18 anni, ma non troppo responsabilmente

▶️ Prima di scoprire cosa è successo alla mia nuova protagonista, fermatevi un attimo.
Pensate al momento esatto in cui spegnerete la 18a candelina. L'aria è piena di coriandoli o di responsabilità?
Vi lascio una challenge creativa: scrivete una brevissima scena (massimo 10 righe) su:
qual è la prima cosa "da adulti" che volete fare legalmente (non vale guidare l'auto di papà!).
Cosa vi spaventa di più del giorno dopo (i mille pensieri sulle bollette, la lavatrice, o svegliarsi presto?).

Lasciate qui sotto la vostra "visione maggiorenne" e poi tuffatevi nella storia di Syria!

Il mio racconto 👇🏻
18 anni, ma non troppo responsabilmente 

Diciamocelo subito ragazzi: i 18 anni non sono il biglietto d'oro che ci hanno venduto. Li definirei la data di scadenza della propria ignoranza legale e io, Syria, l'ho scoperto tra un mojito analcolico e la quinta storia postata su Instagram.
​Ero bellissima nel mio vestito di raso azzurro. Il locale vibrava tra le hit del momento e flash di smartphone. Tutto perfetto.
​Poi è arrivato il momento della torta. Un’enorme Red Velvet con su scritto, in gelatina scintillante: "Finalmente responsabile".

​Mentre tutti cantavano a squarciagola "Tanti auguri", a me non è venuto in mente il fidanzato, né la patente, ma...le bollette da pagare. E la dichiarazione dei redditi. Il bollo. Oddio, devo imparare a stirare, a riempire i bollettini postali...
Il panico è arrivato come un post sponsorizzato inaspettato. Ho spento le candeline e, invece di un desiderio, ho lanciato un SOS mentale: sono ufficialmente un'adulta che non sa fare una lavatrice senza restringere un maglione di cashmere.
​La mia migliore amica, Anita, mi ha dato una pacca sulla spalla. "Sei emozionata per il futuro?"
Mi sono sforzata di sorridere. "Certo! Non vedo l'ora di... firmare contratti e avere appuntamenti dal commercialista". L'ho detto con lo stesso entusiasmo di chi sta per fare un tampone faringeo...
​Poco dopo, lo zio Beppe mi ha regalato un libretto di assegni. "Per iniziare bene," mi ha detto con un occhiolino.
L'ho guardato come un reperto archeologico. "Grazie, zio. Lo userò per... disegnare".

​Il reality check è scattato in bagno. Mi sono guardata allo specchio. Ero sempre io. Stessi jeans strappati sotto il vestito (perché comfort first), stessa playlist di Spotify in testa, stesso livello zero di competenze burocratiche.
Ho preso il telefono, ho registrato una storia: "Sono maggiorenne. Se mi vedete in giro con un completo e una valigetta, chiamate subito mia madre. Sono stata rapita".
Ho riso, un po' sollevata. La verità è che il 'grande cambiamento' non arriva con la mezzanotte. Non ti trasformi in una donna in carriera con un taglio a caschetto e l'abitudine di bere tisane. Sei ancora tu, con solo qualche responsabilità in più (e l'ansia che puoi comprare legalmente gli alcolici, ma non hai ancora i soldi per un drink decente).

​Ho messo il mio libretto di assegni nella pochette, tra le chiavi di casa e un pacchetto di gomme da masticare, accanto al foglietto per il cambio merce del regalo sbagliato.
Essere maggiorenni è una complicazione divertente. La paura c'è, è legittima, ma per ora può aspettare. Può aspettare almeno fino a quando non finisce questa fetta di torta buonissima. E il futuro? Basta non pensarci prima di mezzogiorno.
PS: Grazie zio Beppe. Gli assegni sono tornati utili per una lista della spesa epica.


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