Il volo sbagliato
▶️ I tuoi amici hanno prenotato il volo per la vacanza, ma tu hai una paura folle di volare. L'unica soluzione è un viaggio lunghissimo in treno e nave, che ti farà arrivare in ritardo. Cosa inventi per spiegare agli amici la tua partenza da solo? E come la sfortuna degli altri in aeroporto rende il tuo viaggio 'lento' la cosa più furba della vacanza? Racconta la storia in prima persona con un tono divertente.
Ecco la storia 👇🏻e il mio protagonista
Il volo sbagliato
"No. Assolutamente no. Non se ne parla."
Dissi questa frase ad alta voce, fissando il biglietto aereo virtuale sul mio telefono. I miei amici avevano prenotato, senza chiedere cosa preferissi. "Partenza venerdì, 6:00 del mattino, solo due ore di volo!" aveva scritto Marco. Due ore che per me erano l'equivalente di una settimana di terapia intensiva.
La mia fobia per l'aereo non era un segreto, ma a quanto pareva era considerata un "hobby" da ignorare. L'ultima volta sull'aereo avevo stretto la mano di uno sconosciuto con una forza tale che, probabilmente, aveva avuto bisogno di un fisioterapista. Non potevo farlo di nuovo, era angosciante.
Mandai un messaggio al gruppo. Volevo sembrare rilassato, ma le mie dita tremavano. "Ragazzi, un piccolo cambio di programma. Ho deciso di dare un tocco 'slow travel' alla vacanza. Treno e poi nave. Arrivo il giorno dopo, ma porto la chitarra e le provviste per la grigliata. Così avete la musica live garantita e la dispensa piena".
Ci fu un attimo di silenzio. Poi, la risposta geniale di Andrea: "Aspetta. Niente limiti sul peso del bagaglio sul treno? Porta anche il materassino gonfiabile gigante a forma di fenicottero che non entra in valigia. Affare fatto, artista".
Ecco la mia salvezza: la promessa di un fenicottero gonfiabile.
Il giorno della partenza, salii sul treno rilassato e tranquillo.
Ero sdraiato, sorseggiando un caffè, mentre immaginavo i miei amici sudare tra i controlli di sicurezza. Il viaggio era lungo, ma la tranquillità non aveva prezzo. Arrivai al porto e mi imbarcai sul traghetto, godendomi il sole.
Quando finalmente ero quasi arrivato, ricevetti una videochiamata. C'erano tutti e tre, seduti in quello che sembrava un bar dell'aeroporto, con le facce lunghe.
"Amico, tu non ci crederai," cominciò Marco con la voce affaticata. "Il nostro volo è partito senza di noi".
"Cosa? Perché?"
"Quel genio di Andrea," intervenne Mario, indicandolo con un bicchiere vuoto, "ha stampato l'orario di un altro volo per sbaglio e siamo arrivati tardi al gate. L'hanno chiuso cinque minuti prima che arrivassimo".
Andrea si difese con un gesto della mano. "Ero stressato dal traffico! Eravamo vicini! Adesso dobbiamo aspettare il prossimo volo utile, che è dopodomani. La nostra vacanza è a rischio".
Scoppiai a ridere. Il mio panico per l'aereo mi aveva fatto partire con ventiquattro ore di anticipo, trasformandomi nell'unico arrivato puntuale.
"Quindi," dissi, con un tono da eroe, "adesso il fenicottero gonfiabile, la chitarra e l'unica persona lucida del gruppo sono qui. Cosa vi porto da bere?"
A volte, la paura è solo un metodo molto contorto per assicurarsi di arrivare in tempo e godersi il viaggio, mentre gli altri si auto-sabotano. E in più, portavo il fenicottero. La vera vittoria.
E tu, avresti avuto il coraggio di scegliere la strada più lunga pur di evitare la tua paura? O avresti affrontato l'aereo, sperando nel meglio? Scrivilo nei commenti!
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