L'angolo dell'intervista Martina Rinelli: "Chiunque voglia lavorare con la voce deve leggere"
Care lettrici e cari lettori del mio blog,
oggi sono felice e un po' emozionata: quella che state per leggere è l’ultima intervista del mio 2025. Da quando ho iniziato a pubblicare a maggio, è stato un viaggio pazzesco. Ho dato voce a tantissimi protagonisti: dai cantanti ai grandi web creator, da personaggi magici come Antonio Casanova a esperti della parola come Michele Lettera. Ogni incontro è stato un pezzo importante e costruttivo del mio puzzle, ma questo è solo l’inizio: mi sto già preparando per ripartire alla grande nel 2026 con una lista di nuovi ospiti che non vedo l'ora di svelarvi!
Per chiudere in bellezza questi mesi passati insieme, voglio farvi una domanda: avete mai pensato che una parola detta bene suona meglio? Che dietro una frase pronunciata con la giusta dizione non c'è solo "estetica", ma una cura profonda per noi stessi e per chi ci ascolta?
In un’epoca in cui la comunicazione corre veloce e spesso si accontenta di messaggi abbreviati e letture superficiali, c’è chi ha deciso di fare della parola il proprio marchio di fabbrica. Martina Rinelli, classe 2003, è oggi una delle speaker più brillanti di Radio Zeta e RTL 102.5, ma il suo percorso non è nato per caso. È iniziato a soli 16 anni, quando ha scelto di mettersi in gioco studiando dizione per trasformare un sogno d'infanzia in una professione solida.
Oggi Martina non si limita a parlare davanti a un microfono: ha deciso di restituire ciò che ha imparato insegnando dizione su vocedizione.it, aiutando altri ragazzi a trovare la propria voce e a vincere la timidezza.
In questa intervista ci racconta la fatica e la bellezza di educare la parola. Ci ricorda che per "parlare ai grandi" bisogna saper curare i dettagli e che, nonostante il dominio delle immagini, il potere di un pensiero scritto bene e pronunciato meglio è ancora l'arma più forte che abbiamo.
1) Martina, benvenuta! Quando hai capito che la tua voce sarebbe diventata il tuo lavoro?
Grazie per avermi ospitata! Ho sempre sognato di lavorare con la mia voce, fin da
quando ero una bambina. L’aspirazione di lavorare in radio o di condurre un
programma tutto mio non mi ha mai abbandonata. Ho capito che il mio sogno si
sarebbe potuto concretizzare quando ho parlato per la prima volta davanti ad un
microfono. Avevo già frequentato corsi di dizione, di doppiaggio e di radio, dovevo solo
iniziare a farmi conoscere dalle varie emittenti locali e non era una cosa così semplice
per una ragazza di appena 18 anni… Iniziai a mandare il mio curriculum e la mia demo
a tutti i direttori possibili e venni chiamata per un provino per una radio locale. Era la
prima volta in onda, la prima volta in televisione… fu un’emozione incredibile.
2) Qual è stata la parola più "impronunciabile" per te all'inizio? Quella che ti ha fatto
faticare di più con la dizione?
Studiare dizione non fu affatto semplice! Sono romana e vengo da una famiglia in cui
la cadenza dialettale, per quanto in casa non si parli mai in romanesco, si fa
comunque sentire. Ho sempre avuto problemi nel farmi capire quando ero più
piccolina. Biascicavo, mangiavo le parole perché tendevo a correre e il risultato era
l’incomprensione. Per questo dovetti fare tanto esercizio. Ricordo che la parola con cui
ebbi più difficoltà fu: RESPONSABILITÀ. Pronunciare correttamente le S, far sentire
una sola B senza il solito “raddoppiamento”, fu una vera sfida.
3) Sei una speaker radiofonica: cosa ti dà la radio che un video su Instagram non potrà
mai trasmettere?
C’è una cosa che la Radio possiede al contrario degli altri mezzi di comunicazione:
l’interazione in tempo reale con gli ascoltatori. Il sapere che mentre comunichi un
messaggio, racconti una storia o lanci un gioco, c’è gente pronta a rispondere in tempo
reale, è una magia che solo la Radio può regalare.
4) Se dovessi presentarti ai ragazzi che ci leggono usando solo tre aggettivi, quali
sceglieresti per descrivere te stessa?
Se dovessi scegliere tre aggettivi sarebbero: determinata, solare e un pochino
permalosa!
5) Molti adolescenti oggi scrivono e leggono poco. Secondo te, imparare a parlare bene
può aiutarci a pensare meglio?
Assolutamente si! Chiunque voglia lavorare con la voce deve leggere! Sia per riuscire
a parlare meglio ma anche perché la lettura è cultura! Più si è acculturati più si risulterà
interessanti agli occhi del mondo!
6) Dietro la tua voce c'è sempre un lavoro di scrittura o preferisci andare a braccio? Come
nascono le tue parole prima di diventare suono?
La radio è sincerità, è improvvisazione e genuinità! Lavorando in coppia, è impossibile
preparare un copione! Non puoi mai sapere cosa dirà il tuo co-conduttore uscendo da
una canzone o commentando una notizia! Devi essere pronto a tutto! E soprattutto
mantenere sempre alta la concentrazione!
7) Se non avessi scelto la radio, quale altra "arte della parola" ti sarebbe piaciuto
approfondire? È che progetti hai per il futuro?
Quando è iniziato il mio percorso, prima ancora di studiare radio, ho scoperto il
doppiaggio. È stato un amore che mi ha totalmente travolta e assorta per anni. L’idea
di poter dare una voce a dei personaggi e di poter giocare con loro è stata una
scoperta meravigliosa. Ho avuto la fortuna di poter lavoricchiare in questo mondo, tra
turni di brusii e piccoli personaggi. Non nego che mi manca profondente la sala di
doppiaggio, ma purtroppo, lavorare in questo mondo è davvero molto difficile. Al
momento mi dedico al doppiaggio pubblicitario, registro spot pubblicitari per delle radio
locali e non. Spero un giorno in un ritorno del doppiaggio nella mia vita. Riguardo i
progetti futuri invece, ovviamente continuare con i miei corsi di dizione annunciati da
poco più di un mese! I miei primi alunni mi stanno regalando tante soddisfazioni!
8) Cosa diresti a un ragazzo o a una ragazza che si vergogna della propria voce o del
proprio accento?
Che si può sempre lavorare su se stessi per migliorarsi e per smettere di vergognarsi.
La parola è tutto, la comunicazione è fondamentale! Se temiamo di parlare per paura
di essere giudicati, come possiamo essere noi stessi e goderci la vita? Si fa sempre in
tempo a studiare la dizione!
9) In un mondo dominato dalle immagini, credi ci sarà ancora spazio per l'emozione di
ascoltare solo la voce?
Io ne sono certa! Sempre più persone amano semplicemente ascoltare. Basti pensare
ai podcast, sempre più amati e apprezzati. La radio tra le altre cose ha sempre
dimostrato di essere uno strumento insostituibile. L’emozione della voce che comunica
e accompagna non morirà mai.
10) Scrittura creativa
Immagina di dover descrivere il "suono" della tua felicità con tre parole e un'immagine,
senza però usare la parola "musica". Cosa scriveresti?
Il suono della mia felicità con tre parole sarebbe: risate, il miagolio dei miei gatti e una
base radiofonica! L’immagine invece, sarebbe semplicemente un microfono, il mio migliore
amico!
Ora è il tuo turno! Martina ci ha dato il suo "suono della felicità".
Prova anche tu:
Immagina di voler descrivere il suono del tuo sogno più grande.
Quali sono le tre parole che lo rappresentano?
E con quale immagine lo descriveresti, senza usare la parola "musica"?
Scrivi la tua risposta nei commenti qui sotto o, se preferisci, sul tuo diario. L'importante è che le tue parole prendano vita.
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