Il coraggio

▶️Cosa non deve mai mancare per te nella vita: il coraggio, l'entusiasmo, il buonsenso, l'intraprendenza? Inventa una situazione in cui usi una di queste qualità per raggiungere uno scopo.

Il mio racconto 👇🏻(ispirato da una storia vera)
Non fermarsi mai

Se c'è una cosa che non deve mai mancare nella mia vita, è il coraggio.
Non il coraggio di chi sfida il pericolo, ma la forza interiore di non permettere che una condizione di salute limiti i miei sogni. È il coraggio di dire: "So che è difficile, so che è rischioso, ma io voglio viverla, questa vita, fino in fondo". È questo che trasforma le paure in energia per l'azione.

Vi racconto cosa mi è successo lo scorso anno.
A venticinque anni, la mia vita aveva un ritmo che non poteva cambiare: quattro ore di dialisi, tre volte a settimana. Ero legato a un macchinario e il calendario delle cure era l'unica vera mappa della mia esistenza. Mentre gli amici parlavano di weekend last minute, io dovevo pianificare tutto con largo anticipo.
Un giorno, ho visto un documentario sull'Islanda: cime di vulcani, cascate immense e il fantastico cielo vibrante. In quel momento, ho capito il mio scopo: dovevo raggiungere quell'aurora boreale e dimostrare che potevo viaggiare, nonostante la dialisi.
L'impresa non era semplice. Ho speso mesi a fare ricerche, a chiamare cliniche internazionali, a studiare i protocolli sanitari. Ho dovuto affrontare lo scetticismo di alcuni medici, che vedevano solo i rischi. Ma il mio coraggio era testardo: ho trasformato la paura di sbagliare nella scrupolosità della preparazione.
Ho organizzato la valigia sapendo di non portare solo vestiti, ma anche l'intero kit della mia sopravvivenza.

Quando sono atterrato a Reykjavík, l'impatto è stato forte. La prima settimana ho dovuto lottare contro la stanchezza cronica e le differenze logistiche nei centri dialisi locali. Mi sentivo solo e vulnerabile.
La vera prova del fuoco è arrivata dopo dieci giorni. Un problema tecnico mi ha costretto a spostare la mia seduta in una clinica a centinaia di chilometri, in un fiordo isolato. In quel momento, avrei potuto mollare, tornare a casa e dire: "Ci ho provato".
Invece, sono salito su un fuoristrada a noleggio, con la neve che iniziava a cadere. Guidare per ore, sapendo che la mia salute dipendeva dalla puntualità, è stato l'atto di coraggio più grande. Ma mentre attraversavo quel paesaggio vulcanico e sublime, ho capito: la mia vita non era più definita dalla malattia, ma dalla mia scelta di andare avanti.
Sono arrivato alla clinica in tempo, ho completato la sessione e, quella sera stessa, ho visto l'aurora che danzava nel cielo scuro. Il coraggio mi aveva ripagato con il mio traguardo più grande. Sono tornato a casa non come un paziente, ma come un viaggiatore che ha saputo riscrivere la sua mappa.

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