L'angolo dell'intervista I photogenici: "Prendiamo spunto dalle commedie italiane degli anni ’80 e ’90. Ma quelli che ci hanno influenzato di più sono De Sica e Verdone"
Li ho trovati per caso su Instagram e, vedendo i loro video, non ho resistito alla voglia di farveli conoscere! C'è qualcosa di stimolante nell'energia che sprigionano e nel modo in cui riescono a rendere un loro stile sempre fresco e in linea con i temi del momento.
Preparatevi a conoscere meglio un duo che fa della satira il suo cavallo di battaglia: un mix esplosivo che sta conquistando il web!
I Photogenici è il marchio che sigilla l'esaltante collaborazione tra l'attore palermitano Marco Iannitello e il regista riminese Michele Abbondanza.
Questa coppia è nata per caso sul set, ma ha conquistato il web con sketch satirici che fondono l'esperienza attoriale (tra Distretto di Polizia e Il giovane Montalbano per Marco) con l'abilità registica e teatrale di Michele.
Prendendo ispirazione dalle grandi commedie italiane anni '80 e '90 (Verdone e De Sica in testa), la loro forza sta nell'ironizzare sull'attualità e sulla vita quotidiana, spesso con un occhio alla Romagna, terra adottiva e d'origine, che fa da perfetto sfondo al contrasto comico tra l'indole siciliana di Marco e quella romagnola di Michele.
Dopo successi virali e web-serie (come La Casa di Piada), oggi I Photogenici evolvono la loro comicità in reel rapidi, parlando di quarant'anni, stipendi e del complesso rapporto genitori-figli, con l'obiettivo di strappare una risata e lasciare un piccolo spunto di riflessione. Presto li vedremo anche in teatro.
1) Come e quando è nata l'idea di formare un duo comico e qual è stata la motivazione che ha dato il via a “I Photogenici”?
Michele: l’idea è nata per caso. Circa un anno prima di fondare il duo, la video agency Caimani – Produzione Video, di cui sono socio fondatore, doveva realizzare un format di sei brevi puntate per una catena di cinema: una sorta di guida istruttiva per gli spettatori, trasmessa prima dei film. Il format prevedeva due protagonisti, così abbiamo chiamato Marco per interpretare uno dei due. L’altro attore non riuscivamo a trovarlo, e il mio socio mi ha chiesto se potevo farlo io, vista la mia esperienza attoriale. Da lì è partito tutto. Le puntate da sei sono diventate dodici, e la gente iniziava a fermarci per strada perché ci vedeva sugli schermi del cinema. Ci chiedevano: “Ma come si chiama il vostro duo?”
Così è nata l’idea di diventare I Photogenici.
2) C’è una storia particolare o un aneddoto divertente dietro la scelta del nome?
Marco: nulla di troppo ricercato o spettacolare. Avevamo buttato giù una lista di una decina di nomi, e sono stato io a insistere per “I Photogenici”, anche se Michele non era troppo convinto!
3) Quali sono i vostri riferimenti comici o gli artisti che vi hanno influenzato di più all’inizio della carriera?
Marco e Michele: sicuramente prendiamo spunto dalle commedie italiane degli anni ’80 e ’90: da Renato Pozzetto a Enrico Montesano, da Gigi & Andrea a Jerry Calà. Ma quelli che ci hanno influenzato di più sono senza dubbio Christian De Sica e Carlo Verdone.
4) Michele è di Rimini, Marco è di Palermo. Quanto le vostre origini e il legame con la Romagna influenzano i vostri personaggi e la satira dei vostri sketch?
Marco: Michele mi definisce un “Gypsy”, perché sono nato a Palermo, ma da giovane mi sono trasferito a Roma per fare l’attore. Poi ho mantenuto un piede in Toscana, dove vivevano i miei genitori, e infine sono approdato a Rimini, dove vivo ormai da tanti anni.
Michele: giusto… purtroppo al momento è qui in pianta stabile (ride). Comunque sì, almeno all’inizio i nostri sketch sono stati fortemente influenzati dalla Romagna e dalla gente che vediamo tutti i giorni.
5) Come lavorate insieme? Chi scrive, chi dirige, o è tutto condiviso?
Michele: col tempo è cambiato anche il nostro modo di lavorare. All’inizio i testi li scriveva l’amico Simone Bertozzi, che ha partecipato alla nascita dei Photogenici. Poi li adattavamo al nostro stile. Oggi invece scriviamo tutto insieme, io e Marco.
Marco: per quanto riguarda regìa e montaggio se ne occupa Michele, anche grazie alla sua esperienza con spot e produzioni video. Io, al massimo, metto i sottotitoli (ride).
6) Ricordate il vostro primo video che è diventato virale? Qual era il tema e che reazione ha suscitato in voi?
Marco: appena fondato il duo, abbiamo girato due video: uno sulla politica e uno sulle discoteche della Romagna. Dovevamo capire quale direzione prendere. Del secondo non eravamo troppo convinti e quasi non volevamo pubblicarlo. Alla fine l’abbiamo fatto uscire: il primo ha avuto buoni risultati, ma il secondo è esploso — solo su Facebook ha superato le 300 mila visualizzazioni in poco tempo. Da lì abbiamo capito che la strada giusta era quella di parlare della Romagna e di Rimini, ironizzando sul cambiamento della città dagli anni ’80 a oggi.
Michele: sì, il primo video raccontava proprio questo: il personaggio di Marco tornava a Rimini dopo quindici anni e trovava una città completamente diversa. Il mio personaggio cercava di spiegargli che Rimini ha anche altro, oltre alle discoteche. Certo, una cosa che non è cambiata è la piada… anche se oggi la fanno pure senza strutto (ride).
7) Quando avete capito che il vostro stile stava funzionando e che il pubblico del web vi seguiva davvero?
Michele: quando, alla presentazione di un film di Fabio De Luigi, un gruppo di ragazzi ha preferito fare la foto con noi! (ride)
Marco: scherzi a parte, l’abbiamo capito quando ci arrivavano messaggi di persone che dicevano “il vostro video gira in tutte le chat!”, oppure quando la gente ci fermava per strada.
8) Qual è stata la sfida più grande nel passaggio dal live ai contenuti per il web?
Michele: in realtà veniamo da due percorsi diversi. Marco ha sempre lavorato come attore per cinema e fiction; io ho fatto qualcosa tra cinema, spot e teatro, quindi la parte live è nelle nostre corde. Ma il web è un altro mondo: i tempi comici cambiano, e il livello di attenzione del pubblico è molto più basso.
9) Come è evoluto il vostro modo di fare comicità nel tempo?
Marco: gli argomenti dei nostri video cambiano con noi. Una volta parlavamo di discoteche, oggi di genitori e figli, dei quarant’anni, dello stipendio, della partita IVA… insomma, siamo invecchiati! (ride) Anche la durata dei video è cambiata: prima facevamo clip da 2-3 minuti, a volte anche 4, con una storia che si evolveva. Oggi, soprattutto su TikTok, hai pochi secondi per catturare l’attenzione: se non capiscono subito di cosa parli, ti scrollano via. Il nostro format attuale sono reel che non superano il minuto.
10) Qual è il messaggio o l’emozione che sperate di lasciare dopo un vostro sketch?
In questa serie di video sul rapporto genitori-figli, ci colpisce vedere quanti genitori si ritrovino nelle situazioni di cui ironizziamo. Speriamo che facciano riflettere entrambi: i genitori, a essere un po’ meno apprensivi, e i figli… magari a rispondere ogni tanto un po’ meglio!
11) Avete un sogno nel cassetto o un progetto che sperate di realizzare?
Marco: stiamo preparando uno spettacolo dal vivo, siamo circa al 70% della scrittura. Torneremo un po’ alle origini, parlando della Romagna e soprattutto di Rimini.
Michele: uno dei miei sogni, lo dico chiaramente, sarebbe essere presi in giro dalla Gialappa’s.
12) Scrittura creativa – un breve dialogo nei vostri dialetti (Rimini e Palermo)
Marco (siciliano): Miché, mio figghiu parla cchiù cu ‘u telefonu ca cu mia! (Mio figlio parla più con il telefono che con me)
Michele (romagnolo): E mi fiul an parla propri! Sboffa! (Mio figlio non parla proprio... sbuffa!)
Marco: Ah, ma quannu sbuffa è già comunicazione! U mio mancu t’alza l’occhi: pensa di parlari cui poteri mentali!
Michele: Sai quand l'è l'unica volta 'c parla?… quand a gh’serve i sold o la Wi-Fi! (Sai qund'è l'unica volta che parla?...quando gli servono i soldi o il wi-fi!)
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