Un campeggio da ricordare
▶️ Qualcosa va storto durante la tua vacanza in campeggio.
Racconta questa avventura, anche inserendo dei dialoghi, e mettendo in evidenza i tuoi stati d'animo.
👉🏻 Alcuni suggerimenti
✔️ Puoi iniziare la storia con un senso di grande aspettativa: "Finalmente siamo al campeggio ...ci divertiremo"
✔️ Poi, puoi introdurre l'elemento che fa "andare storto" la vacanza, tipo una tenda che si strappa a causa del vento, o qualcosa di più complicato, come una tempesta improvvisa, la perdita di un oggetto importante, un incontro inaspettato con un animale selvatico, o un problema con l'attrezzatura.
✔️ I tuoi stati d'animo: questa è la parte più importante. Inserisci nel racconto le tue emozioni e i tuoi pensieri, mostrando come reagisci alle difficoltà.
😀 Entusiasmo e spensieratezza
😰Ansia e frustrazione
😱 Paura: se la situazione si fa seria (ad esempio, se vi perdete o se la tempesta si intensifica)
😌 Determinazione e sollievo
✔️ I dialoghi: rendono la storia più viva e dinamica.
Ecco il mio racconto 👇🏻
Un campeggio da ricordare
Una settimana all'aria aperta, di quelle che piacciono a me: sole, alberi, verde, aria pulita e dormite in tenda. Finalmente avevo trovato la vacanza perfetta, un po' di relax vero...ma con un finale con il botto.
Vi racconto.
I primi tre giorni erano letteralmente volati tra escursioni, pesca nel lago, partite di pallone.
La sera io, mio fratello Michele e i nostri amici Sara e Leo, ci ritrovavamo a ridere intorno a un fuoco scoppiettante, a raccontare storie di fantasmi sotto un cielo stellato, a mangiare marshmallow. Ma il terzo giorno cambiò tutto. Il fischio del vento mi svegliò, un suono penetrante che non era il bellissimo, armonioso cinguettìo degli uccelli delle mattine precedenti. Mi raggomitolai più stretta nel sacco a pelo, sperando che fosse solo un brutto sogno, però la pioggia che picchiava forte contro il tetto della tenda mi confermò che era la realtà.
E potevo dire addio alla mia vacanza in campeggio!
L'avevo immaginata in modo totalmente diverso. Invece, siamo stati sorpresi da un temporale così violento che anche i nostri adorati marshmallow si erano trasformati in una poltiglia appiccicosa.
"Ehi, ti sei svegliata anche tu?" La voce di mio fratello Michele mi spaventò.
"Già. Che tempo da incubo, vero?"
Una lampo illuminò l'interno della tenda, sembrava mezzogiorno.
"Sì - rispose - e non riesco neanche a trovare il mio telefono, devo averlo perso ieri sera mentre eravamo qui fuori".
Uscimmo dalla tenda per cercarlo, ma la tempesta aveva lasciato il campeggio in un disastro. I rami spezzati erano sparsi ovunque, le foglie fradice e il fango appiccicoso non ci permettevano di camminare bene. I nostri amici avevano già smontato la loro tenda, la pioggia li aveva costretti a rifugiarsi nell'antro di una caverna lì vicino. Sara ci salutò con una espressione sul viso molto stanca, mentre Leo, abbastanza deluso e arrabbiato, come dargli torto, cercava di asciugare i suoi vestiti inzuppati.
Mentre li guardavamo, una luce abbagliante mi colpì il viso. "Cos'è quella luce?"
Puntammo la torcia nella direzione da cui proveniva. Era una scia luminosa, quasi fosforescente, che si allontanava in profondità nel bosco.
"Seguiamola!"
"Sei matto? Non possiamo andarcene da soli nel bosco".
"Andiamo, è la nostra unica possibilità di vivere un'avventura", disse mio fratello.
Ci addentrammo tra gli alberi bagnati, guidati dal debole bagliore. A un certo punto, Michele inciampò in un tronco scivoloso e la torcia volò via, spegnendosi. Eravamo immersi nel buio totale.
"Ora sì che siamo nei guai", mormorai.
"Shhhh..."
Continuammo a camminare, la pioggia cessò di cadere e il bagliore diventava sempre più luminoso. "Saranno extraterrestri", pensò ad alta voce Michele...quel credulone, non smetteva di prendermi in giro, dopo aver visto il film di ET, pensava che ci fossero esseri strani ovunque.
Poi, un suono ci fece sussultare. Era come un cinguettìo di un uccello, ma era troppo acuto, troppo forte. Guardammo in alto, verso il cielo.
C'era una luna, ma non era la luna che conoscevamo. Era di un verde fosforescente, che illuminava la radura e i nostri visi. E il cinguettìo continuava.
No, non era un uccello. Era il cellulare di Michele, appeso a un ramo, sopra le nostre teste, che squillava e squillava.
Tornammo al campo, completamente fradici. I nostri amici ci guardavano in modo strano.
"Michele, hai trovato il tuo telefono, finalmente!"
"Sì, era appeso a un ramo. Non so come ci sia arrivato".
Mi guardò e io non dissi nulla, non volevo alimentare la sua fantasia e fargli fare una figuraccia (il telefono era stato portato lì da un uccello... è un segreto, non diteglielo).
Il campeggio era andato storto, ma allo stesso tempo, era andato anche bene. Perché non sempre le cose migliori sono quelle che ci si aspetta. A volte, il vero divertimento arriva solo quando si esce dagli schemi.
Eravamo partiti per una vacanza che da perfetta si era trasformata in disastro e, alla fine, qualcosa di strano, di "extraterrestre", come diceva Michele, aveva dato quel non so che di diverso a tutto.
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