L'angolo dell'intervista Alessandra Alemanno: "Il talento vero si sente quando la voce non mente"
C’è chi vive di musica e chi, come Alessandra Alemanno, riesce a trasformarla in un’occasione di crescita per gli altri. Da corista di Al Bano ai grandi palchi di Canale 5, il suo percorso è un esempio di dedizione e professionalità. L'ospite di oggi, che ringrazio per avermi dedicato qualche minuto del suo prezioso tempo, è un pilastro per molti artisti emergenti: collabora stabilmente con RAI, Mediaset e Sky, ed è la guida sicura dietro il successo di giovani talenti.
Il suo lavoro di scouting e coaching ha portato alla luce artisti come Melissa Agliottone (vincitrice di The Voice Kids), Andrea Galiano, Swamy Leone, Italo Bartolomeo Fucile e Antonio Lobuono, Pierluigi Salomi. Inoltre, Alessandra cura il management di Luk3, lavorando a stretto contatto con il produttore Rory Di Benedetto per costruire percorsi artistici solidi e duraturi.
Collabora con Fabio Orlando, direttore d'orchestra e music coach, rafforzando ulteriormente la qualità tecnica del suo lavoro di formazione.
La sua carriera è fatta di esperienze di altissimo livello. Ha lavorato in grandi progetti musicali accanto ad artisti del calibro di Gianni Morandi e Gigi D’Alessio, e collabora attivamente con la prestigiosa Banda dell’Esercito Italiano.
Ma il suo impegno va oltre i riflettori: come solista del Coro Gabriel, il coro oncologico dell’ospedale di Bari, porta la luce della musica a chi affronta i momenti più difficili della vita.
Se sei un giovane artista che vuole farsi trovare pronto per il palco, leggi attentamente le sue parole. Alessandra non parla solo di tecnica, bensì di come restare umani e autentici in un mondo che corre troppo forte.
Passare dal palco al lavoro dietro le quinte non è stato un abbandono, ma un’evoluzione naturale. Cantare mi ha insegnato cosa significa esporsi, sbagliare, reggere la pressione. Oggi porto quell’esperienza nel lavoro con gli altri. Non ho smesso di stare sul palco: ho semplicemente imparato a farci salire anche gli altri, nel modo giusto.
2) Cosa significa per te dare forma a un talento? È più un lavoro tecnico o un lavoro sull'anima di chi canta?
Dare forma a un talento è un lavoro tecnico solo in parte. La tecnica serve, ma senza un lavoro profondo sulla persona la voce resta vuota. Spesso bisogna togliere più che aggiungere: paure, aspettative, imitazioni. Quando una voce torna autentica, anche la tecnica funziona meglio.
3) Quando qualcuno si presenta da te per la prima volta, cosa cerchi? Qual è quel dettaglio che ti fa capire subito che c’è del talento vero?
Quando qualcuno arriva da me per la prima volta non cerco la perfezione. Cerco verità.
Quel dettaglio che fa la differenza è il modo in cui una persona sta dentro quello che canta, anche se è fragile o imperfetto. Il talento vero si sente quando la voce non mente.
4) Molti ragazzi oggi sono bravissimi sui social, ma poi devono salire su un palco davanti a un pubblico vero. Cosa manca loro per affrontare quel momento senza farsi schiacciare?
Ai ragazzi di oggi spesso non manca la bravura, ma l’abitudine al silenzio, all’attesa, allo sguardo diretto del pubblico.
Il palco non dà filtri né possibilità di montaggio. Serve presenza, respiro, consapevolezza del corpo. È lì che capisci se stai cantando per essere visto o per comunicare qualcosa.
5) Qual è la parte più difficile del tuo lavoro oggi? È più complicato allenare la voce o gestire la testa e le aspettative degli artisti?
Allenare la voce è complesso, ma gestire la testa e le aspettative lo è molto di più.
Viviamo in un’epoca veloce, che promette risultati immediati. Il mio lavoro oggi è anche aiutare a restare centrati, a non farsi schiacciare dal confronto continuo e dall’ansia del risultato.
6) Tu hai vissuto la musica prima e dopo l’esplosione dei social. È davvero più facile emergere oggi o la gavetta di una volta dava una marcia in più?
Emergere oggi è più accessibile, ma non necessariamente più facile.
I social accorciano le distanze, ma spesso bruciano i passaggi fondamentali. La gavetta di una volta dava solidità. Oggi bisogna ricrearla consapevolmente, altrimenti il successo arriva prima della struttura per reggerlo.
7) Spesso si vedono solo i successi, ma quanto contano i "no" e i sacrifici per restare a galla in questo mondo?
I “no” contano tantissimo.
Sono quelli che insegnano a distinguere tra desiderio e vocazione. I sacrifici, se fatti con senso, non tolgono: costruiscono. In questo lavoro restano a galla quelli che sanno trasformare i rifiuti in direzione, non in resa.
8) Lavori con ragazzi e con adulti. Che differenza c'è nel formare chi sogna il successo da giovanissimo e chi invece vuole finalmente esprimersi da grande?
Con i ragazzi lavori molto sulla costruzione.
Con gli adulti spesso lavori sulla liberazione.
Chi è giovane sogna tutto; chi arriva più tardi ha bisogno di sentirsi finalmente legittimato a esprimersi. Entrambi hanno bisogno della stessa cosa: rispetto per il proprio tempo.
9) Qual è l'aspetto del tuo lavoro che ti dà più soddisfazione? Cosa ti fa sentire che ne è valsa la pena?
La soddisfazione più grande non è il successo visibile. È quando una persona canta meglio perché sta meglio. Quando ritrova fiducia, centratura, identità. In quei momenti senti che il lavoro ha un senso che va oltre i risultati.
10) Scrittura creativa
Chiudiamo con un gioco: se dovessi descrivere la "Voce" non come suono, ma come un oggetto fisico o un elemento naturale, che forma, che colore e che profumo avrebbe?
Se la Voce fosse un elemento naturale sarebbe acqua.
Cambierebbe forma senza perdere identità.
Avrebbe un colore profondo, non brillante, e un profumo pulito, essenziale.
La voce vera non invade: resta.
Un messaggio per chi legge (il consiglio di Alessandra)
Se oggi ti senti schiacciato dalle aspettative o dai numeri dei social, ricorda le parole di Alessandra: "La voce vera non invade: resta". Non avere fretta di arrivare se non hai ancora costruito la struttura per restare in alto. La gavetta non è tempo perso, è la tua armatura.
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