L'angolo dell'intervista Laura Venezia: "Attraverso questi scatti spero di avere testimoniato dei momenti irripetibili"

La realtà che viene catturata in uno scatto è arte pura e l'ospite che vi presento sa esattamente come fermare quell'attimo con la sua macchina fotografica.
​Siamo cresciute insieme nelle redazioni molisane e, oggi, ritrovo Laura Venezia una  fotoreporter affermata, capace di raccontare il mondo attraverso la luce. La sua carriera è iniziata giovanissima nel 1996 con la scrittura, quando è arrivata tra i finalisti del Premio Campiello, e da allora ha saputo unire le parole alle immagini con una sensibilità rara. Laura è una presenza costante nei luoghi dove la storia e l'arte si incontrano: dalla Sala Stampa Vaticana ai red carpet dei festival del cinema più prestigiosi, come Venezia, Cannes e Roma.
​A dicembre 2025 è uscito il suo nuovo libro intitolato "Istanbul". Il volume propone un viaggio tra le atmosfere della città che unisce Oriente e Occidente, usando testo e immagini per immergere chi legge in un mondo unico.
In questa intervista Laura ci spiega come la fotografia possa ancora insegnare ai giovani a guardare la realtà e a cercare la bellezza ogni giorno. 
Proprio da lei ho ricevuto un consiglio prezioso: proseguire con il mio progetto del blog di scrittura creativa e non arrendermi. Ho seguito le sue parole e, così, ho portato avanti questo spazio con ancora più convinzione.

​1) Laura, la tua carriera è iniziata con la forza della parola scritta, ma oggi il tuo sguardo passa attraverso l'obiettivo. Se dovessi dare una definizione profonda del tuo lavoro da fotoreporter, come lo descriveresti?
Come una lunga storia d’amore. Fuori da ogni banalità, per me il fotogiornalismo è questo. Amore. Pura passione, diceva Letizia Battaglia. Per me un miracolo nato quasi a sorpresa da una costola del mio lavoro di medico. Ho dovuto imparare a scattare delle buone foto cliniche, e da lì non mi sono mai più fermata. Nel fotogiornalismo ho trovato la realizzazione di un sogno e lo descriverei così: la possibilità di raccontare il mondo attraverso la luce. Le immagini sono la nuova narrativa. Del resto, negli ultimi anni la fotografia ha conosciuto un’evoluzione di cui la letteratura non sembra più capace. 

​2) Spesso si pensa che la fotografia sia solo una copia della realtà, ma c'è sempre un tocco personale dietro ogni immagine. Qual è stata la foto più creativa che hai realizzato e come è nata?
Vorrei premettere che a mio parere nel fotogiornalismo “nulla si crea e nulla si distrugge”, ma grazie alla luce le cose si trasformano, attraverso lo sguardo del narratore il racconto assume una forma che è una qualità della visione, restando comunque fedeli alla realtà. In questa ottica, credo di essere stata molto fortunata riuscendo a cogliere particolari condizioni di luce che la realtà mi ha offerto come un dono. Penso sia successo al Festival di Cannes con Natalie Portman. Ma, anche in Piazza San Pietro con il nuovo Papa Leone XIV.

3) Hai fotografato i grandi protagonisti del nostro tempo, dal cinema (compreso Tom Cruise...il mio preferito) al Vaticano. Quando inquadri un personaggio famoso, qual è l'emozione o il messaggio che vuoi trasmettere a chi guarderà quello scatto?
Come ho detto, l’obiettivo primario del fotogiornalismo è il racconto di una notizia, di un evento. Amo molto tanto i ritratti quanto le foto ambientate.
Attraverso questi scatti spero di avere testimoniato dei momenti irripetibili. Alcune fotografie sono veri e propri documenti storici, come accade per le esequie dei Papi. Poi, un giorno, tutto questo diventerà racconto. Diventerà letteratura.

​4) Il tuo lavoro ti porta spesso lontano, dai grandi red carpet ai luoghi più intimi della spiritualità. Questa passione dove ti spinge e come ti fa sentire il fatto di essere sempre in viaggio?
Il fotogiornalismo è meraviglioso perché permette di viaggiare. In un mondo dove prevale la connessione, il collegamento online (che pure in certi casi è una cosa rivoluzionaria e validissima), il viaggio verso un luogo in cui si compie un evento assume il significato di un rito. Ho iniziato con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, proseguendo con Cannes. Ciascun festival ha i suoi rituali, ma ogni anno è diverso, l’emozione si trasforma sempre, ti trasforma. Con un viaggio non sei mai la stessa. Accade quando sono fuori per un reportage- sono stata spesso in Turchia e in Francia- o semplicemente una mattina in Vaticano, raccontando l’udienza generale del Santo Padre.

​5) Oggi i giovani vivono immersi in un flusso continuo di video e foto sui social, ma spesso sembra che manchi qualcosa di autentico. Secondo te, cosa si perde in questa condivisione così veloce?
Una volta ho chiesto al grande Gianni Berengo Gardin cosa pensasse dei social e lui rispose: “Queste cose non mi interessano.” Sarà un fatto generazionale, ma io credo che queste piattaforme possano essere una risorsa importante. C’è chi li critica, ma poi non li abbandona. Trovo che potrebbero essere uno strumento prezioso per conoscere la realtà, a patto che i contenuti abbiano valore. Spesso, ciò che manca all’immensa mole di materiale pubblicato dai ragazzi, è la qualità. Si tratta talvolta di "immondizia". Ad esempio, sono contraria alle foto cliniche, specialmente di medicina estetica, diffuse come se parlassimo di oggetti e non di persone. Esiste un’etica nel mostrare la propria vita, e in molti casi questo limite viene superato, con gravi conseguenze per gli adolescenti.

6) In un'epoca così digitale, credi che la fotografia e la scrittura abbiano ancora il potere di emozionare davvero gli adolescenti? In che modo possono riavvicinarsi a queste forme d'arte?
Sviluppando il gusto per la realtà. Che non è una roba grigia da cui fuggire, ma una ricchezza a cui attingere ogni giorno della nostra vita. Guardando la realtà si impara a sognare, a vivere di pure passioni, a viaggiare in quei labirinti che, come direbbe lo psichiatra Vittorio Lingiardi, rappresentano una "Venezia psichica": un luogo dell’anima in cui leggere, passeggiare, osservare. La fotografia, come la letteratura, il cinema e l’arte in generale, nascono per decifrare e raccontare la realtà. E per assicurarsi il sogno. La bellezza.

​7) Concludiamo con un esercizio di scrittura creativa, tornando alle tue origini: saresti capace di inventare uno slogan emozionante che racchiuda la tua visione del mondo?
Parafrasando Platone, vorrei sogni per uomini svegli. E auguro a tutti di viaggiare da una stella a un’altra, tra l’acqua e la nube. L’importante è scriverne.

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