Il ritorno dell'analogico
Mentre il mondo corre verso un’Intelligenza Artificiale onnipresente — una prospettiva che, onestamente, mi spaventa — nuove generazioni e nostalgici riscoprono il valore di ciò che è concreto e manuale.
Motivo? È semplicemente una voglia di ritrovare la semplicità. Ho seguito con interesse un servizio del TG5 in cui il ritorno all'analogico e ai "vecchi" giochi è sempre più diffuso tra i giovani. Ma perché il passato sta diventando il nostro nuovo presente?
Andiamo nello specifico.
Tamagotchi: il colosso Bandai Namco — l'azienda giapponese che ha creato icone come Pac-Man — festeggia i 30 anni del gioco con oltre 100 milioni di unità vendute. Il nuovo modello Uni si connette al Wi-Fi, ma l'idea originale del pulcino da accudire funziona ancora perfettamente oggi perché risponde al nostro bisogno di prenderci cura di qualcosa.
Cubo di Rubik: con 43 trilioni di combinazioni, è l'antidoto allo scrolling infinito dei social. Offre una sfida tattile e logica che riduce lo stress e dona un senso di ordine immediato.
Retro-gaming: un mercato da miliardi di dollari dove si cerca la semplicità dei pixel e l'assenza di pubblicità. I giovani scelgono le vecchie console per riscoprire un divertimento immediato, libero dalla perfezione digitale.
Ma dietro i numeri e le tendenze di mercato, si nascondono storie che aspettano solo di essere riaccese... proprio come quella che sto per raccontarvi.👇🏻
Il nuovo battito
Il cassetto della scrivania di Luca si aprì con un cigolio. Era rimasto chiuso per anni, custode di polvere e pile scariche. In un angolo, un piccolo guscio di plastica azzurra sentì un impulso: era il Wi-Fi della casa che lo risvegliava dopo un lungo letargo.
Il Tamagotchi illuminò lo schermo a pixel. Non era più solo; l’antenna captava il "Tamaverso", mentre il cuore digitale inseguiva ancora il ricordo di quel bambino che lo nutriva trent'anni prima. Accanto a lui, il cubo di Rubik scricchiolò con i suoi colori ormai opachi ma ancora con una solida struttura. Non temeva il tempo: sapeva che, prima o poi, qualcuno avrebbe avuto di nuovo bisogno di incastrare i pensieri tra le sue facce colorate per trovare un po' di pace.
Quella sera, una mano giovane frugò nel cassetto. Marco, il figlio di Alberto (grande appassionato di quei giochi), andava alla ricerca di qualcosa appartenuto al passato...
Quando le sue dita sfiorarono la plastica del retro-game e il click meccanico del cubo risuonò nella stanza, il tempo si fermò.
Marco osservò quel piccolo uovo elettronico e sorrise. Pensò che, in un mondo dove tutto è virtuale e scompare con un "refresh", quel piccolo oggetto aveva bisogno di lui per sopravvivere. Era un legame che andava oltre lo schermo, qualcosa di unico che gli apparteneva davvero. Poi si sedette sul letto, lasciò lo smartphone sulla scrivania e iniziò a far girare le facce del cubo. Pensò che il giorno dopo avrebbe invitato i suoi amici per mostrare loro quei tesori: voleva condividere la bellezza di una sfida reale, quella con una consolle, da vivere insieme e non attraverso un commento online.
🎲 Gioco creativo
Risolvi il tuo cubo
Ogni faccia del cubo è un'emozione. Scrivi nei commenti la tua combinazione usando massimo 3 parole per colore:
🔴 Rosso (passione): cosa ti ha emozionato?
🔵 Blu (calma): un momento di pace.
🟡 Giallo (energia): un obiettivo per domani.
🟢 Verde (speranza): un tuo desiderio.
La sfida: riuscirai a sintetizzare tutto in poche parole?
Ti aspetto nei commenti! 👇🏻
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