L'angolo dell'intervista IstErica: "Mi diverte far emergere la comicità da situazioni in cui è già presente, cambiandone semplicemente il medium"
Prendete il teatro, aggiungete lo studio della scrittura, mescolate con dodici anni di scherma storica e uniteci il lavoro come docente. Il risultato è Erica Castiglioni, conosciuta sui social come IstErica: 27 anni e la capacità di trasformare la cultura in qualcosa che respira e diverte.
Erica non è solo una content creator da migliaia di visualizzazioni. È un’attrice che ha deciso di togliere la polvere dai miti antichi per portarli nella nostra quotidianità. In un mondo digitale che spesso ci spinge a nasconderci dietro i filtri, lei ci ricorda che indossiamo maschere tutti i giorni, ma che allontanarsi troppo dalla propria natura ha sempre un prezzo alto.
In questa intervista ci racconta come si fa a restare autentici dietro uno schermo e perché, a volte, per capire il presente serve impugnare una spada e leggere un vecchio trattato medievale.
1) Benvenuta, Erica. Sei content creator, attrice e docente: in quale di questi "panni" ti senti più al sicuro e in quale senti di rischiare di più? Credo che tutte le mie passioni comportino sempre, in parte, un rischio. Quando un mio interesse, soprattutto creativo, mi fa sentire troppo “al sicuro” è un segnale che mi sto adagiando in ciò che so già fare, nelle mie comodità. Non fraintendetemi, sono un’abitudinaria e apprezzo la tranquillità: restare nel già noto, però, alla lunga rischia di portare a un’atrofia creativa. Se non c’è invenzione e innovazione, pian piano tutto si appiattisce. Per questo cerco di spingermi sempre un po’ più in là, provando a sperimentare sempre nuove cose.
2) Pratichi scherma storica studiando i manuali antichi. Com'è l'esperienza di riportare in vita un'arte marziale leggendo testi di secoli fa?
Leggere trattati di maestri d’arme vissuti nel rinascimento o in altre epoche lontane da noi è molto affascinante: ci mette in comunicazione con persone che avevano culture lontanissime dalla nostra, ma che in fondo ci somigliano ancora molto. Dalla trattatistica si può estrapolare un lessico - inteso come azioni e movimenti - che ogni schermidore può smontare e ricostruire, creando il proprio linguaggio schermistico. Tutto ciò si declina all’interno del contesto sportivo, nelle sue sfaccettature marziali o agonistiche. Personalmente pratico questo sport da dodici anni, è una grande passione che io stessa ho iniziato a trasmettere e che ha inciso molto sul mio sviluppo come persona. Nella scherma storica ho trovato una comunità coesa e appassionata che spero possa continuare a crescere.
3) Come riesci a rendere la mitologia così "pop" e vicina ai ragazzi, senza farla sembrare una noiosa lezione scolastica?
Trovo che la mitologia sia già pop, altrimenti non ci appassionerebbe così tanto da migliaia di anni. Associamo tutto ciò che è culturale, a volte anche per via dell’educazione scolastica, a qualcosa di difficile da assimilare, finendo per aspettarci che la storia e la letteratura siano solo mattoni seriosi. Io sono convinta che questo “lato comico” già esista in tante cose, soprattutto in queste. Non mi propongo di rendere fruibile agli altri qualcosa che non lo sarebbe. Mi diverte far emergere la comicità da situazioni in cui è già presente, cambiandone semplicemente il medium. La cultura è parte di ciò che siamo e, come esseri umani, saremo sempre irrimediabilmente attratti da ciò che ci diverte e ci intrattiene, non troppo diversamente dalle persone che vissero in Grecia prima dell’anno zero
4) Quanto è difficile restare "umani" e autentici in un mondo digitale ossessionato dai filtri? Indossiamo maschere tutti i giorni, anche dal vivo. Rimanere autentici nell’immediato può avere costi molto più alti. Però, nel lungo periodo, allontanarci troppo da noi stessi richiede in pegno di vivere nella pelle di qualcuno nel quale non ci riconosciamo. Da lì cercare di ritrovarci è lungo e faticoso. Non c’è una risposta giusta, ognuno ha la sua: per quel che mi riguarda, cerco di mantenere le mie azioni coerenti con l’immagine che ho di me.
5) Dopo l'Accademia di scrittura, com'è stato l'impatto con i social, dove i tempi sono brevissimi e l'attenzione diminuisce in pochi secondi?
Gestire la brevità del contenuto, catturare l’attenzione in pochi istanti iniziali e sviluppare personaggi e trama nel solo minuto a disposizione è un esercizio di scrittura interessantissimo. Se si conoscono le basi della narrazione efficace, si possono applicare a tantissime forme. A me piace sperimentare, i social sono stati un parco divertimenti per me, tanto quanto lo sono un palco o un foglio di carta bianco.
6) Portare i tuoi personaggi sui social è un modo per dargli vita o è la necessità di trovare una "casa" per il tuo mondo così particolare? Per me la creatività e l’espressione artistica sono condivisione. Non c’è teatro senza un pubblico o libro senza almeno un lettore. La creatività degli altri mi emoziona e quello che spero di riuscire a fare, a mia volta, è trasmettere emozioni alle persone. Con i video brevi sui social entro nella vita degli altri, anche se per pochissimo: in attesa del tram, a casa sul divano o seduti in bagno. Se in quella piccola finestra di tempo riesco a farli sorridere, allora ho raggiunto la mia aspirazione.
7) Quando inventi un nuovo personaggio, da dove parti? Da un dettaglio visivo, dal nome o da un suo difetto?
I personaggi per i miei sketch comici si delineano spontaneamente dalle loro vicende rocambolesche. In seguito, vado a calcarne i contrasti e le stranezze, che sono ciò che trovo più comico.
8) Qual è la sfda più grande per trasformare una passione artistica in un lavoro vero?
Come accennavo prima, l’espressione creativa trova il suo apice quando risuona con un pubblico. Trovare un pubblico è, però, il principale dramma di qualsiasi artista. Uno dei principali scogli da superare è quello dell’indifferenza. I social oggi ci aiutano a saltare dei passaggi intermedi: non dev’essere necessariamente un’agenzia o una casa di produzione a sponsorizzare ciò che facciamo per poter arrivare al pubblico. Il processo è invertito. Se si riesce a coinvolgere le persone e a creare una comunità che apprezzi e segua ciò che facciamo, allora saranno le opportunità lavorative ad arrivare da noi. È un percorso lungo, purtroppo non è detto che ogni passione artistica si tramuti in una carriera, ma è una modalità che per me ha funzionato, anche se con alti e bassi.
9) Se oggi dovessi scrivere un testo teatrale, preferiresti raccontare le gesta di un eroe antico o le nevrosi di un creator moderno?
Mi piace molto la cornice storica. Mi diverte comunque introdurre qua e là citazioni moderne, sia per marcare le differenze culturali tra il passato e il presente, sia per sottolineare ciò che invece dimostra che siamo sempre più o meno le stesse persone da centinaia d’anni. La psiche umana è ricca di spunti esilaranti in qualsiasi epoca si vada a pescare.
10) Scrittura creativa
Immagina l'incontro tra un personaggio della mitologia greca e un adolescente di oggi bloccato nel traffico, quale sarebbe la prima frase del loro dialogo?
“120 cavalli, ma secondo me facevamo comunque prima con uno solo".
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