L'angolo dell'intervista Ciao sono Vale: "Non vivrei senza poter parlare tramite la mia musica"
Marco Masini l'ha scelta per il brano "Lolita come stai?", una collaborazione contenuta nel suo nuovo progetto discografico in uscita a marzo 2026. Per Valeria Fusarri, in arte Ciao sono Vale, questo incontro artistico è un riconoscimento importante. Valeria ha iniziato come busker, cantando per strada, e ha costruito la sua storia un passo alla volta: ha vinto le audizioni di Honiro, il contest di Radio Deejay a Riccione e la 32ª edizione di Musicultura.
Dall'apertura del Concerto del Primo Maggio a Roma fino al palco di Sanremo Giovani 2024, la sua voce è passata attraverso album come SOS e Alt. Oggi vive a Milano, dove ha aperto uno studio di registrazione, e continua a scrivere la sua musica: un’esperienza che lei stessa definisce come “un abbraccio” o “uno schiaffo”, nata per dare voce alla verità delle emozioni.
In questa intervista Valeria ci racconta il legame con un maestro come Masini e perché per lei l'arte resta "il miglior psicologo esistente", l'unica via per restare umani contro la freddezza della tecnologia.
1) Benvenuta, Vale! Se dovessi descrivere la tua musica a qualcuno che non può ascoltarla, quale sensazione fisica useresti per fargliela capire?
Ciao, grazie mille! Se dovessi descrivere la mia musica con delle sensazioni fisiche direi che il più delle volte è “un abbraccio”. Questo perché esprimo esattamente quello che sento di pancia pensando che l’ascoltatore possa ritrovarsi nelle mie emozioni, e perché tratto solitamente argomenti delicati come la salute mentale o le relazioni umane finite male. Altre volte definirei la mia musica “uno schiaffo”, inteso come “risveglio”, perché penso di avere una penna sincera, diretta e che spesso descrive le mie verità, che magari possono essere anche le verità di altre persone.
2) Hai iniziato come busker e sei arrivata ad aprire il concerto del 1° Maggio a Roma. Oltre a cercare lo sguardo dei passanti, come riuscivi a far arrivare la tua voce nel caos delle piazze?
Diciamo che io mi sono sempre esibita per il piacere e l’amore di esibirmi, mi ha sempre dato felicità il fatto che molto spesso tante persone, nel caos di una giornata frenetica, hanno trovato anche solo 5 minuti di tempo per ascoltarmi, ma io l’ho sempre fatto per l’esigenza personale di esprimere quello che ho dentro. Non ho mai pensato a “farmi notare”, semplicemente mi esprimevo tramite il mio microfono e la mia chitarra, cantavo le mie canzoni o le cover di altri artisti che più mi rappresentavano e che più sentivo parte di me. Grazie alla mia passione e il cuore che ci ho sempre messo probabilmente sono riuscita ad attirare l’attenzione dei passanti o di alcune persone che venivano apposta in piazza per sentirmi cantare dal vivo.
3) La musica fa parte della tua vita da quando avevi sedici anni. Adesso che è diventata il tuo lavoro, come è cambiato il tuo modo di viverla nel quotidiano?
Non è cambiato e mai cambierà il mio modo di vivere la musica, perché è una necessità per me tirare fuori i miei pensieri e le mie sensazioni. Penso che l’arte sia il miglior psicologo esistente per quanto mi riguarda, ne ho proprio bisogno, non vivrei senza poter parlare tramite la mia musica. In più da qualche mese con la mia ragazza, che a sua volta è una cantante in carriera, ed il mio produttore (che ha seguito i miei ultimi lavori) siamo riusciti a realizzare il sogno di aprire uno studio di registrazione a Milano (dove attualmente viviamo), per cui passiamo la maggior parte del nostro tempo lavorando ai nostri progetti e nel nostro piccolo spazio abbiamo modo di lavorare anche per altri artisti che si rivolgono a noi per seguire i loro progetti.
4) Marco Masini ti ha voluta nel suo disco per il brano "Lolita come stai?". Secondo te, quale sfumatura della tua voce o della tua personalità lo ha convinto a sceglierti?
Penso che entrambi ci approcciamo alla musica e alla scrittura nello stesso modo, esprimendo gli stessi sentimenti e con la stessa voglia di arrivare alle persone tramite la verità delle emozioni. Siamo tutti e due un po’ ‘disperati’ e malinconici nel nostro modo di esprimerci. Lui utilizza la potenza della sua voce e del suo timbro vocale, io ho un modo più intimista di interpretare quello che scrivo, ma abbiamo veramente tantissime cose in comune, a livello sia umano che artistico e credo proprio che in “Lolita come stai?” questa cosa che ci lega arrivi forte e chiara, poi il resto lo potrà dire chi ci ascolterà.
5) Ti saresti mai aspettata, nel tuo percorso, una chiamata proprio da un artista come lui? Come hai reagito quando l'hai saputo?
Il fatto che Marco mi abbia scelta arriva da un’amicizia nata tra me e lui anni fa in maniera spontanea e dalla stima reciproca che c’è tra di noi. Per me alla fine lui è un maestro, sia di vita che di musica e con il tempo abbiamo lavorato spesso insieme in studio! In uno dei nostri momenti insieme è nata ‘Lolita come stai?’, una canzone molto profonda che non vedo l’ora possa arrivare al grande pubblico, perché ci tengo molto. Scoprire che mi avrebbe inserita nel suo nuovo disco è stato per me un grande regalo e un'iniezione di fiducia straordinaria. Penso che a Marco di me piaccia la spontaneità e la sincerità della mia persona e del mio personaggio. Siamo entrambi due artisti fuori dagli schemi, ribelli e schietti, diversi a livello di sonorità, ma uguali nel concetto che vogliamo esprimere.
6) Dopo aver vissuto il palco di Sanremo Giovani 2024 con "Una nuvola mi copre", credi che quel contesto sia ancora il test definitivo per un artista o contano di più altri fattori?
Sanremo Giovani per me è stata una bellissima esperienza che mi ha insegnato veramente tanto, però credo che faccia di più quello che sai costruire una volta uscito da quella realtà televisiva. Sono convinta che dedizione, azione e pazienza siano le parole chiave per ottenere successo come artista. È sicuramente il palco più ambito da tutti i giovani artisti ed è un’opportunità che fa curriculum, ma ad oggi continuo a pensare che conta di più quello che poi esprimi tu e il lavoro che fai su te stesso per arrivare nel cuore delle persone.
7) Secondo te, oggi conta di più avere successo online o avere una forte presenza scenica dal vivo?
Penso che entrambe le cose vadano di pari passo, infatti una volta che hai successo online, si aprono veramente tante porte dove puoi dimostrare quello che sai fare su un palco dal vivo. Ma al giorno d’oggi, a mio parere, quello che sentiamo sui social non è quasi mai uguale a quello che poi ascoltiamo dal vivo (questo giudizio vale un po’ per tutti, me compresa), proprio perché penso che si sia perso un po’ il fatto di lavorare sul proprio talento, al netto di dare più importanza all’immagine e alla potenza della personalità di un artista. Naturalmente questo va a penalizzare la parte live che penso sia il momento in cui un artista può davvero esprimere se stesso al 100%.
8) Come immagini che si trasformerà il modo di fare e ascoltare musica tra qualche anno? C'è qualcosa che ti spaventa o ti incuriosisce?
Personalmente a me quello che spaventa è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel settore della musica, perché credo che annulli l’espressione naturale e l’unicità di un artista. Mi fa paura sentire intere canzoni prodotte, scritte e addirittura cantate da un computer. Ma di una cosa sono certa: quando un settore (in questo caso quello della musica) diventa completamente saturo si rinnoverà sicuramente la voglia e l’esigenza di tornare indietro, di tornare a ciò che c’è di più naturale e di emozionante. Perché la musica senza umanità ed emozione non può esistere secondo me.
9) Dopo l'album "xxx", qual è il sogno o il progetto che senti più urgente in questo momento?
In quest’ultimo anno mi sono concentrata sulla scrittura di tantissimi nuovi brani sia per il mio progetto personale sia featuring con altri artisti. Ma ho dato priorità ad un progetto che sto portando avanti con la mia ragazza, in arte Dea Culpa. Ci siamo conosciute a Sanremo Giovani e oltre all’intesa personale ciò che ci ha più sorpreso è stata l’intesa artistica che ci ha portato a volere intraprendere un percorso insieme! Stiamo lavorando a tantissimi nuovi brani e finalmente tra pochissimo inizieremo a pubblicarli.
10) Scrittura creativa
Immagina di scrivere una canzone su un oggetto abbandonato in una stazione ferroviaria. Che oggetto sarebbe e quale sarebbe la prima frase del ritornello?
Sicuramente l’oggetto in questione sarebbe una valigia, con tutto il mio passato all’interno e le esperienze vissute. Una valigia che è pronta a partire, verso il futuro, per immagazzinare sempre più storie di vita da condividere con la mia gente. I treni sono la mia metafora di vita, ne ho presi tantissimi. Mi hanno sempre portata verso nuove esperienze, belle e brutte, ma che hanno contribuito a creare la persona che sono oggi. “Aspetto un treno per ogni mia vita” sarebbe la frase di apertura del ritornello. A presto!
Commenti
Posta un commento