L'angolo dell'intervista Vittoria Sardo: "Il mio sogno più grande al momento è quello di essere in SIX THE MUSICAL per interpretare una delle mogli di Enrico VIII"

Professionista del musical completa, diplomata in danza a Londra e laureata con lode in Musical Theatre a Bologna. Oggi vi presento Vittoria Sardo, una performer che definisce la sua presenza scenica con tre forze vitali: FUOCO – la passione ardente che la muove – SOGNO – il desiderio di bambina che si rinnova ogni sera – e RESPONSABILITÀ nel lasciare un messaggio al pubblico. Ha portato questa energia in grandi tour italiani come Grease, Anastasia, e soprattutto in Chicago, dove ha interpretato Annie e la cover di Velma Kelly, un ruolo che era il suo "dream role". 
La sua professionalità si è estesa fino al Teatro dell’Opera di Roma con West Side Story nel ruolo di Rosalia. Il suo percorso è fatto di sacrifici e di viaggi estenuanti, ma la sfida più grande per lei è mantenere la massima energia e costanza nelle lunghe repliche. Affronta i "no" del mestiere ridimensionando le delusioni, sapendo che non misurano il suo valore. Sebbene sia nata e cresciuta in Sicilia, è a New York che sente di aver trovato la sua vera casa. Fuori dal palco, i suoi hobby inaspettati includono leggere, cucinare, ricamare e scrivere canzoni. 
Il suo prossimo grande obiettivo è il musical SIX. Agli adolescenti di oggi, il suo consiglio è vitale: "Andate a teatro, ascoltate musica, leggete. L’arte è ovunque!"


1) Se dovessi usare tre parole che non siano 'attrice', 'ballerina' o 'performer' per definire l'energia o l'impulso che porti sul palco - quella caratteristica unica che ti rende Vittoria Sardo - quali sarebbero, e perché le hai scelte?
FUOCO - perché quella che mi spinge e mi muove è una passione ardente per questo mestiere che mi fa emozionare. È ciò che mi fa superare stanchezza e insicurezze.
RESPONSABILITÀ - perché come per tutti i lavori - con delle differenze - anche l’attore ha la responsabilità di raccontare una storia e di lasciare un messaggio. L’energia deve essere veicolata per esprimerlo al meglio.
SOGNO - perché ogni sera per me è come vivere un sogno che immaginavo da bambina e che speravo un giorno si sarebbe realizzato.

2) Hai fatto musical famosi come Flashdance e Chicago. Qual è il personaggio che ami di più e perché?
Ho avuto l’opportunità di calarmi in diversi ruoli, vicini e lontani da ciò che sono io nella vita. Forse quello a cui sono più affezionata proprio per le circostanze in cui mi è capitato è Velma Kelly in Chicago. È un personaggio molto difficile, più grande di me, complicato a livello emotivo. E’ sempre stato uno dei miei dream role! 

3) Qual è la cosa più difficile del tuo lavoro, tra ballare e recitare?
È riuscire a farlo con costanza e responsabilità tutti i giorni mettendoci sempre la massima energia e cura. Fare uno spettacolo una volta “è facile” ma tenere lo stesso livello performativo e di attenzione quando hai una tenitura lunga è la cosa più complessa.

4) Essere in tournée o fare tante repliche è stancante? Cosa ti pesa di più?
Fare tante repliche è sicuramente stancante ma anche stimolante perché ti mette costantemente nelle condizioni di poter imparare sempre qualcosa in più sullo spettacolo e sui personaggi. Forse tenere la vita in una valigia e sui treni per molti mesi è la cosa più stancante. A volte ti manca casa.

5) C'è un ruolo o uno spettacolo che sogni di fare in futuro?
Moltissimi, ma per chi mi conosce, lo sa, il mio sogno più grande al momento è quello di essere in SIX THE MUSICAL per interpretare una delle mogli di Enrico VIII (non importa quale). 

6) In Flashdance, fai Alex Owens. Come ti sei preparata per essere così grintosa come lei?
E qual è il momento di Flashdance che preferisci fare sul palco?
Ho cercato di esprimere e trovare tutto il carisma che Beals aveva nel film: trovare da dove arriva quella sua forza e determinazione. Mi sono allenata molto per arrivare pronta ad affrontare un ruolo così complicato a livello fisico! 
Forse uno dei momenti che mi carica di più è sul finale, primo atto, poco prima dell’iconica scena dell’acqua quando sento che tutto il pubblico è in trepidazione, in attesa della “doccia” e io sono sulla sedia in silhouette pronta a ballare!

7) In West Side Story facevi Rosalia. È stato difficile capire un personaggio di un'altra cultura e un altro tempo (gli anni '50)?
È sempre difficile immedesimarsi in un personaggio vissuto in un’epoca tanto lontana dalla tua, ma l’importante è fare ricerca e tentare di capire al meglio come funzionasse il periodo storico di riferimento e il perché certe dinamiche sociali avvenissero in quel modo!

8) Il tuo percorso artistico ti ha portata a vivere e lavorare in diverse città tra Sicilia, Londra, Bologna e persino sulle navi da crociera. Tra tutti questi luoghi, qual è quello in cui ti senti davvero a casa, e cos'ha di speciale che gli altri non hanno?
Sono nata a Caltanissetta e ci ho vissuto fino ai 18 anni. Poi mi sono trasferita a Bologna e, dopo la laurea, ho viaggiato moltissimo! Il posto in cui dopo tanti viaggi mi sono sempre sentita a casa è New York. L’ho avvertito subito la prima volta che ci ho messo piede. E’ il mio posto nel mondo. 

9) Cosa fai quando non lavori? Hai degli hobby "segreti"?
Tantissimi! Mi piace molto leggere, cucinare, ricamare e scrivere canzoni!

10) Hai un film o una canzone che ti carica particolarmente in questo periodo?
Where is My Husband! Di Raye!

11) Quanto è importante per te parlare con i fan su Instagram? Qual è il messaggio più bello che hai ricevuto da chi ti segue?
E’ importantissimo! Rispondere ai messaggi di
stima che mi arrivano è il minimo gesto che io possa fare per ringraziare le persone di seguirmi e supportarmi. Ne ricevo molti ma quando, specialmente dei ragazzi più piccoli, mi scrivono di vedere nei miei video e nel mio lavoro la spinta per perseguire questa carriera anche loro, mi riempie il cuore di orgoglio!

12) Per avere successo, hai dovuto rinunciare a qualcosa di importante? Qual è il tuo consiglio per affrontare le delusioni o i "no" nel percorso scolastico o lavorativo?
Il successo vero è ancora lontano e lo sto costruendo pian piano! Questa è una carriera fatta di alti e bassi ma io mi godo questo bel momento che sto attraversando. 
Sin da quando ero piccola ho sempre studiato per fare questo mestiere con estrema dedizione e determinazione quindi sì, negli anni, ho rinunciato a tante cose per perseguire questo sogno: gite scolastiche, uscite con gli amici, feste! E continuo a doverlo fare perché molto spesso facendo questo mestiere sei sempre impegnato durante le feste comandate, mi sono persa matrimoni, compleanni ma chi conosce questo mestiere e sa quanto io lo ami capisce!
I “no” purtroppo fanno parte del percorso. Tutto il nostro mestiere gira attorno al giudizio degli altri e, siamo onesti, non possiamo sempre piacere a tutti (nella vita come nel lavoro) e non sempre siamo giusti per tutti i progetti! Bisogna ridimensionare le delusioni e rendersi conto che non sono una misura del nostro valore artistico ma sono sintomo di dinamiche produttive, visive che vanno oltre noi come persone!

13) Se potessi dare un solo consiglio agli adolescenti di oggi, quale sarebbe?
Andate a teatro, ascoltate musica, leggete. L’arte è ovunque!

14) Scrittura creativa 
Concludiamo con un piccolo gioco.
1. Riordina e completa (La scena perfetta)
Riordina queste quattro parole per formare una frase di senso compiuto e poi aggiungi una breve conclusione (massimo 10 parole).
PALCOSCENICO - LUCI - LE - FANNO - EMOZIONARE
PALCOSCENICO: LE LUCI FANNO EMOZIONARE E APRONO LA PORTA DEL CUORE.

2. Continua la frase (L'imprevisto)
Completa la frase che segue, pensando al palcoscenico e all'imprevisto:
Durante uno spettacolo, se mi dimentico una battuta, la prima cosa che faccio è... (continua tu)
...riconnettermi con l’emozione del personaggio per riprendere la concentrazione.







Commenti

Post popolari in questo blog

L'angolo dell'intervista Gli adolescenti "devono ricominciare a rompere le scatole, una buona volta. Devono fare i giovani".

L'angolo dell'intervista Francesco Di Fiore: "Quando si tratta di musica divento un’altra persona. La mia creatività è dettata dalle mie esperienze personali"

L'angolo dell'intervista Bruno Cirillo: "Insegnare cinema significa insegnare a pensare con le immagini, non solo a produrle"