L'angolo dell'intervista Jacopo Ottonello: "La mia musica oggi è più calma, più profonda e più mia"
Ci sono storie che colpiscono perché sono estremamente sincere. Quella di Jacopo Ottonello è una di queste. La sua passione per il canto e la musica è nata fin da piccolo, tra i viaggi in auto ascoltando i grandi cantautori e il momento in cui, alle scuole elementari, ha iniziato a studiare la chitarra: lo strumento che gli ha cambiato la vita.
Un percorso fatto di sogni culminato nel 2019 con la finale di Amici, un’esperienza intensa che gli ha regalato l'affetto del grande pubblico. Ma la sua musica oggi racconta anche quello che è successo dopo: i momenti difficili della pandemia, la realtà di un lavoro quotidiano come operatore ecologico e la forza di rimboccarsi le maniche senza mai mollare.
In questa intervista Jacopo si racconta senza filtri. Non parliamo solo di successi, ma di cosa significa restare se stessi quando i riflettori si spengono. Dalla scelta di essere un artista indipendente alla sua evoluzione vocale, Jacopo ci porta nel suo nuovo viaggio: una voce più "vissuta", un cuore consapevole e il desiderio di restare sempre autentico.
Direi un blu profondo, quello che vedi quando ti fermi un attimo e respiri. È un colore calmo, ma pieno di movimento sotto la superficie. Mi rappresenta oggi: più consapevole, ma ancora in viaggio.
2) Molti ti conoscono come cantante (finalista di Amici 2019), ma hai anche lavorato come operatore ecologico. Come è cambiata la tua musica dopo questa realtà?
Essere un operatore ecologico mi ricorda ogni giorno che nessuno ti deve niente e che la vita è fatta anche di persone che si svegliano all’alba e vanno avanti lo stesso.
Mi ha tolto un po’ di leggerezza, ma mi ha dato una sincerità nuova e questa sincerità ora finisce dritta nelle mie canzoni.
3) Quando scrivi un testo, cosa ti emoziona di più: la rima perfetta o riuscire a spiegare un sentimento complicato?
Mi emoziona quando riesco a dire qualcosa che non sono riuscito a dire a nessuno, nemmeno a me stesso.
La rima giusta la senti, ma il colpo allo stomaco arriva quando metti nero su bianco un’emozione che provavi da tempo senza capirla.
4) Quando ti senti bloccato, qual è il tuo trucco per far ripartire la creatività?
Di solito quando mi blocco è perché sto pensando troppo. Quindi smetto. Esco, vado a correre, poi torno, parlo con qualcuno, guardo la gente, ascolto un rumore.
La creatività per me torna quando smetto di cercarla forzatamente.
5) Quali sono i benefici e gli ostacoli della scelta indipendente?
Il bello è che faccio davvero solo la musica che sento mia.
Niente filtri, niente pressioni.
Il difficile è che devo fare tutto: produzioni, video, promozione, conti.
A volte è pesante, ma ho la fortuna di aver trovato un team di poche persone, ma super, che credono in me e con grande professionalità mi supportano e consigliano in tutto.
6) Qual è stato il momento esatto in cui hai capito che la musica era la tua vita?
Non c’è stato un fulmine.
È stato quando, anche nei giorni più bui, la musica era l’unica cosa che non riuscivo a mettere da parte.
Ho capito che era casa, non un hobby.
7) In che modo senti che il tuo sound e la tua voce si sono evoluti da "Amici" a oggi?
Prima ero più “perfettino", più educato, più attento a fare le cose nel modo giusto e basta.
Adesso invece voglio sentire e trasmettere.
La mia voce l’ho scoperta davvero solo ora: più sporca, più vissuta.
La direzione è questa: niente "maschere", solo Jacopo.
8) Una curiosità: avere un cognome già noto nel settore (Giulia Ottonello, vincitrice della seconda edizione) ti ha dato uno stimolo in più?
Non ho mai fatto caso a questa coincidenza, quindi non ci ho mai pensato.
Gli stimoli non li ho da queste cose ma dalle sensazioni e dalle emozioni che provo quando entro in studio a fare quello per cui sono nato: Musica.
9) Quanto è difficile sui social essere autentici e mostrare anche i difetti?
Difficile, perché sui social sembra sempre che tu debba essere perfetto.
Io sto imparando che mostrare anche le parti fragili non ti rende debole, ti rende umano.
E alla fine la gente si riconosce più in questo, che nelle cose apparentemente perfette.
10) Autotune e nuove generazioni: per te è uno strumento creativo o un modo per nascondere i limiti vocali?
Per me sono strumenti, niente di più.
L’Autotune può creare cose bellissime, se lo usi per dare un’estetica, non per nasconderti.
Io arrivo dal canto “vero”, ma non credo che una cosa escluda l’altra.
La voce resta la base: tutto il resto è un colore in più da usare con testa.
11) Qual è la più grande conquista personale che senti di aver raggiunto dopo i momenti difficili?
Aver ricominciato a fidarmi di me.
Di quello che sento, di quello che so fare, del mio tempo.
Questa fiducia adesso si sente in quello che canto: meno paura, più consapevolezza.
La mia musica oggi è più calma, più profonda e più mia.
12) Se potessi disegnare il tuo futuro, che concerto daresti e che messaggio lasceresti?
Mi vedo su un palco dove la gente non viene solo a sentire, ma a capirsi ed emozionarsi.
Un concerto che ti lascia addosso quella sensazione di essere nel posto giusto.
E il messaggio finale sarebbe:
“Puoi cadere quanto vuoi, l’importante è tornare a essere te".
13) Scrittura creativa
Scrivi solo un verso libero, brevissimo, per descrivere l'emozione che provi in questo istante.
Ho le mani calme e il cuore che corre.
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