L'angolo dell'intervista Luigi Zeno: "Il cinema è arte e, come tale, non sempre deve avere una finalità didattica o filosofica"
«Il sogno è interpretare un film da protagonista tratto da un libro, ambientato tra il Settecento e l’Ottocento». Eccola, la chiacchierata tra me e Luigi Zeno, uno dei volti giovani più promettenti del cinema italiano. A soli 18 anni, Luigi dimostra che si può essere grandi professionisti già oggi: con passione e coraggio porta sul palco emozioni vere, diventando un esempio per tanti ragazzi.
La sua carriera corre veloce. Protagonista nella serie Netflix “Minerva – La Scuola” e attore per Rai Fiction nel film “La Promessa di Oliva”, Luigi usa il suo lavoro anche per aiutare gli altri. Il suo tour contro il bullismo con il format “Pausa Caffè contro il bullismo, con i Giovani” lo ha portato fino al Senato della Repubblica e al Parlamento Europeo.
Il 2025 è stato per lui un anno incredibile, pieno di premi: dal Premio Charlot al titolo di Miglior Attore a Sorrento. Ma dietro i riconoscimenti c'è un ragazzo semplice: quello che sostiene i giovani atleti paralimpici o che racconta la bellezza di Napoli a teatro con lo spettacolo “Napoli si gira! – 2500 anni di cinema, storia e passione”.
Tra lo studio all'università, la pratica della Muay Thai e la musica dell'ukulele, ecco come Luigi Zeno si racconta per Flusso di Coscienza.
1) Benvenuto nel mio blog, Luigi!
Oltre il set e i premi, come quello di "Miglior attore" vinto a Sorrento, chi è davvero Luigi Zeno nella vita di tutti i giorni?
Grazie per queste domande.
Sono semplicemente un ragazzo che insegue i propri obiettivi.
2) Hai un volto molto rassicurante: qual è la parte più oscura della tua personalità che riesci a mostrare solo quando interpreti un "cattivo" davanti alla macchina da presa?
Ti ringrazio per il complimento. Fortunatamente, interpretare un ruolo significa filtrare il carattere del personaggio attraverso sé stessi, senza però alterarlo. Questo permette di restituire un’interpretazione autentica, in cui il personaggio mantiene la propria verità.
3) Com'è stato lavorare sul set della serie Netflix "La scuola" e confrontarti con attori del calibro di Massimiliano Gallo e Cristiana Capotondi?
“Minerva – La scuola” è stato un progetto molto importante, realizzato insieme a un cast eccezionale. Ho trovato grande profondità emotiva e un forte spessore professionale: più che un confronto, è stato un percorso di crescita e maturazione condivisa.
4) Cosa ti trasmettono i ragazzi che incontri durante il format "Pausa caffè contro il bullismo" e come vivi questo scambio con loro?
I ragazzi mi trasmettono sempre emozioni intense, sia positive che più difficili, perché il bullismo è un tema molto delicato. È un contesto fatto di chiaroscuri, da affrontare con sensibilità e consapevolezza. La cosa più bella è quando i ragazzi si sentono compresi e ascoltati.
5) Cosa porti sul set della disciplina della Muay Thai e della creatività dell'ukulele? In che modo queste due passioni così diverse ti aiutano a costruire un personaggio?
Ho praticato molti sport nel corso della mia vita e ognuno mi ha insegnato qualcosa, soprattutto come cadere e rialzarsi. Spesso, mentre si migliora, si ha la sensazione di procedere lentamente, ma è proprio lì che avviene la crescita. Ogni passione ha anche una sua storia: ho scoperto l’ukulele grazie a un amico e collega che lo portò sul set di uno spettacolo teatrale, e da lì nacque la mia curiosità. Per quanto riguarda la Muay Thai, cercavo uno sport fisico completo, che coinvolgesse in modo equilibrato sia la parte superiore che quella inferiore del corpo.
6) Nel frattempo studi Scienze della Comunicazione: quanto ti aiuta quello che impari sui libri a gestire la tua popolarità e il rapporto con i media?
Studiare Scienze della Comunicazione mi aiuta a osservare i fenomeni sociali attraverso prospettive diverse, offrendomі strumenti utili per comprendere meglio il rapporto con il pubblico e con i media.
7) Secondo te il cinema deve avere sempre una missione educativa per i giovani o può limitarsi a essere puro divertimento?
Il cinema è arte e, come tale, non sempre deve avere una finalità didattica o filosofica. L’arte può anche esistere per sé stessa, come sosteneva Wilde con il concetto di “Art for Art’s sake”.
8) Se potessi girare un documentario su Napoli lontano dai soliti cliché, quale storia o angolo nascosto della città sceglieresti di mostrare?
Di Napoli penso che ogni singolo elemento potrebbe diventare il soggetto di un racconto: una semplice carta per strada, una veduta, le leggende, le statue, le chiese. Ogni dettaglio porta con sé una storia.
9) Qual è il ruolo o il traguardo che sogni di raggiungere prima della fine di questo anno così importante per la tua carriera?
Il sogno è interpretare un film da protagonista tratto da un libro, ambientato tra il Settecento e l’Ottocento. Che il personaggio sia popolare o nobile conta poco: vivere quell’ambientazione su un set cinematografico sarebbe per me straordinario.
10) Scrittura creativa
Quale immagine, suono o sensazione sceglieresti per descrivere questo momento magico della tua vita?
Per descrivere questo momento della mia vita mi rifarei a uno dei miei quadri preferiti, “Il monaco in riva al mare” di Friedrich, espressione del Romanticismo tedesco. È un’opera che rappresenta quanto l’essere umano possa sentirsi piccolo davanti alla natura, ma allo stesso tempo capace di rimanere calmo, fiducioso in sé stesso e in Dio.
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