Il grande passo

▶️ Tutti noi abbiamo una paura che ci blocca in un momento importante. Per questo esercizio, scrivi di te, usando la metafora del "mostro silenzioso".
L'obiettivo è raccontare in prima persona come lo hai o potresti affrontarlo.
Qual è la tua paura più grande in questo momento? Descrivila: che forma ha quando ti blocca e quali sono le frasi negative che ti ripete?
Cosa o chi ti aiuta a resistere? Qual è la frase che dici a te stesso in quel momento cruciale, che ti spinge ad agire nonostante la paura?Descrivi il momento in cui decidi di agire. Cosa succede al tuo "mostro silenzioso" quando fai quel primo passo?
Scrivi la tua storia di coraggio. Ricorda: vincere non è essere perfetti, è fare il primo passo.

Ecco la mia storia 👇🏻
Il grande passo

​Clara aveva addosso il vestito blu e argento, pronta a pattinare, ma la sua testa era in tilt. Era terrorizzata, bloccata su un unico pensiero: il Doppio Axel. Quel salto chiedeva calma assoluta, ma lei era nel panico totale.
​Durante l'ultima prova, era stato un disastro. Prese la rincorsa, la lama sibilò. Si irrigidì. Nonostante si urlasse di saltare, sentì il corpo farsi pesantissimo. Si sbilanciò e atterrò malissimo. CRACK! Il tonfo fu sordo. Non era il dolore fisico, ma l'umiliazione di sbagliare sempre. Non riusciva a uscirne.

Si tirò su subito, con le guance in fiamme per la rabbia. La sua allenatrice, Sofia, provò a chiamarla, ma Clara vedeva solo il vuoto che le cresceva nello stomaco. Il Doppio Axel era il suo incubo, le aveva rubato la gioia del pattinaggio. L'umore crollò; la leggerezza sul ghiaccio si trasformò in una fatica enorme. Quella notte, Clara non chiuse occhio.

Alle 3:17 del mattino, bombardava la sua amica Lisa con messaggi: "Non posso farcela, ti giuro. Voglio fingere un infortunio... La gente aspetta che cada, e io cado. Dimmi cosa devo fare, ti prego!" La nausea le prendeva lo stomaco. Lisa rispose subito: "Ehi. Stop. Fai tre respiri. Non scappi. La gente vuole vedere il tuo volo. Ricorda perché pattini. Ti voglio bene. Adesso chiudi gli occhi e pensa alla lama sul ghiaccio, non alla caduta". Le lacrime le bagnarono il viso, ma l'ansia non se n'era andata.

Il giorno del galà, il vestito blu le sembrava una trappola. Voleva solo scappare. "Mancano cinque minuti," sentì, e si sentì crollare. Poi arrivò Sofia. Si sedette e le prese le mani fredde. La sua voce era dolcissima: "Quella porta ti porta solo sulla tua isola di ghiaccio. Sei sola, e non devi provare niente a nessuno. Sei già una vincente. Adesso vai e divertiti. Vola".
Quelle parole le diedero una scossa. Clara annuì e si alzò.
Fece il suo ingresso. I riflettori l'hanno investita, ma il rumore del pubblico svanì. Il cuore batteva forte, ma nella testa aveva solo le parole della coach: "Voli".

​Clara cominciò a pattinare. Non sentiva più il corpo pesante, ma era leggera come una piuma. Il vestito brillava. Le lame disegnavano curve eleganti. Ogni passo era un respiro, un atto di libertà.
​Arrivò il momento cruciale: il Doppio Axel.
​Non pensò alla tecnica, ma solo alle parole di Sofia. Spiccò il salto. L'aria non fu più pesante, ma spazio. Riuscì a girare perfettamente e atterrò solida.
​Evviva! Ce l'aveva fatta!
Un sorriso vero le riempì il viso. La musica finì, e il pubblico la sommerse di applausi. Non aveva vinto una medaglia, aveva vinto la sua paura.

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