È solo questione di tempo
▶️Dialogo tra fratelli sul futuro del mondo con un finale a sorpresa. Quali domande e riflessioni possono scaturire dalle loro osservazioni?
👉🏻 Obiettivi:
✔️ Esplorare prospettive diverse: mettere a confronto punti di vista differenti, anche contrastanti, sul futuro.
✔️ Evidenziare i problemi da affrontare: il cambiamento climatico, le disuguaglianze sociali o le sfide economiche.
✔️ Generare domande e riflessioni stimolando il pensiero critico.
✔️ Creare un finale inaspettato che cambia l'intera narrazione.
Questo il mio racconto👇🏻
È solo questione di tempo
"Cosa farai quando il mondo finirà?"
La domanda di Marco mi colse di sorpresa mentre stavo fissando il tramonto dalla finestra della cameretta. Il cielo era rosso, di un rosso così intenso da sembrare infuocato. Già immaginavo cosa stesse pensando mio fratello al riguardo: un presagio negativo che solo lui, con la sua mente un po' troppo futuristica, poteva interpretare in quel modo.
"Che dici? Il mondo non finirà mai", risposi, cercando di sdrammatizzare, ma il suo sguardo era serio.
"Sì che finirà, lo dicono tutti. I ghiacciai si sciolgono, gli oceani si alzano, le foreste bruciano... È solo questione di tempo".
Sospirai, mettendo da parte il libro che stavo leggendo. "Non credo che la fine sarà così apocalittica come la immagini. Forse cambierà, si evolverà, abbi fiducia nell'uomo".
Marco iniziò a pensarci più intensamente, con le mani nelle tasche dei jeans. "E in che modo? Ci ritroveremo a vivere su zattere giganti, circondati da pesci che una volta erano uccelli? O magari la gente inizierà a respirare metano per adattarsi all'inquinamento?"
"Non lo so, Marco, ma non può essere tutto così negativo. Ci sarà sempre la speranza, è a quella che dobbiamo aggrapparci".
"La speranza è solo un'illusione. Il futuro è già scritto e non è un bel romanzo, vedrai..."
Mi avvicinai a lui, avvolgendolo con un braccio. "Non dirlo. Anche se il mondo dovesse cambiare, noi resteremo. E, in qualche modo, ci adatteremo. In fondo, l'uomo è la cosa più adattabile che esista, lo hai dimenticato?"
"Che ne sai? Magari l'uomo è la cosa più distruttiva che esista. Forse è proprio per questo che il mondo sta per finire".
Le sue parole mi colpirono come una secchiata di acqua gelida. Marco aveva ragione: eravamo noi, gli esseri umani, la causa di tutto questo. La nostra avidità, la nostra indifferenza, la nostra sete di potere.
"E se la fine fosse solo l'inizio?" domandò all'improvviso mio fratello, con un tono di voce diverso, quasi sognante.
"Che intendi?"
"E se questo mondo non fosse l'unico? Se, invece di distruggerci, avessimo la possibilità di costruire un'altra realtà? Una che non abbiamo ancora rovinato?"
Lo guardai, confusa. "Un'altra realtà? Stai parlando di un altro pianeta?"
Lui sorrise e tirò fuori qualcosa dalla tasca. Era un piccolo cubo di plastica, con dei bottoni colorati. Lo girò e rigirò tra le dita.
"Non un altro pianeta", disse, e un bagliore azzurro gli attraversò gli occhi. "Un altro mondo. E ho appena finito di costruirlo..."
Marco premette un bottone sul cubo e la mia vista si fece offuscata. Quando la nebbia si diradò, non eravamo più nella stanza di casa nostra ma in un prato, circondati da alberi fluorescenti e da un cielo color indaco.
Marco mi strinse la mano, sorridendo. "Benvenuta nel nostro nuovo mondo".
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