L'uguaglianza spiegata bene (dai ragazzi)

▶️ Secondo te, cosa significa veramente uguaglianza quando ogni persona è, per definizione, diversa?

Ecco il mio racconto 👇🏻
L'uguaglianza spiegata bene (dai ragazzi)

"Ma è uno scherzo, vero?"
Manuel strinse gli occhi e si avvicinò allo schermo del portatile. Con lui, gli amici Sofia, Marco e Alice. Erano nel salotto di casa sua, l'aria era carica di panico pre-interrogazione e di gioia da livello sbloccato nel videogioco preferito.

Il messaggio sullo schermo era scritto a chiare lettere: un invito formale. Loro, ragazzi come tanti, dovevano rappresentare la voce dei giovani italiani all'ONU, a New York, per parlare di uguaglianza. Sofia lasciò cadere una goccia di cioccolata calda. "Ok, è vero. Siamo ufficialmente spacciati".
"Spacciati? È l'ONU!" esclamò Marco, un tipo che riusciva sempre a trovare un ago in un pagliaio, o almeno a provarci. "Saremo tipo dei mini-supereroi! Però... cosa diremo esattamente?"
Alice prese in mano la situazione. "Uno: dobbiamo portare 'il contributo di tutti i coetanei. Cioè, dobbiamo sapere cosa pensano veramente tutti gli altri. Due: dobbiamo fare un mega sondaggio online. Tre: dobbiamo 'occupare internet' con una sola domanda: Cosa significa uguaglianza per un adolescente oggi?"
Marco scattò: "Sì! Lo chiamiamo... 'Operazione parola ai teenager'!"
E fu così che, tra risatine e paura, i quattro amici decisero che, se dovevano parlare per tutti, avrebbero parlato per tutti. Adesso non restava che capire come impostare il sondaggio da inviare.
Marco: "Ragazzi, attenzione! Siamo noi, Marco, Sofia, Manuel e Alice. E abbiamo una notizia super da darvi: dobbiamo parlare all'ONU per tutti gli adolescenti d'Italia!"
Sofia: "Ma non possiamo farlo solo con le nostre idee. Per questo lanciamo l'Operazione parola ai teenager!"
Alice: "Cosa significa per te l'uguaglianza oggi? La senti a scuola? Nello sport? Sui social?"
Manuel: "Abbiamo solo 3 domande velocissime. Se non rispondi tu, chi lo farà? Clicca qui... subito! Poi, condividi questo post con tutti i tuoi contatti. Dobbiamo fare rumore!"
Durata: 60 secondi. Impatto: globale.
Il sondaggio si chiuse dopo appena 48 ore con un successo pazzesco: migliaia di risposte! 
I quattro amici si ritrovarono a casa di Alice, che aveva trasformato il suo computer in un centro di controllo dati, pieno di grafici a barre e percentuali colorate.
"Alice, sei un genio," commentò Marco.

"I risultati sono chiari - disse la ragazza - la maggioranza sente di avere un trattamento quasi uguale a scuola, ma il problema grosso è fuori. Il 45% ha risposto che il diritto meno rispettato è 'Non essere giudicati'. Non sono le leggi che mancano, ma il rispetto di base".
Manuel annuì. "È vero! Un sacco di ragazzi hanno scritto di bullismo online, della sensazione di dover fingere di essere qualcun altro, della paura di esprimere chi sei davvero. L'uguaglianza per la nostra generazione è soprattutto libertà di essere diversi senza pagare un prezzo".
Sofia si alzò. "Quindi il nostro messaggio all'ONU non deve essere sui grandi sistemi, ma sulle piccole cose di ogni giorno. Vogliamo che le differenze non siano un bersaglio, ma un punto di forza".
Marco si strofinò le mani. "Bene. Adesso scriviamo il discorso. Un discorso che non sia noioso, ma che faccia alzare tutti in piedi. Tipo... Cosa succede quando la tua vita vale meno di un like".

New York, Palazzo di vetro
L'aria era pesante, piena di giacche scure e facce serie. Manuel salì sul podio, il cuore a mille. Prese un bel respiro profondo e diresse lo sguardo alla platea.
"Buonasera," iniziò. Poi, si allontanò leggermente dal microfono. "Mi chiamo Manuel e ho sedici anni. Dietro di me ci sono i miei amici e, idealmente, tutti gli adolescenti d’Italia. Siamo qui per parlare di uguaglianza. E la prima cosa che vogliamo dirvi è questa: non riuscite a capire cosa significa per noi".
Ci fu un mormorio. Manuel si raddrizzò, tirando fuori una stampa piegata del loro sondaggio. "Nei vostri documenti, l'uguaglianza è una regola. Nelle nostre vite, invece, è il modo in cui ci guardiamo ogni giorno, è il coraggio di essere diversi. E, secondo i nostri coetanei, questo coraggio sta scomparendo. Il diritto meno rispettato è 'non essere giudicati'. Oggi, la vera disuguaglianza è la paura di mostrare chi sei davvero. Il problema non è che non abbiamo gli stessi diritti. Il problema è che le nostre differenze sono sentite come un attacco, non come un punto di forza".
Manuel parlò di vita reale, di come un "like" possa distruggere l'autostima. Quando concluse, nella sala cadde il silenzio. Poi, un signore anziano in fondo cominciò ad applaudire. E subito dopo, tutti gli altri lo seguirono. 

L'applauso aumentò, sempre più forte e inaspettato. Era il tipo di reazione che non immaginavano in quel luogo così formale. Era l'applauso che diceva: "Abbiamo capito".
Mentre tornavano ai loro posti, le facce dei delegati si erano ammorbidite. Non guardavano più quattro adolescenti, ma i portavoce di una generazione.
Qualche ora dopo, fuori dal Palazzo di vetro, i quattro amici si scambiarono un 'cinque' quasi imbarazzato.
"Ce l'abbiamo fatta," disse Sofia, con gli occhi lucidi.
"Abbiamo portato la loro voce," continuò Alice.
Marco si strinse nelle spalle. "Sì, ma prima di tornare in Italia, ho diritto all'uguaglianza davanti a un hot-dog gigantesco".
Manuel rise. L'ansia era sparita, ora c'era una grande soddisfazione per aver portato a termine qualcosa di veramente grande. La loro missione era compiuta. 


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