Il volo di Jonathan


▶️ Anche se sono trascorsi diversi anni, il ricordo è ancora ben impresso: il mio giocattolo preferito, quello che accendeva la mia immaginazione, quello che mi faceva sognare era un...

✔️ Continua tu, scavando nel tuo cassetto della memoria, mettendo in evidenza l'importanza e il significato che ha avuto per te quel gioco e se è stato determinante per alcune scelte di vita.

Questo il mio racconto👇🏻
Il volo di Jonathan 

Nella cameretta di Jonathan il sole illuminava una pila di libri accatastati sul comodino. Non erano fumetti o storie di draghi, ma riviste di aeronautica e manuali di volo. All'età di otto anni, Johnny non sognava di diventare un pompiere o un astronauta. Il suo cuore batteva per gli elicotteri. Il loro volo nell'aria, il suono ritmico delle pale che fendevano l'aria, le luci che lampeggiavano come stelle cadenti; per lui, erano pura magia.


La sua più grande passione era l'elicottero telecomandato che aveva ricevuto diversi mesi prima. Lo pilotava in giardino, facendolo volteggiare tra i cespugli di rose della nonna e atterrare con precisione millimetrica sul vialetto di cemento. Non era il classico giocattolo. Aveva un giroscopio per la stabilità, un motore potente e un telecomando con una precisione che lo faceva sentire come il vero pilota di un'operazione segreta. Era il suo piccolo gioiello, il compagno di mille avventure immaginarie.
Le missioni erano sempre in continua evoluzione. A volte, era un pilota di soccorso che salvava persone bloccate in cima a un vulcano in eruzione (un grande cumulo di terra nel giardino). Altre volte, era un elicottero da combattimento che inseguiva un ereo nemico (un foglio di carta lanciato in aria dal suo fratellino).
Gli anni passarono, e il piccolo elicottero rosso e blu, con le sue pale di plastica consumate, fu sostituito da libri di testo, esami, e poi da un'accademia di volo. Il sogno di bambino di Jonathan non si era mai spento, anzi, la sua determinazione si era rafforzata. Mentre gli amici si innamoravano di auto sportive e moto, lui studiava la fisica del volo, i diagrammi di navigazione, la meteorologia.
Il giorno in cui salì per la prima volta su un vero elicottero, sentì un brivido correre lungo la schiena. 

Non era il giocattolo di plastica, ma la sensazione era la stessa. Il suo primo decollo, il primo volo librato, la prima virata. Ogni movimento era un'emozione pura, una conferma che quella era la sua strada, nonostante i momenti di sconforto e di fatica. Ogni volta che sentiva il suono delle pale, ricordava il bambino che era, con le ginocchia sporche d'erba e gli occhi che guardavano il cielo con meraviglia.
Oggi, il nome di Jonathan è ben noto nel mondo dei piloti. È uno dei migliori, conosciuto per la sua audacia, precisione e capacità di affrontare situazioni estreme con calma e lucidità. Le sue acrobazie aeree sono leggendarie, e il suo stile di volo è così inconfondibile che i suoi colleghi lo chiamano "Maverick", come il personaggio di Tom Cruise in Top Gun.
Quando è in volo, con il vento che fischia contro la cabina e il mondo che si distende sotto di lui, Jonathan si sente libero. Nonostante l'adrenalina, la precisione e le responsabilità, a volte si ferma un attimo e si lascia andare a un sorriso. Quel sorriso è per il bambino che, anni prima, volava tra i cespugli di rose con un piccolo elicottero telecomandato, sognando di toccare le nuvole. E lui, quel sogno, l'aveva raggiunto.


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