L'angolo dell'intervista Bruno Cirillo: "Insegnare cinema significa insegnare a pensare con le immagini, non solo a produrle"

Avete mai pensato al dietro le quinte di un film, di una produzione cinematografica, di una pubblicità o di un videoclip? Chi è che cura tutti i particolari, trasformando un'idea astratta in emozione visiva?
Oggi ho il piacere di ospitare e presentarvi proprio la figura che guida questo processo: Bruno Cirillo, regista, produttore e docente di cinema originario di Pompei (20 luglio 1983).
​Esperto in tecniche audiovisive, è il fondatore della Dorado Production Srl (2018), casa di produzione che lo vede spaziare con successo tra cortometraggi pluripremiati (come Tu m’uccidi, o crudele!) e progetti supportati dal Ministero della Cultura.
​Il suo lavoro tocca anche il mondo della musica, dove è la mente visiva dietro i tour di Edoardo Bennato, è coinvolto nel documentario su Riccardo Cocciante e ha diretto videoclip per artisti come Ivana Spagna, Maria NazionaleSal Da Vinci e Serena Brancale.
​La sua carriera vanta collaborazioni con attori del calibro di Michele Placido, Peppe Servillo e Alessandro Preziosi. Nel campo pubblicitario, ha firmato spot per brand come NH Hotel Luxury, Bluespirit, Morellato, Sorbino e altri marchi italiani di moda e lifestyle.
Bruno Cirillo condivide la sua profonda convinzione anche come docente: ​"La visione è la più grande forma di libertà che un artista possa avere".
​Scopriamo insieme il suo approccio tra la tecnica, l'emozione e la verità nel linguaggio universale del cinema.


1) Bruno, quanto è importante essere fantasiosi? Come definisci la fantasia nel contesto del tuo lavoro di regista e produttore? È evasione, ispirazione, o qualcos'altro?
La fantasia, per me, non è evasione ma una forma di visione. È la capacità di guardare oltre ciò che esiste e di dare forma a qualcosa che ancora non c’è. Nel mio lavoro di regista e produttore è una bussola invisibile: senza fantasia non ci sarebbe intuizione, né la voglia di rischiare per creare.
È un linguaggio interiore che ti spinge a cercare sempre nuove prospettive, nuove storie e nuovi modi per emozionare.

2) Nel tuo lavoro, il "motore" è la fantasia o la tecnica? In che modo la tieni allenata?
Sono entrambe essenziali, ma la fantasia è il motore, mentre la tecnica è la strada su cui quel motore può correre. Puoi avere tutta la tecnica del mondo, ma senza immaginazione
resti fermo. La tengo allenata osservando: guardo la realtà come se fosse un set, anche nelle cose più quotidiane. Mi piace farmi sorprendere, ascoltare, viaggiare, e soprattutto
insegnare — perché spesso sono proprio gli studenti a darmi nuove prospettive, a farmi “allenare lo sguardo”.

3) Come si incoraggia la fantasia in una troupe o in un team di produzione? È una qualità che si può insegnare ai tuoi studenti?
La fantasia si incoraggia con la fiducia e la libertà. In una troupe, come in un’aula, cerco sempre di creare un clima dove chiunque possa proporre, anche sbagliando.
Credo che la fantasia si possa allenare, non insegnare: il mio compito è creare le condizioni giuste perché possa emergere. Ai miei studenti dico sempre che la fantasia non è “fare cose
strane”, ma trovare un modo nuovo di raccontare la verità.

4) Puoi descrivere il momento in cui una sceneggiatura o un'idea musicale si trasforma in immagini nella tua mente? È un processo che prende piede gradualmente o è un'illuminazione improvvisa?
È una combinazione di entrambe. C’è sempre un momento di “scintilla”, quasi un’immagine che nasce dal nulla, ma poi entra in gioco la costruzione: i dettagli, la luce, il ritmo. Di solito tutto inizia con una sensazione — una musica, un volto, un colore — e da lì si sviluppa la visione completa. Quando le immagini cominciano a muoversi nella mia mente, capisco che la storia è pronta per nascere.

5) Come si usa la fantasia (ad esempio, nella regia) per dare maggiore impatto emotivo a una storia vera (come quella dei migranti), mantenendo il rispetto per la realtà?
Il rispetto per la realtà è sacro. La fantasia, in questo contesto, non serve a “romanzare”, ma a
rendere più profonda l’esperienza emotiva. Cerco sempre di umanizzare, di entrare nel silenzio dei personaggi, nei loro sguardi, nei loro respiri. La fantasia è lo strumento che permette di dare empatia e voce a chi spesso non ce l’ha, senza mai tradire la verità.

6) Quali sono stati i registi, gli scrittori o gli artisti che ti hanno più influenzato nel modo di "scrivere" per immagini?
Sicuramente Christopher Nolan, per la struttura e la precisione con cui orchestra tempo e realtà. Martin Scorsese per la potenza visiva e la capacità di far convivere dramma e umanità.
E Quentin Tarantino, che ha trasformato la narrazione in un atto di libertà assoluta. Ma mi ispirano anche artisti meno convenzionali, come gli artigiani dei presepi napoletani  capaci di dare vita a mondi interi dentro pochi centimetri di legno e terracotta.

7) Osservando le nuove generazioni e l'uso crescente di tecnologie e IA, ritieni che la fantasia e la creatività negli adolescenti siano a rischio? Se sì, in che modo un'arte come il cinema o il videomaking può servire da 'scuola' per la creatività?
In parte sì, credo che ci sia un rischio: oggi tutto è immediato, e questo può indebolire la pazienza che serve per creare davvero. La tecnologia è uno strumento straordinario, ma se non è guidata da un pensiero, resta vuota.
Il cinema e il videomaking insegnano la complessità: che ogni scelta ha un peso, che un’inquadratura può cambiare un’emozione,
che dietro ogni immagine c’è una decisione.
Insegnare cinema significa insegnare a pensare con le immagini, non solo a produrle.

8) Qual è l'importanza di investire e credere nel talento delle nuove generazioni? Cosa cerchi in un giovane scrittore o regista? 
È fondamentale. Il talento dei giovani è una forma di energia pura, va coltivato e sostenuto.
Quando incontro un ragazzo che ha una visione, anche confusa, ma sincera, mi interessa molto più di chi ha solo tecnica. Cerco autenticità, la capacità di raccontare con verità, anche con
ingenuità, ma con coraggio.
Il resto — la tecnica, le regole, i metodi — si imparano col tempo.

9) Qual è il tuo consiglio per aiutare i giovani creativi a trovare e mantenere la propria originalità (o "voce unica") nell'attuale mondo della creatività?
Direi: non cercate di piacere a tutti. Viviamo in un mondo dove tutto è omologato, e il rischio è
confondere l’originalità con la visibilità. L’unicità nasce dal percorso, dai fallimenti, dalle porte chiuse in faccia. La voce autentica si forma quando impari a difendere la tua visione anche quando nessuno ci crede.
Io stesso sono cresciuto così: credendo in me, anche quando non lo faceva nessun altro.

10) Scrittura creativa: scrivere, sotto forma di un breve dialogo, il contrasto tra la "fatica creativa" di un adolescente che usa una tecnologia analogica del passato e il "vuoto creativo" di un giovane che oggi si affida completamente alla facilità di uno strumento digitale.

TITOLO: “Il tempo di un’idea”
Luca (1999) – seduto davanti a una vecchia videocamera MiniDV, nastro tra le dita:
«Ogni volta che sbaglio devo riavvolgere tutto, rivedere, riscrivere, riprovare. È lento, ma quel tempo… mi fa pensare. Mi fa capire cosa voglio davvero raccontare.»
Tommy (2025) – davanti a un tablet, sfiora lo schermo senza distogliere lo sguardo:
«Io invece cancello con un tocco. Se non mi piace, rifaccio. Subito. Non perdo tempo.»
Luca
«E se fosse proprio quel tempo a darti l’idea giusta?»
Tommy
Alza lo sguardo, confuso: «Forse… ma non saprei. Le idee oggi vengono già fatte dagli altri. Io le scelgo, non le creo.»
Luca
Sorride malinconico: «Allora non ti manca la tecnologia. Ti manca l’attesa.»

Commenti

  1. Ho avuto il grande piacere e l’onore di lavorare con un regista e produttore di straordinario talento. Un vero maestro nel suo campo, capace di trasformare ogni progetto in un’esperienza unica fatta di passione, dedizione e visione artistica. Collaborare con lui è stata una crescita personale e professionale che porterò sempre con me.

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    1. Il piacere è stato tutto mio. Grazie per le bellissime parole.

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  2. Buongiorno, Giovanna. Aver avuto un 'maestro' come lui è stato sicuramente un punto fermo nel suo percorso. Sono guide importanti per la propria formazione e crescita.

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