Un Capodanno da ricordare
▶️ Quale oggetto mettereste nella vostra scatola del tempo per ricordare questo 2025?
Scrivetelo nei commenti.
Vediamo i protagonisti della nuova storia a cosa hanno pensato👇🏻
Un Capodanno da ricordare
Avete mai provato la sensazione di correre così forte verso il domani da dimenticare dove avete messo i piedi oggi?
Questa è la domanda che si sono fatti Marco, Elena e Adele mentre facevano colazione in un bar del centro, a pochi giorni dalla fine del 2025. Erano stanchi delle solite feste in piazza con la musica troppo alta, dei trenini forzati e di quel countdown che sembrava sempre terminare troppo in fretta. Volevano che l’arrivo del 2026 lasciasse un segno diverso, qualcosa che potessero ricordare a lungo e che li facesse emozionare.
Decisero così di organizzare una serata "analogica" nella vecchia casa in campagna della nonna di Elena, lontano dalle luci e dai frastuoni della città e, soprattutto, lontano dalle notifiche dei cellulari. Il piano era semplicissimo: ognuno doveva portare un oggetto che rappresentasse il proprio 2025 e una lettera scritta a mano destinata al "se stesso" del futuro.
Quando arrivò la notte di San Silvestro, il camino scoppiettava allegro mentre fuori un sottile strato di neve copriva i campi e il silenzio aveva qualcosa di magico e fiabesco. Invece di guardare i soliti programmi in TV, i tre amici si sedettero sul tappeto e iniziarono a raccontare...
Marco tirò fuori un vecchio biglietto del treno, simbolo di un viaggio che, qualche mese prima, gli aveva cambiato la vita in modo inaspettato; Elena mostrò una fotografia sfocata che, però, racchiudeva il momento esatto in cui aveva capito che strada prendere nel lavoro.
Infine, fu il turno di Adele. Con un sorriso un po' timido, aprì lo zaino e tirò fuori una piccola conchiglia raccolta su una spiaggia lontana durante l'estate. Non era perfetta, aveva un bordo scheggiato, ma Adele spiegò che per lei rappresentava la forza di resistere alle tempeste senza perdere la propria bellezza.
"La metto nella scatola - disse a voce bassa -perché nel 2026 voglio ricordarmi che le cicatrici raccontano chi siamo, non la nostra fragilità". I suoi amici restarono in silenzio per un attimo, colpiti dalla profondità di quel gesto così semplice, eppure significativo, prima di chiudere insieme il coperchio della scatola di legno.
A pochi minuti dalla mezzanotte, non ci furono brindisi urlati. I ragazzi presero la scatola e promisero di riaprirla solo tra quattro anni. Mentre l'orologio segnava l'inizio del 2026, si scambiarono un abbraccio vero, sincero, sentendo che quel nuovo anno non era solo una data sul calendario, ma una pagina bianca che avevano iniziato a scrivere insieme, con consapevolezza e molta calma.
Se questa fosse un'intervista, chiederei ad Adele qual è il segreto per fermarsi davvero.
E voi? Riuscite a staccare il cellulare ogni tanto?
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