L’intonarumori dei nostri tempi

L'Intonarumori: la scatola magica che trasforma il rumore in emozione

Tutto è iniziato durante una lezione di musica con un ragazzo di terza media. Tra un periodo musicale e i protagonisti che ne fecero parte, è apparso lui: l'intonarumori.
Non sapete di cosa sto parlando?
Vi racconto da chi è nata questa scatola...

Nel 1913, il pittore e musicista Luigi Russolo decise che la musica doveva cambiare. Il mondo era pieno di macchine e fabbriche, così inventò delle scatole di legno con grandi trombe capaci di "intonare" i rumori della città. Ma per farli suonare davvero bene serviva un genio.
Quel genio era Nuccio Fiorda, un compositore straordinario nato a Civitanova del Sannio (in provincia di Isernia), il paese di mio padre. Fiorda è stato un protagonista assoluto della musica del Novecento: conobbe Puccini, fu allievo di Respighi, collaborò con Mascagni e lavorò con Toscanini. La sua arte arrivò fino al grande cinema, dove scrisse colonne sonore per i principali registi di quel periodo storico, da Vittorio De Sica e Mario Camerini fino a nomi leggendari come Ford e Cukor. Era celebre in tutto il mondo per la sua capacità di mescolare la musica classica con le innovazioni più audaci. Mio padre prestava moltissima attenzione alla figura di Fiorda, tanto da fondare un’Accademia musicale dedicata a lui. Dopo la scomparsa di papà, ho provato io a guidarla da lontano, e anche se oggi l'attività scuola si è fermata, il suo ricordo è la sua passione sono sempre in me.

Ma se l'intonarumori apparisse oggi cosa potrebbe succedere?

Scopritelo in questo nuovo racconto creativo 👇🏻
L’intonarumori dei nostri tempi

Eravamo nell'aula di musica, quella con i vetri che tremano quando passa l'autobus e il silenzio che sembra pesare un quintale. La prof ci stava parlando di un certo Luigi Russolo e di Nuccio Fiorda, un compositore molisano che un secolo fa faceva concerti incredibili con degli scatoloni giganti. Io ero lì, annoiato dalla quotidianità, a fissare una di quelle scatole con la tromba di metallo. 
"Si chiama intonarumori", ha spiegato la prof. Sembrava un oggetto fuori dal tempo, senza Wi-Fi, senza senso, solo una scatola strana.
Ricky si è avvicinato e ha iniziato a girarla. Nessuno si aspettava niente, al massimo un rumore di ingranaggi arrugginiti. E invece è accaduto l'inverosimile.
Mentre la manovella girava, dalla tromba non è uscito il fragore di un tram, come dicevano i libri. È uscito un suono che sembrava... me. Anzi, sembrava quello che avevo dentro in quel momento.
Cosa abbiamo sentito?
Non era musica normale. Era come se quella scatola di legno fosse un "traduttore di caos interiore". Ci siamo messi in cerchio e, a turno, abbiamo provato a sentire cosa avesse da dirci.
Marta era tesissima per la verifica di matematica. Quando ha toccato la leva, l'intonarumori ha iniziato a emettere il rumore ritmico delle onde che si infrangono piano sulla riva. Ha chiuso gli occhi e, per la prima volta in un mese, ha respirato davvero.
Io, Ricky, che sembravo il più svogliato di tutti, ho generato un beat di batteria così potente da far vibrare lo stomaco a tutti noi. Tutta la sua energia compressa sembrava finire dentro quel ritmo.
Elena, che non dice mai nulla perché si sente invisibile, ha tirato fuori un suono di violino così limpido che siamo rimasti tutti in silenzio ad ascoltarla.

La prof ci ha guardati con un sorriso strano.  Abbiamo capito che il rumore non è sempre un disturbo e che, a volte, è solo un’emozione che non ha ancora trovato la sua nota. Grazie a quel vecchio legno, oggi non ci sentiamo più solo ragazzi annoiati, ma una vera orchestra.
Adesso tocca a voi. 
Provate a chiudere gli occhi e a immaginare di avere davanti a voi la manovella del vecchio intonarumori. Se doveste girarla proprio in questo istante, che suono uscirebbe dalla sua tromba di metallo? Sarebbe il fragore di un temporale, il battito di un cuore accelerato o il fruscio del vento tra gli alberi?
​Scrivete nei commenti il "rumore" che vi portate dentro oggi. Trasformiamolo insieme in musica.


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