L'angolo dell'intervista "Vorrei far capire ai ragazzi e alle ragazze che avere una buona padronanza della propria lingua è meraviglioso"
Filini: "Allora, ragioniere, che fa? Batti?"
Fantozzi: "Ma... mi dà del tu?"
Filini: "No, no! Dicevo: batti lei?"
Fantozzi: "Ah, congiuntivo!"
Con questo famosissimo dialogo tra il rag. Fantozzi e il suo collega Filini al campo da tennis vi presento l'ospite di oggi.
Manolo Trinci è uno scrittore, divulgatore e bibliofilo; nel 2015 ha dato vita alla pagina Facebook «GRAM-MODI», interamente dedicata alla lingua italiana. È stato il primo a portare la grammatica su TikTok e ogni giorno parla della nostra lingua a una community composta da oltre trecentomila persone.
Ha pubblicato "Le basi proprio della grammatica. Manuale di italiano per italiani" (2019).
Aggiungo che i video pubblicati da Manolo trattano un argomento considerato spesso noioso o difficile, ma lui ha la capacità e la bravura di trasformarli in contenuti originali e divertenti. Li farcisce anche di ironia (cosa che personalmente mi ha attratto molto seguendolo sui social) pubblicando post, storie e reel che mettono in evidenza gli errori grammaticali più comuni e spiegandone le regole in modo davvero semplice.
Ed ecco che la grammatica diventa più digeribile e utile anche fuori dall'ambito scolastico.
1) Manolo, come è nata l'idea di "Gram-modi" e di divulgare la grammatica sui social? C'è stato un errore grammaticale in particolare a darti l'input?
L’idea me l’hanno data — involontariamente — gli utenti dei social. All’epoca (era il 2015) aprii la pagina di GRAM-MODI proprio perché notavo i tantissimi errori di ortografia presenti negli “stati” e nei commenti. Volevo contrastare l’errore in modo simpatico, dando il mio piccolo contributo senza però essere pedante e, soprattutto, senza fare il “maestrino”. Così mi inventai delle vignette grammaticali ironiche che illustrassero in modo divertente gli errori più comuni: “un po’” con l’accento, “qual è” con l’apostrofo, ma anche il “piuttosto che” usato al posto di “o” o “oppure” — errore che in futuro potrebbe addirittura diventare norma.
Quindi, non un singolo errore, ma diversi sbagli mi spinsero ad aprire la pagina e a dare vita alla mia attività di divulgazione.
2) Cosa significa per te avere costruito una community così vasta e attiva intorno alla lingua italiana? Ti aspettavi questo tipo di riscontro?
È una bellissima sensazione. Le persone mi ringraziano per quello che faccio, sia privatamente sia per strada. Questa è la soddisfazione più grande, perché ti senti utile. Devo ammettere, in tutta sincerità, che non mi aspettavo questo riscontro. Vogliamo bene alla nostra lingua, alla grammatica: anche lei, che scrive e intervista persone, ci tiene all’idioma italico. Ma dobbiamo riconoscere che la grammatica viene ancora oggi vista come qualcosa di noioso, associato alla scuola, a lunghe e infinite coniugazioni imparate a memoria, percepite come poco utili nella vita quotidiana. Diciamo che la parola “grammatica” non evoca in tutti piacevoli ricordi. Ma io, insieme ad altri divulgatori e divulgatrici, siamo qui per dimostrare il contrario.
3) Qual è l'errore grammaticale che non sopporti e perché? E, al contrario, c'è un errore che tolleri o che trovi "affascinante" nella sua diffusione?
Gli errori che non “sopporto” — se si può usare questo verbo per parlare di sbagli che colpiscono tutti — sono decisamente quelli di sciatteria: gli accenti sbagliati o dimenticati, che trovo fastidiosi soprattutto nelle conversazioni private, perché danno l’impressione che non teniamo molto né a ciò che scriviamo né al ricevente del nostro messaggio.
Gli altri errori in generale, invece, li tollero bene (e tollero abbastanza bene anche i miei). La cosa importante — come diceva qualcuno — è commetterne sempre di diversi. Bisogna imparare la lezione e non scoraggiarsi, anche perché, in fin dei conti, tutti proveniamo dall’errore.
4) Spesso i social media sono visti come piattaforme che impoveriscono il linguaggio. Tu, invece, li usi per valorizzarlo. Qual è il segreto per rendere la grammatica "virale" e accessibile a tutti?
Voglio spezzare una lancia in favore dei social. Le piattaforme, e più in generale Internet, hanno permesso a tutti di scrivere, o quantomeno di tornare a scrivere.
Prima di Internet scriveva solo chi lavorava con le parole (giornalisti, insegnanti, scrittori, ecc.); il resto della popolazione, finite le scuole, smetteva quasi del tutto, salvo poche occasioni come scrivere biglietti d’auguri, lettere o cartoline. I social, in questo senso, hanno segnato un cambiamento.
Ovviamente bisogna adattarsi al contesto: in chat o sui social un italiano breve e informale può starci; in contesti più sostenuti, invece, serve un registro linguistico diverso.
Quanto al “segreto”: credo sia quello di non sentirsi mai superiori agli altri, di usare esempi semplici e vicini a tutti, e di non dare nulla per scontato. Spiegare sempre in modo chiaro, quasi elementare, come se avessimo davanti un bambino o un extraterrestre che non sa nulla di ciò di cui stiamo parlando.
5) Oltre alle regole grammaticali qual è il messaggio più importante che vuoi trasmettere sulla lingua italiana?
Vorrei far capire ai ragazzi e alle ragazze che avere una buona padronanza della propria lingua è meraviglioso: riuscire a mettere nero su bianco i propri pensieri in modo lineare, limpido e corretto è soddisfacente. Ma soprattutto, conoscere bene la propria lingua serve nella vita quotidiana: è un ottimo biglietto da visita, sia per scrivere un messaggio amoroso sia per lavorare con i social e far conoscere la propria azienda.
6) In che modo riesci a trovare il giusto tono e approccio per non sembrare pedante o, al contrario, troppo superficiale?
In questi anni di divulgazione ho cercato di semplificare le mie lezioni registrando video brevi, spesso agganciandomi all’attualità. Ovviamente, il rischio di sembrare pedanti o superficiali quando si parla di grammatica e linguistica in pochi minuti c’è sempre.
Spero di non esserlo mai stato. Bisognerebbe chiederlo ai miei seguitori.
7) Come vedi il rapporto tra i giovani e la lingua italiana in un'epoca dominata dagli anglicismi e dalla comunicazione rapida? Sei ottimista o preoccupato?
Bisogna essere ottimisti, soprattutto per quanto riguarda la lingua. L’italiano, come confermano anche linguisti e linguiste, nonostante ciò che si dice, gode di ottima salute. Neologismi e forestierismi ne sono la prova.
Tra l’altro, ricordiamolo: gli anglismi nella nostra lingua sono il 5% circa, e molti di questi spariscono con il tempo. Pensiamo, ad esempio, ad alcuni anglismi nati durante il periodo del Covid: quanti ne usiamo oggi? Pochissimi. Diciamo ancora “smart working” (che, tra l’altro, non è neppure un vero anglismo), ma “lockdown”, ad esempio, è praticamente sparito.
8) Secondo te in che modo la scuola dovrebbe interagire con gli studenti? Quali sono le riforme più valide da adottare?
Io non insegno, ma dall’esterno — in punta di piedi e rispettando il lavoro di tutti e tutte — il mio personalissimo pensiero è questo: punterei sulla personalizzazione dell’insegnamento, con metodi didattici più flessibili e a misura di studente; rafforzerei le competenze digitali, oggi fondamentali; rivedrei voti e valutazioni, privilegiando “feedback” frequenti e personalizzati che tengano conto delle difficoltà, del percorso e della crescita individuale.
9) "Mens sana in corpore sano": è ancora valido questo detto? Come spiegarlo alle nuove generazioni?
È validissimo. Da sempre la cura dell’uno influisce sull’altro, positivamente o negativamente. Bisognerebbe spiegare ai ragazzi e alle ragazze che prendersi cura di sé, diventare la versione migliore di sé, permette di vivere appieno la propria esistenza e di avere rapporti migliori con gli altri, con i nostri obiettivi e con ciò che ci circonda.
10) Scrittura creativa: crea un breve dialogo tra un professore del 1400, uno della nostra epoca e un docente del 2500 sull'uso del verbo 'disquisire' (ognuno dovrà usare il linguaggio della propria epoca).
Docente del 1400:
«Maestri, nell’arte del ragionare, sovente noi adoperiamo la favella per disquisire: essa denota il ponderare con giudicio le ragioni e le sentenze de li uomini dotti.»
Docente del 2025:
«Oggi, invece, usiamo il verbo “disquisire” soprattutto in senso ironico. Per esempio, potrei raccontare a una collega che ho passato la serata con un amico a disquisire di calcio davanti a una pizza e una birra.»
Docente del 2500:
«Nella nostra epoca il termine non è in uso. Non adoperiamo più l’imperfetto orifizio per scambiare dati con altre forme di vita: l’intelligenza artificiale comunica con noi attraverso un chip installato nel nostro grande processore. Ci fornisce opzioni predefinite per lo scambio di dati, scegliamo quella adatta, e con due rapidi battiti di ciglia — il nostro “invio” — i dati migrano da un chip all’altro.»
Commenti
Posta un commento