Latino alle elementari
Latino alle elementari: serve davvero?
"Cogito ergo sum": penso, dunque sono.
Inizio da qui, da una frase che tutti conosciamo, per parlare di una novità che è apparsa tra i banchi di alcune quinte elementari: il latino. Non è una nuova materia obbligatoria, ma piccoli esperimenti fatti di poesie imparate a memoria e scoperte curiose sull'origine delle parole che usiamo ogni giorno.
Alcuni genitori, però, sono scettici: ha senso studiare il latino quando c’è ancora tanto da lavorare sulle basi dell’italiano?
Per capirne di più, ho contattato un ospite già noto ai lettori del nostro blog, il professor Salvatore Amedeo (un professore simpaticissimo, musicista tra l'altro), docente di Lettere alle scuole superiori di Bologna, a cui ho posto alcune domande dirette per capire i pro e i contro di questa scelta.
La verità dietro la "materia" (Fonte MIM)
Prima di entrare nel clou dell'argomento, vi informo che ho svolto alcune ricerche approfondite. Dati alla mano del Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM), è bene precisare che il latino non è una materia fissa alle elementari. Si tratta di progetti per arricchire l'offerta della scuola, approvati dai singoli Istituti e inseriti nel loro PTOF (il piano dei progetti scolastici). Sono dunque esperienze che nascono dalla volontà di singoli insegnanti e dirigenti, e non un obbligo nazionale.
Il professor Amedeo ci ha risposto con una riflessione che mette in luce come l'interesse per le elementari nasca spesso da un "effetto trascinamento" di ciò che accadrà nelle medie dall'anno scolastico 2026/2027 (dove il latino tornerà come attività di potenziamento).
"Ad oggi non esiste un’introduzione del latino come disciplina nella scuola primaria" precisa Amedeo.
Il professore riconosce l'utilità del latino per riflettere sulla nascita delle parole, ma avverte: "Resto scettico di fronte a una proposta di sole nozioni alla scuola primaria che risulterebbe insostenibile. La sfida è trovare un equilibrio tra il bisogno di radici e la necessità di apertura e condivisione. Equilibrio che, a mio avviso, non è stato ancora raggiunto".
In conclusione...
Il latino può essere una palestra per la mente se vissuto come un gioco per scoprire la "musicalità" di una lingua antica. Ma se deve diventare un carico di memoria che toglie spazio al consolidamento dell'italiano o a linguaggi come la musica e il teatro, allora il dubbio dei genitori è più che legittimo. La scuola deve saper scegliere con cura cosa seminare per il futuro dei ragazzi. Del resto, come dicevano gli antichi, Carpe diem: cogliamo l’attimo (e il metodo) migliore per farli crescere.
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