Il sogno continua

Scrivi un racconto in cui il protagonista raggiunge il suo sogno dopo aver superato le proprie paure. Poi dai anche un titolo.

Per questo esercizio di scrittura creativa, devi creare una storia avvincente che segua un arco narrativo chiaro. Ecco gli elementi essenziali da includere:
 * Protagonista: un personaggio ben definito con un sogno ambizioso e un ostacolo che gli impedisce di raggiungerlo.
 * Sogno: descrivi qual è il desiderio più grande del protagonista. Deve essere qualcosa per cui vale la pena lottare.
 * Conflitto Interno/Esterno: la paura deve manifestarsi come un conflitto interno (esitazione, ansia) e/o esterno (situazioni che il protagonista evita a causa della sua paura).
 * Punto di svolta: un evento o una decisione cruciale che spinge il protagonista ad affrontare la sua paura. 
 * Superamento della paura: mostra come il protagonista affronta la sua paura.
 * Realizzazione del sogno: il culmine della storia, dove il protagonista finalmente raggiunge il suo obiettivo.
 * Tema: la storia dovrebbe trasmettere un messaggio positivo sul coraggio, la perseveranza e la capacità di superare gli ostacoli personali.
Assicurati che la narrazione sia coinvolgente, con un inizio, uno svolgimento e una conclusione ben strutturati.

Questo il mio racconto 👇🏻

Il sogno continua 


E fu così che la vittoria era quasi in pugno. 
Dagli spalti il pubblico delle grandi occasioni tifava a gran voce, il rigore avrebbe ribaltato il risultato e Samuel sarebbe riuscito a coronare il suo sogno. Si trovava davanti al portiere, sudato e affannato, con lo sguardo fisso sulla palla. Quanta fatica per arrivare a quel momento, nessuno poteva immaginare i sacrifici fatti e le umiliazioni ricevute. 
Ma, all'improvviso, la sua sicurezza vacillò. "Non ora, non ora - si disse - non qui..."
Ogni pomeriggio Samuel, dopo la scuola, andava ad allenarsi al campo da calcio. Era lo sport che preferiva, che amava, che aveva portato il padre ad essere il campione del mondo. 
Già, il padre, era andato via troppo presto, troppo presto per vedere il proprio figlio crescere e diventare bravo quanto lui. La promessa che Samuel fece quel giorno di cinque anni fa, durante il funerale, fu di diventare come l'amato padre e da allora non trascorse un pomeriggio senza allenarsi.
Il suo coach era un tipo duro, credeva nel buon gioco e pretendeva che i suoi ragazzi crescessero con i veri valori di quella disciplina sportiva. Non amava chi voleva solo farsi notare e non sopportava quei genitori che urlavano incitando, in maniera sbagliata, i figli fuori dal campo. Lì le regole le dettava lui, era ferreo e, per questo, fu soprannominato Mister Iron. Con Samuel costruì un rapporto particolare, non perché fosse il figlio del più grande calciatore al mondo, ma in quanto aveva bisogno di essere stimolato a credere in sé stesso e, soprattutto, voleva aiutarlo nei suoi momenti peggiori, quando si bloccava in campo per i frequenti attacchi di panico.
Molti compagni di gioco lo prendevano in giro per questo, non riuscivano a capire la sua debolezza e Samuel soffriva nel vedersi deriso e messo da parte. 
Mister Iron, invece, giorno dopo giorno cercava di infondergli coraggio e gli urlava di non arrendersi mai di fronte a quelle parole dette per invidia.

Anche Geco, il suo migliore amico, non mancava di sostenerlo e, quando sopravveniva un attacco di panico, andava al suo fianco e gli metteva un braccio sulle spalle. "Vedi quella palla lì? - era solito dirgli - Aspetta solo te, forza...guardala, concentrati e gioca". Quelle parole avevano un effetto magico su Samuel che, una volta ripreso il controllo della sua mente, volava in porta e segnava. Segnava. Segnava. Aveva il piede di suo padre: il suo tiro era infallibile, potente, sicuro.
La sua fronte iniziò a sudare. "Non ora, non ora - ripeteva Samuel a se stesso - forza concentrati". Tra i tifosi si sentirono dei fischi. "Non ascoltarli - gli urlò Geco - guarda la palla e tira come solo tu sai fare". 
Mister Iron, invece, si piazzó proprio nel suo campo visivo e a Samuel per un attimo sembrò di vedere il padre che era lì ad incitarlo e a fare il tifo per lui. "È il tuo momento - urlava il coach - non mollare! Forza ragazzo, lo so che ce la puoi fare!"
Samuel prese la rincorsa e calciò la palla come non mai. Tutti guardavano con il fiato sospeso.
"Goooooollll", la voce del commentatore sportivo ruppe il silenzio. Samuel non credeva ai suoi occhi, ci era riuscito. La squadra corse ad abbracciarlo e fu sollevato in aria. Negli spogliatoi si avvicinò al suo allenatore e, con uno sguardo di intesa, gli disse solo "grazie".
In quel semplice ringraziamento esprimeva tutta la gratitudine possibile...
Samuel dal giorno dopo sarebbe entrato nella nazionale e avrebbe iniziato ad allenarsi per i mondiali di calcio. Suo padre ne sarebbe stato fiero.

(Immagini generate dall'intelligenza artificiale)


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