sporchi".
Anche Giulia ha il suo attimo di smarrimento, le mancano i jeans preferiti e l’armadio è un campo di battaglia...non c’è nulla di pulito da mettere. I miei figli, per la prima volta, si sentono persi. Forse iniziano a capire che il loro "non fare niente" ha delle serie conseguenze.
Dopo una settimana la situazione è quasi comica. Marco cerca di prepararsi una colazione, ma brucia i pancake. Giulia prova a stirare, ma non sa come usare il ferro da stiro. Entrambi mi chiedono aiuto, ma io mi rifiuto categoricamente. “Vi ho mostrato come si fa, ora tocca a voi. Siete grandi abbastanza per imparare a prendervi cura di voi stessi".
I giorni successivi sono addirittura un disastro. Ma un disastro che insegna. Marco e Giulia sono costretti a imparare a cucinare, a lavare i piatti, a tenere in ordine le loro camere. Imparano anche che le cose non si fanno da sole, che il lavoro di un altro, in questo caso il mio, non è gratis e che la pigrizia non porta a nulla di buono.
Pian piano, la casa torna a essere un luogo vivibile, civile. Marco e Giulia fanno i lavori domestici e si suddividono i compiti. "Grazie mamma, ci hai insegnato una lezione importante, a non essere egoisti".
Quello che ho fatto non è stato per punirli, o per prendermi un vacanza, ma per prepararli al mondo. Perché la vita, a differenza della mia casa, non può essere rimessa in ordine con una bacchetta magica o da qualcun altro. E il giorno in cui lasceranno il nido, quando saranno indipendenti, vorrei che fossero pronti. E spero che l’ultima cosa che si ricorderanno di me non sia una cameretta o una casa pulita, ma una lezione di vita.
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