L'angolo dell'intervista Francesco Ramenghi: "Per non arrendersi il segreto è sorridere"
Ci sono volti che entrano nelle nostre case con la delicatezza di un ospite educato e la forza di un amico di vecchia data. Francesco Ramenghi è uno di questi. Campione indimenticabile de L'Eredità, ha saputo conquistare il pubblico non solo con la sua preparazione, ma con una dote sempre più rara: l'autenticità.
Ammetto che anche io ho fatto il tifo per lui fin dalla prima puntata. Con i suoi 2,08 metri di altezza, per me è diventato subito il "gigante buono": un atleta prestato ai quiz televisivi che ha saputo regalare a tutti noi freschezza, cultura e un sorriso contagioso.
Oggi Francesco si racconta qui su Flusso di Coscienza, svelandoci cosa resta quando i riflettori si spengono. In questa chiacchierata ci siamo concessi il lusso di andare oltre il gioco per accendere la luce sul pensiero: dallo sport alla lettura, dal coraggio di sbagliare alla ricerca costante di se stessi.
Ecco il racconto autentico e spontaneo di un ragazzo che ha dimostrato che la vera vittoria non sta solo in una parola indovinata, ma nell'impronta sincera che lasci nel cuore di chi ti guarda.
1) Ciao Francesco, benvenuto nel mio blog! Sei entrato nelle case degli italiani con una simpatia travolgente. Qual è la cosa che ti ha stupito di più dell'affetto che le persone ti stanno dimostrando?
Grazie, mi fa molto piacere che le persone mi abbiano trovato simpatico e ho apprezzato tanto questo riscontro. Già in studio ricevevo calore e poi, con la messa in onda delle puntate e i miei siparietti con Marco, è arrivato sui social un tifo che si è tramutato in vero affetto. Mi ha stupito la curiosità e la voglia delle persone di conoscermi: mi dicono che sono un ragazzo genuino, buono, bravo. Se in così poco tempo, solo facendo un quiz, sono riuscito a trasmettere tutto questo, dico 'wow'. Ero contento di giocare e avrei preferito vincere, ma questo riconoscimento è una bella ciliegina che si sostituisce alla famosa parola della ghigliottina che non è arrivata. Mi rende molto felice.
2) Dopo tante puntate sotto i riflettori de L'Eredità, senti che questa avventura ti ha cambiato o sei rimasto il Francesco di sempre?
Sicuramente giocare all'Eredità per così tanto tempo mi ha cambiato. È stata un'esperienza che aggiunge colore, profondità ed emozioni al quadro completo che ciascuno vuole comporre nella propria vita. Sono rimasto la stessa persona, però in modo diverso. Ho scelto di andare a giocare per divertirmi e tutto quello che è successo mi sorprende e quasi mi sconvolge. Mi fa porre tante domande positive: posso fare qualcos'altro nella vita? Mi sono divertito tanto, può questo diventare una possibilità professionale? Possono esserci risvolti interessanti, pur cercando di rimanere lo stesso, perché so di essere sempre io. Sono le situazioni intorno a me che mutano, come treni che passano.
3) Vieni dal mondo del basket. C’è qualcosa della disciplina sportiva che ti è tornata utile mentre cercavi la parola giusta durante la Ghigliottina?
Mentre cercavo la parola giusta onestamente non c'è stato nulla a cui appigliarmi. Sono stato un po' sfortunato: spesso l'avevo intuita o ci sono andato vicino, altre volte ero molto lontano. Non credo che il basket in particolare mi abbia aiutato per la parola, ma l'essere stato un atleta professionista mi è servito nel corso di tutte le puntate. Lo sport ti insegna a resistere fino all'ultimo secondo; puoi perdere o vincere proprio alla fine, come mi è capitato ai "Cento secondi". Fare sport di squadra ti insegna a curare i dettagli e a lottare perché non è mai detta l'ultima parola: fino alla fine può succedere di tutto.
4) Al di là della competizione, cosa pensi che lo sport possa insegnare oggi a un giovane per aiutarlo ad affrontare le sfide della vita?
Lo sport insegna il rispetto, l'impegno e soprattutto l'organizzazione. Il solo fatto di dover andare all'allenamento significa che devi aver già fatto i compiti o che dovrai farli la sera. È una presa di responsabilità verso se stessi, verso l'allenatore e verso i compagni di squadra. Più persone fanno parte del tuo team, maggiore è il senso di responsabilità che devi sviluppare. È qualcosa che ti ritrovi nella vita e ti aiuta a inserirti in diversi contesti.
5) Oltre all'intuito, si nota che hai una grande curiosità e un bel bagaglio di conoscenze. Quanto conta la preparazione per affrontare la pressione di un quiz televisivo?
Grazie mille, mi fa piacere che tu lo dica. La preparazione conta parecchio: avere le nozioni aiuta a velocizzare il ragionamento sotto pressione. Se parti con meno conoscenze è più complicato strutturare un pensiero quando hai poco tempo, tra luci, musica e pubblico. Però non è tutto: se riesci a reggere lo stress emotivo anche con qualche lacuna, secondo me te la cavi. Non c'è una verità assoluta, è un insieme di cose.
6) Nel gioco, come nella vita, spesso si può sbagliare. Qual è secondo te il modo migliore per non arrendersi e continuare a sorridere anche quando il risultato sperato non arriva?
Credo che la risposta sia già nella domanda: per non arrendersi il segreto è sorridere. Nel mio caso è successo quando non riuscivo ad arrivare alla Ghigliottina perché perdevo ai "Cento secondi": continuavo a sorridere anziché disperarmi o arrabbiarmi. Anche nelle situazioni più gravi della vita, c'è sempre una parte di bicchiere mezzo pieno.
7) Sei riuscito a bucare lo schermo con la tua spontaneità: quanto conta l'autenticità oggi per farsi capire dagli altri?
Mi lusinga molto quello che dici. Penso che il pubblico voglia ricevere qualcosa di autentico e sincero. Io sono stato me stesso perché mi diverto tanto a giocare ai quiz e quel trasporto mi ha permesso di superare la tensione della TV. Le persone apprezzano i comunicatori o i creator che raccontano in maniera trasparente quello in cui credono. È un valore aggiunto. Io stesso, come utente, cerco sempre i contenuti che ritengo più valevoli e autentici.
8) La lettura e la scrittura sono sempre più distanti dal mondo adolescenziale. Cosa diresti a un@ ragazz@ che fa fatica a trovare la bellezza dentro un libro?
Ho sempre amato leggere e a volte ho tenuto un diario. La lettura mi ha aiutato molto anche nella preparazione per il gioco. Credo che la ricerca sia la parte più importante: devi trovare un libro che parli di te. Da lettore voglio riconoscermi nelle situazioni che leggo. Il mio libro preferito è "Il Giovane Holden": l'ho letto in diverse fasi della vita e ogni volta provo emozioni diverse. Sono convinto che ogni adolescente possa amarlo e da lì far nascere l'amore per la lettura.
9) Facciamo un gioco tipo Ghigliottina. Ti dico tre parole e tu devi rispondermi "di getto" con la prima parola che ti viene in mente associata:
Sfida: uno contro uno in un campetto al sole.
Libro: Il Giovane Holden.
Sorriso: sorridere a me stesso. Non ho un'immagine standard, ma è quello che sento.
10) Immagina di dover scrivere la "definizione" di Francesco Ramenghi per un dizionario del futuro. Quali sarebbero le tre parole chiave che non potrebbero assolutamente mancare?
Questa è difficilissima! Sicuramente scelgo: ricerca, sorriso e domanda.
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