L'angolo dell'intervista Edoardo Zedda: "Non aspettare che gli altri diano valore alla tua identità per sentirti valido"

C'è chi usa le parole per costruire un racconto, e chi usa la propria vita per scriverne il copione. Edoardo Zedda, 20 anni, non è solo un creator; è un attivista transgender che ha trasformato il dolore, il bullismo e la burocrazia in una storia di resistenza vera e diretta.
​Edoardo dimostra che l'autenticità è un qualcosa di potente, cambiando la timidezza iniziale in forza che usa per lanciare messaggi sui social, soprattutto su TikTok, e sul palco del musical "Cliché", a fianco di artisti come Katia Follesa, Angelo Pisani, Paolo Camilli e Virna Toppi.
In questa intervista, andiamo dietro le quinte del suo percorso, scoprendo i suoi segreti per non mollare mai. Approfondiremo la sua quotidianità, la scelta di adottare l'ironia per farsi capire, e di come difende i suoi confini online.
​Questa è una conversazione sulla verità. Sull'attesa. Sul coraggio di esistere pienamente.
​Preparati a conoscere Edoardo Zedda: l'artista che sta scrivendo la prossima decade della sua vita con un solo, inequivocabile titolo: "Oggi sono io".

Ringrazio tanto Edoardo per avermi parlato di sé con grande generosità e verità.


1) Edoardo, benvenuto sul mio blog. Vorrei iniziare chiedendoti una riflessione in merito al tuo cammino.
Guardando al ragazzo che ha subìto bullismo e all'attivista che sei oggi, quanto è stato determinante il percorso di auto-accettazione nella costruzione della persona che sei diventato?
Per anni ho cercato di adattarmi alle aspettative degli altri, subendo bullismo e vivendo un forte senso di smarrimento ed inadeguatezza. 
Il processo di riconoscimento di me stesso, lento e complesso ma necessario, mi ha permesso di trasformare quel dolore in consapevolezza.

2) Sei un punto di riferimento importante e il tuo messaggio spazia su temi cruciali come la salute mentale e il sostegno alla comunità. Cosa significa per te essere un 'attivista digitale' oggi e, tra i tanti argomenti, come scegli i temi che porti sui tuoi canali?
Essere un attivista digitale oggi è strano: hai la possibilità di raggiungere migliaia di persone, ma basta una parola mal detta per attirare a sé uno shitstorm.
La scelta dei contenuti avviene in base a ciò che vivo e alle domande che ricevo online.
Se vedo dieci messaggi sulla stessa difficoltà, allora capisco che serve parlarne. Ogni tanto mi diverto a "seguire qualche trend", ma il mio obiettivo rimane quello di fare informazione.

​3) Hai dimostrato grande resilienza nel tuo percorso. C'è un meccanismo o una strategia che hai sviluppato per trasformare le esperienze negative o difficili in una vera e propria forza personale e costruttiva?
Credo molto nel potere della rielaborazione. 
La strategia che uso più spesso è chiedermi: "Cosa posso imparare da questa esperienza dolorosa?". Mi ripeto che non è successo per caso, che posso farci qualcosa. Non sempre ci riesco però.

​4) Sui social, la vita può apparire patinata. Quali sono le sfide o gli aspetti meno visibili e più faticosi del tuo lavoro di creator digitale e come gestisci la pressione di dover essere sempre "online"?
Sul web sembra tutto perfetto, ma la realtà è che ci sono giornate in cui non ho voglia di mostrarmi. Per tutelarmi, ho stabilito confini chiari: momenti offline, giorni in cui sparisco senza giustificarmi. Se non voglio parlare, posso non farlo. La presenza digitale funziona solo quando si protegge prima quella personale.

​5) Hai portato la tua storia anche a teatro con il musical 'Cliché'. Quali sono le differenze che hai riscontrato nel raccontarti sul palco rispetto ai social media e quali progetti artistici o lavorativi sogni di realizzare in futuro?
​Raccontarmi a teatro, con 'Cliché', è stata un'esperienza profondamente diversa rispetto ai social. Sul palco c'è un contatto diretto, emotivo, quasi fisico con il pubblico: non puoi editare, non puoi ripetere. È una forma di vulnerabilità che richiede coraggio, ma che restituisce un'energia difficilmente replicabile online. Per il futuro, mi piacerebbe continuare a lavorare su progetti che uniscano narrazione personale, arte e divulgazione: sia nel digitale sia dal vivo.

6) Quanto è importante il ruolo della famiglia e degli amici nel tuo benessere quotidiano? Sei soddisfatto della rete di supporto che hai costruito intorno a te?
La mia famiglia non ha mai avuto un ruolo di supporto emotivo nella mia vita…ho dovuto trovare da solo il modo di gestire le mie emozioni. Ora appoggiano la mia transizione e sono contento di questo, ma non hanno alcun ruolo relativo al mio benessere. I miei amici sono meravigliosi, mi sento fortunato ad averli nella mia vita.

​7) Hai spesso denunciato le difficoltà che riguardano la burocrazia italiana. Qual è la maggiore frustrazione che provi verso l'inerzia o gli ostacoli istituzionali che riguardano i diritti della comunità LGBTQIA+?
La frustrazione più grande? La sensazione di essere sempre in attesa.
In attesa di documenti, in attesa di risposte, in attesa che qualcuno si accorga che dietro la "burocrazia" ci sono vite vere che non possono permettersi di aspettare anni. Fa male quando ti rendi conto che per lo Stato esisti a metà, mentre tu stai lottando per esistere del tutto. 
Quando un diritto diventa un percorso a ostacoli, perde la sua funzione.

​8) Quando non sei impegnato sui social o in progetti, quali sono le tue passioni o i tuoi hobby che ti permettono di staccare la spina e ricaricare le energie?
Solitamente mi ricarico cantando o guardando documentari di ogni tipo. Amo anche guidare da solo, urlando a squarciagola le mie canzoni preferite!

​9) Molti giovani, sia LGBTQIA+ che non, vedono in te un modello. C'è un consiglio universale che daresti ai tuoi coetanei riguardo all'autenticità e al coraggio di essere se stessi, indipendentemente dal giudizio degli altri?
Il consiglio più onesto che posso dare è coltivare l'autenticità a piccoli passi. 
L'autenticità non è un premio che ottieni, è una scelta quotidiana. Basta iniziare a vivere in modo un po' più allineato a ciò che si sente. Non aspettare che gli altri diano valore alla tua identità per sentirti valido.

10) Esporsi sui social significa inevitabilmente affrontare gli haters. Qual è la tua strategia principale per gestire i commenti negativi e non farti condizionare nel tuo attivismo?
In realtà non li gestisco. Io cerco di trasmettere queste informazioni a chi non conosce, ma se si è ostili per principio, il commento non merita considerazione.

11) Gran parte del tuo pubblico è giovane. Quali accorgimenti usi per comunicare in modo chiaro ed efficace messaggi complessi (come i diritti o la salute mentale) al pubblico di adolescenti?
La comunicazione con un pubblico giovane deve essere chiara, inclusiva e verificata. Cerco sempre di tradurre concetti complessi in un linguaggio ironico e coinvolgente. Quando parlo di temi delicati come salute mentale o identità, ricordo sempre che non sono un professionista e indirizzo verso risorse affidabili. 
Penso che la credibilità di un creator si misuri anche dalla sua capacità di riconoscere i propri limiti.

12) Scrittura creativa 
Se potessi dare un titolo al libro che racconta la prossima decade della tua vita, lo intitoleresti (continua tu...spiegando, in breve, anche il motivo)
Se potessi dare un titolo al libro che racconta la prossima decade della mia vita, lo intitolerei “Oggi sono io”.
Lo sceglierei perché sento che i prossimi dieci anni saranno un percorso di integrazione.
Un decennio per ritrovare completezza, non solo cambiamento.
































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