Un sogno irrealizzabile?

▶️Qual è un sogno che ti piacerebbe realizzare, anche se sembra impossibile, e che ti dia la spinta giusta per metterti in gioco?

👉🏻 Punti chiave:
 ✔️ scelta del sogno: quello più significativo per te, qualcosa che ti stia a cuore
✔️ descrizione del sogno 
✔️ spiega perché questo sogno è così importante per te e perché sembra irrealizzabile. Non si tratta solo di ostacoli pratici (mancanza di denaro, di tempo, ecc.), ma anche di paure, insicurezze o barriere emotive
 ✔️spiega il motivo per cui per realizzarlo cambierebbe la tua vita

Ricorda che l'obiettivo è quello di esplorare e dare voce a un desiderio profondo. 

Il mio racconto 👇🏻

Un sogno irrealizzabile?

Pur essendo amici da una vita, Stefano e Cristina erano estremamente diversi, un'accoppiata che nessuno si sarebbe aspettato.
Lui metodico e pragmatico, con un'infinità di progetti mai finiti sulla scrivania e una tendenza a calcolare ogni rischio. 


Lei un uragano di idee, un'artista nel caos, che dipingeva i muri del suo minuscolo appartamento con colori vivaci e non seguiva mai una ricetta alla lettera.


Nonostante tutto erano l'uno il porto sicuro dell'altra.
Da anni, le loro vite si erano mosse su binari paralleli: Stefano con il suo lavoro in un'agenzia pubblicitaria che lo annoiava a morte, Cristina con i suoi lavoretti saltuari come illustratrice freelance. Il loro rito serale, un bicchiere di vino rosso e patatine sul divano, era diventato il momento per lamentarsi delle proprie esistenze. 
"Quando avremo il coraggio di mollare tutto, di realizzare uno dei nostri sogni?" si chiedevano a turno, senza mai crederci davvero.
Ma quella sera qualcosa era cambiato. 
Decisero di dare finalmente una svolta alla loro vita e tentare l'impossibile. Cosa esattamente, non lo sapevano ancora. L'unica certezza era che lo avrebbero fatto insieme. Nei giorni successivi, la loro casa si trasformò in un cantiere di idee. La lavagna in cucina fu ricoperta da mappe concettuali, elenchi di pro e contro, e disegni caotici di Cristina. Stefano portò un computer portatile e si mise a fare ricerche su tutto: dall'apertura di un caffè letterario a Barcellona, alla pubblicazione di materiali turistici.


Il sogno più folle, quello che faceva brillare gli occhi di entrambi, era sempre lo stesso: aprire un'attività che unisse le loro passioni. Stefano con il suo amore per i numeri e la pianificazione, e Cristina con la sua creatività. Poi arrivò la vera svolta: una scatola di vecchie fotografie, trovata per caso in soffitta, diede loro la risposta giusta. Erano foto analogiche dei viaggi fatti insieme, stampate in bianco e nero e conservate in una scatola di latta. Ognuna raccontava una storia, un momento, un'emozione.
Fu Cristina ad avere l'illuminazione. "E se facessimo rivivere la fotografia analogica?" propose con voce entusiasta. "Un laboratorio dove la gente può non solo sviluppare le proprie foto, ma imparare a vederle, a raccontare storie con le immagini".
Stefano, inizialmente scettico, si lasciò contagiare. La sua praticità si unì all'estro di Cristina e il progetto prese forma: un "atelier di fotografia creativa". Lo avrebbero chiamato "L'Attimo fuggente". Stefano si occupò del business plan, delle licenze, dei costi. Cristina, invece, disegnò il logo, l'arredamento, e ideò i workshop: "Ritratto di una città", "Senza posa: l'arte del quotidiano", "Il viaggio interiore".

Fu una corsa contro il tempo: Stefano dovette imparare a lasciarsi andare, a fidarsi di un'idea che non poteva essere calcolata al centesimo; Cristina dovette imparare a rispettare le scadenze e a non perdersi nel caos creativo. 
Il giorno dell'inaugurazione, lui era pallido per la tensione e lei rideva, nervosa. La porta si aprì e un'ondata di persone riempì il piccolo locale, attirata dalla musica, dalle stampe in bianco e nero appese alle pareti e da quel profumo di chimici e carta bagnata che a loro sapeva di futuro.
Un uomo anziano, con la barba bianca e un'antica Leica al collo, si avvicinò a Stefano. "È un bel coraggio, ragazzi - disse, sorridendo - restituite un'anima alle fotografie. La gente non è più abituata a vederne una e le nuove generazioni non sanno neanche della loro esistenza".
Stefano non seppe cosa rispondere. Si limitò a stringergli la mano, la gola stretta dall'emozione.
Mentre la giornata si concludeva, e le luci del negozio si spegnevano, Cristina si sedette accanto al suo amico. Lo guardò, i suoi occhi che brillavano. "Lo abbiamo fatto," sussurrò, e in quelle due parole c'era tutta la loro storia. Non avevano solo aperto un'attività, avevano dato una svolta alla loro vita realizzando un sogno.


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