Una app per il cambio di abitudini
▶️Crea una lista delle tue abitudini sbagliate e fanne un racconto in prima persona.
👉🏻 Obiettivo: scrivere un breve racconto autobiografico dove, con auto-ironia, descrivi come le tue abitudini peggiori influenzano la tua vita quotidiana.
La mia storia 👇🏻
Una app per il cambio di abitudini
Alvin, 16 anni, aveva una strana passione per le liste. Non quelle della spesa o delle cose da fare, ma liste di abitudini sbagliate: le sue, quelle dei suoi amici, persino quelle dei professori. Si era accorto che la sua generazione era intrappolata in un ciclo di piccoli, dannosi errori: ore infinite passate a fare scrolling sui social media, compiti lasciati all'ultimo minuto, notti insonni passate incollati ai videogiochi.
Il problema, secondo lui, era che nessuno aveva la forza di volontà necessaria per cambiare. Era come un muscolo che non veniva mai allenato. Una sera, guardando il suo ennesimo video su YouTube, ebbe un'illuminazione.
Iniziò a lavorare a un'idea che chiamò AbitAI.
Il suo principio era semplice ma rivoluzionario: l'app avrebbe creato una sorta di "gioco" basato sulle abitudini giuste. Invece di punire per i gli errori, avrebbe premiato per i successi, con un sistema di punti e livelli per rendere il cambiamento una sfida divertente.
Ne parlò con la sua migliore amica, Marta, e lei inizialmente lo prese in giro. "Sei serio, Alvin? Pensi davvero che un'app ci farà smettere di guardare video di gatti?"
Alvin non ascoltò la risposta, era troppo concentrato di fronte al computer a digitare codici. I suoi genitori lo vedevano lavorare giorno e notte, spesso senza capire cosa stesse facendo. La sua stanza era un caos di fogli e tazze di caffè, ma nella mente regnava un ordine perfetto. La parte più difficile fu creare un'intelligenza artificiale abbastanza intelligente da capire i bisogni e abbastanza "umana" da non sembrare un robot. L'app doveva essere un'amica, non un giudice.
Dopo mesi di lavoro estenuante, la versione beta di AbitAI era pronta. La provò lui per primo. Iniziò con piccole sfide: studiare per 30 minuti senza distrazioni, mettere via il telefono un'ora prima di dormire, fare una passeggiata di 15 minuti. All'inizio fu difficile.
Il suo telefono era come una calamita, ma il sistema di punti e i piccoli "complimenti" dell'app lo tenevano motivato. Presto, si ritrovò a provare un senso di soddisfazione che andava oltre il punteggio.
Una volta che si sentì pronto, la condivise con gli amici più stretti. Marta fu la prima a usarla. "Dai, non ho nulla da perdere", gli disse. Iniziò a usarla per finire un progetto di chimica che le sembrava infinito. Ogni volta che faceva un passo avanti, l'app le mandava una notifica scherzosa, tipo: "Brava, hai battuto la pigrizia! +10 punti". In poche settimane, finì il progetto e si accorse che non aveva più la sensazione di stress che aveva sempre avuto.
La voce si diffuse. Presto, tutta la scuola parlava di AbitAI. Iniziò a ricevere messaggi da ragazzi e ragazze che lo ringraziavano. Chi aveva smesso di rimandare i compiti, chi aveva iniziato a leggere un libro al mese, chi aveva finalmente imparato a suonare la chitarra. Alvin si rese conto che non aveva solo creato un'app, ma aveva dato ai suoi coetanei uno strumento per riprendere in mano le proprie vite, un'abitudine alla volta.
Il giorno in cui il preside lo chiamò nel suo ufficio pensò di essere nei guai, forse per aver usato il Wi-Fi della scuola per l'app. Invece gli fece i complimenti e gli propose di presentare la sua creazione a una conferenza tecnologica per giovani inventori.
Alvin si sentì orgoglioso, ma il vero premio lo ebbe quando vide la sua amica Marta che, invece di guardare un video su YouTube, era seduta a un tavolo della biblioteca a leggere un libro, con un sorriso sereno sul volto. Aveva vinto la sua battaglia, non per i punti o per i complimenti dell'app, ma perché aveva capito che il vero potere di AbitAI non era l'algoritmo, ma la possibilità di credere in sé stessi.
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