L'angolo dell'intervista Luca Porta: "Il gesto appartiene all'essere umano da sempre; prima della parola, era lo strumento per farsi capire"

Incontrare Luca Porta (in arte "lucaportatile") permette di entrare in un mondo dove l'espressività si trasforma in un racconto visivo coinvolgente e diretto. Guardare un suo contenuto non vuol dire solo ascoltare un audio virale, ma osservare come un battito di ciglia, un movimento delle mani o un’onda delle braccia possano dare forma fisica a un’emozione.
Torinese, classe 1994, Luca è un artista poliedrico che ha fatto del ritmo il proprio linguaggio universale. Inizia il percorso come ballerino di hip hop, portando la sua arte sui palchi come coreografo. Questa capacità di comunicare lo ha condotto prima in TV, come volto per i programmi kids di Rai YoYo e Rai Gulp, e successivamente alla conquista dei social. Oggi, con oltre 1 milione di follower su TikTok, è uno dei creator più originali del panorama italiano: attraverso una mimica straordinaria e uno studio costante dell'arte del mimo e del clown, Luca riesce a dare vita a scenari inediti, dove il divertimento è assicurato.
In questa chiacchierata, ci porta dietro le quinte del suo mondo: dalla disciplina della danza alla responsabilità verso una community così vasta, fino alla ricerca della meraviglia attraverso i gesti più essenziali.


1) Ciao Luca! Se dovessi presentarti usando non solo le parole, ma un'immagine o un movimento che riassuma chi sei oggi, cosa sceglieresti?
Sceglierei un passo di danza che arriva dal mio mondo, l’hip hop: l’Arm Wave, l’onda delle braccia. Poterle muovere in maniera fluida racconta molto di me; mi sento come un liquido, simile all'acqua che muta forma in base alle opportunità. Mi piace essere morbido caratterialmente ma potente nell'azione, cercando di arrivare dritto al punto con la forza del mare. Cerco di fare al meglio tutto ciò che intraprendo, mantenendo però la capacità di adattamento tipica degli elementi naturali.

2) Nei tuoi video 'indossi' le voci di altri, ma il messaggio arriva grazie alla mimica. Quanto studio c'è dietro ogni sguardo o gesto e quanto lasci invece all'improvvisazione?
Data la mia formazione, parto senz'altro dall'improvvisazione. Quando realizzo i video, specialmente quelli mimici e ballati, seguo l'istinto per poi definire il tutto con gesti mirati. Lo studio in realtà è rapido — a volte concludo un contenuto in un quarto d'ora — ma cerco di non essere mai banale. Se devo rappresentare una parola con il mimo, esploro diverse opzioni e scelgo quella meno scontata. Punto sempre all'originalità.

3) Il tuo modo di muovere le mani sembra una vera estensione della voce. Credi che il corpo riesca ad arrivare dove le parole si fermano?
Sono assolutamente d'accordo, ed è un modo per raggiungere più persone possibili. Il gesto appartiene all'essere umano da sempre; prima della parola, era lo strumento per farsi capire. Spesso gli utenti mi scrivono che possono guardare il video muto e riescono a seguirmi pur non conoscendo il linguaggio dei segni. Ne ho sviluppato uno mio più semplice, così da risultare comprensibile per chiunque.

4) Spesso nei tuoi contenuti riesci a colpire lo spettatore partendo da elementi essenziali. Qual è il tuo segreto per creare meraviglia senza usare effetti speciali?
Non seguo una strategia precisa. Mi piace semplicemente usare il suono in modo dinamico: se mimo un parlato seguo le parole, mentre sulla musica vario seguendo sia la base che il testo del cantante. È un senso del ritmo che porto con me dalla danza hip hop e che ho adattato a questo stile di video.

5) Con oltre un milione di follower, sei un punto di riferimento. Senti il peso della responsabilità nel dover intrattenere una community così grande ogni giorno?
Su TikTok ho superato il milione, ma è un traguardo costruito dal 2017. Non esiste una ricetta segreta per crescere in tempi brevissimi, altrimenti la userebbero tutti. Cerco di proporre contenuti chiari e leggeri, evitando temi che possano urtare la sensibilità altrui. Non voglio scioccare nessuno o innescare pensieri negativi, proprio perché il mio obiettivo è l'intrattenimento pulito. Oggi è difficile creare un legame duraturo: siamo tanti creator e spesso l'algoritmo premia il singolo video più della persona che lo realizza.

6) Il mondo kids è stato la tua casa e la tua isola felice. Cosa hai imparato lavorando in programmi per ragazzi su Rai YoYo e Rai Gulp che ti porti ancora dentro?
È stata un'esperienza nuova e particolare. Appartengo alla generazione che guardava la TV per bambini, mentre oggi l'offerta si è spostata su YouTube e altri canali digitali. Emotivamente è stato fortissimo: ero io, da bambino, che realizzavo il sogno di entrare in quei programmi che amavo, come la Melevisione o l’Albero Azzurro. È stato stimolante scoprire il dietro le quinte di una produzione televisiva e poter contribuire anche come coreografo, mettendo in gioco diverse forme d'arte.

7) Quando si spengono le luci e posi lo smartphone, chi è Luca? Quali sono le passioni che coltivi e che non appaiono mai nei tuoi sketch?
In realtà non faccio cose diverse rispetto a quello che appare sui social. Sono esattamente ciò che vedete: amo le serie TV, i videogiochi e mi piace molto socializzare. Non ho passioni particolari che non vengono mostrate, quindi sono praticamente io sui social, non maschero una persona diversa. 

8) Qual è stata la voce più difficile da interpretare con il tuo volto e quale, invece, quella che hai sentito più simile alla tua personalità?
La difficoltà non dipende dal personaggio: scelgo l'audio in base a quanto mi stimola o mi diverte, a prescindere da chi parla. Interpretare Caparezza è sempre entusiasmante perché lo stimo molto; i suoi testi sono profondi, eclettici e meriterebbero di essere studiati a scuola. Poi ho usato anche audio di Salvini perché risultano simpatici nei video, ma questo non significa affatto che io mi senta simile a lui.

9) Scrittura creativa
Immagina di dover descrivere un'emozione forte (come la gioia o la malinconia) senza musica, voce o corpo. Hai solo un foglio e una penna: quali sono le prime tre parole che scriveresti per dargli "forma"?
Più che con le parole, esprimerei le emozioni attraverso i colori. Credo che le tonalità parlino molto meglio degli stati d'animo; per questo non ne ho uno preferito, tutto dipende dal momento. In base al periodo che vivo, sento più vicina una sfumatura rispetto a un'altra. Se invece dovessi usare linee e forme, preferirei modellarle con il mio corpo: sto studiando come mimo e clown proprio per accrescere questa mia capacità espressiva.


Le immagini sono state prese dal profilo Instagram di "lucaportatile"

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