L'angolo dell'intervista Francesco Sarnataro: "Cerco di distinguermi non perché voglio essere 'diverso', ma perché non riesco a essere uguale agli altri"
Più di un milione di persone lo seguono ogni giorno per un sorriso o un trend veloce. Ma chi è davvero Francesco Sarnataro quando si spengono le luci del palco e posa lo smartphone?
Napoletano verace, classe 2004, Francesco è un artista che ha capito presto una cosa fondamentale: l'ironia è l'arma perfetta per proteggere la verità. In questa intervista che ho avuto il piacere di fare con lui, emerge un ragazzo che si definisce altruista e determinato, capace di guardare oltre i 20 secondi di un video per cercare la "metrica" della vita.
La sua storia inizia con una penna in mano a soli otto anni, un modo per urlare contro il mondo attraverso la poesia, e a undici anni è diventato musica. Francesco scrive per necessità, passando con naturalezza dai testi ironici a brani più intimi come la toccante "Guerriera fragile", dedicata a sua madre.
"Con lei ho un rapporto incredibile... è il mio mentore", mi ha raccontato, mostrando quel lato profondo che spesso tiene nascosto dietro un video divertente, in attesa del momento giusto per svelare ogni sua sfaccettatura.
Per Francesco, cantare Napoli non è una scelta, è un dovere. Cresciuto con il mito di Pino Daniele, vive la musica come una missione per difendere la sua terra dai pregiudizi, studiando la tradizione per permetterle di evolversi. In un panorama musicale che giudica troppo commerciale, lui sceglie di restare originale perché, "non riesco a essere uguale agli altri".
Accanto a lui, in questo viaggio, c'è la simpaticissima sorella Sabrina. Un team incredibile che si completa tra risate spontanee e scontri fraterni, portando sul palco una complicità che vince su tutto.
Nonostante i 21 anni, Francesco sente la responsabilità di essere un esempio. Il suo messaggio finale è un invito a non arrendersi: "Sorridi alla vita: prima o poi lo farà anche lei con te".
Tuffatevi in questo "Flusso di Coscienza" e scoprite il lato inedito di un artista che non ha paura di mostrare la propria vulnerabilità.
Se togliamo i social e il palco, la prima parola che mi viene in mente per descrivermi è “altruista”. Tendo sempre ad aiutare prima gli altri che me stesso: questo può essere sia un pro che un contro nella vita, ma se si è altruisti con il cuore e senza tornaconto, è sicuramente una scelta giusta.
Un’altra parola è “solare”. Anche nei momenti negativi cerco sempre di far prevalere la parte migliore di me.
L’ultima è “determinazione”, perché senza quella oggi non avrei costruito tutto ciò, né avrei tutte queste persone che mi supportano e mi vogliono bene.
2) Oltre alla musica, ai video e al teatro, cosa ti piace fare quando vuoi staccare da tutto? Quali sono gli hobby che ti fanno stare bene e che magari non mostri sempre online?
Amo giocare e guardare il calcio, scrivere poesie e passare del tempo con le persone a cui voglio bene.
3) Quando hai iniziato a scrivere rap da ragazzino, la penna era un modo per difenderti dal mondo o per urlargli contro?
A dire il vero ho iniziato a scrivere a 8 anni, partendo dalla poesia. Poi, verso gli 11 anni, ho capito che queste poesie, messe in metrica su basi musicali, sia drammatiche che un po’ più leggere, funzionavano molto bene.
Ho sempre scritto per esigenza, forse per urlare contro il mondo, sia con l’ironia che con testi più profondi.
4) Tu e tua sorella Sabrina siete un team incredibile: qual è la cosa che ti fa più ridere di lei e quella che invece vi fa scontrare più spesso quando lavorate a un progetto?
Mia sorella è la parte più bella di me. Ci completiamo.
La cosa che mi fa più ridere di lei, quando lavoriamo a un progetto, è la spontaneità con cui lo affronta: a volte le escono frasi di getto che mi stendono, e passo dall’essere serio a morire dal ridere.
Non nascondo però che ci scontriamo spesso, siamo pur sempre fratelli, ma alla fine la nostra complicità vince sempre.
5) La canzone napoletana ha una storia immensa e radici che arrivano ovunque: per un artista giovane come te, quanto è importante oggi difendere e portare avanti quella tradizione?
Non è importante: è un dovere.
Oggi Napoli combatte ancora tanto contro i pregiudizi, soprattutto a causa di certi personaggi che ottengono visibilità, oscurando la vera bellezza della città.
La tradizione va studiata, vissuta e anche rielaborata, per permetterle di evolversi.
Sono cresciuto con i brani di Pino Daniele, che hanno forgiato la mia mentalità e mi hanno fatto amare ancora di più la mia terra.
“A’ Tazza ‘e Cafè” di Roberto Murolo è invece la canzone che ascolto quando sono triste: mi dà speranza, allegria e mi ricorda sempre i miei nonni.
Napoli è arte, e io, nel mio piccolo, sono fiero di rappresentarla.
6) In "Guerriera fragile" ti sei spogliato di ogni filtro per tua madre. È stato difficile mettere da parte il lato ironico per lasciar emergere la tua parte più sensibile?
Non è stato difficile. A volte sono più profondo di quanto sembri.
Dato che mi sono sempre esposto attraverso la comicità, faccio fatica a mostrare pubblicamente la mia parte più sensibile, ma ho progetti interamente dedicati a questo lato di me.
Ad oggi ho scritto circa 250 brani più “conscious” e, quando sarà il momento, con l’aiuto del mio pubblico, mi aprirò mostrando tutte le mie sfaccettature.
Con mia madre ho un rapporto incredibile: litighiamo, facciamo pace, mi dà consigli, è un po’ il mio mentore.
Nella vita ha affrontato tante difficoltà e mi rappresenta molto. Mi sento legato a lei più di ogni altra cosa.
7) Guardandoti intorno, come giudichi il panorama musicale attuale? Trovi che ci sia ancora spazio per l'originalità o senti che tutto stia diventando un po' troppo simile?
Oggi giudico il panorama musicale molto commerciale.
Purtroppo prevale ciò che è virale su ciò che è riflessivo. Sembra che la gente voglia solo staccare con la musica, senza riflettere, quasi avesse paura di affrontare i propri mostri.
I social hanno cambiato radicalmente il sistema musicale: oggi si dà più valore a 20 secondi di trend che a 4 minuti di arte.
Spero arrivi qualcuno di davvero originale che, poco alla volta, cambi la cultura musicale, ridando valore ai testi.
Io mi sto impegnando al massimo: cerco di distinguermi non perché voglio essere “diverso”, ma perché non riesco a essere uguale agli altri.
8) Con milioni di follower, senti il peso di dover essere un esempio o riesci a vivere tutto con la leggerezza della tua età?
Devo essere un esempio, ed è sempre stato il mio obiettivo. Voglio che chi mi ascolta capisca che dietro l’ironia c’è sempre un significato profondo. L’ironia è l’arma perfetta che fa da velo alla verità. A volte sento la pressione, perché oggi il mondo corre velocissimo e devi stare al passo, altrimenti vieni travolto.
Poi però penso: ho 21 anni, ho tutto il tempo per farmi capire.
Per questo, a volte mi nascondo dietro video ironici, mentre preparo in silenzio progetti che gli altri ancora non vedono.
9) Dopo i traguardi raggiunti finora, qual è quel sogno nel cassetto che non hai ancora avuto il coraggio di raccontare a nessuno?
Preferisco tenerlo ancora per me. Voglio che chi mi segue resti per accompagnare la mia evoluzione. Non lo racconterò a nessuno, ma se si avvererà… lo capiranno tutti.
10) Immagina di dover scrivere un brevissimo pensiero dedicato a chi ha perso la voglia di sorridere: quali parole useresti per fargli battere di nuovo il tempo e ritrovare il ritmo?
Se non sorridi più, stai lasciando vincere tutto ciò che ti ha spento.
La vita va avanti comunque, anche senza di te.
O riparti ora… o resti indietro.
E io penso che dentro di te ci sia ancora quella voglia di andare avanti.
Sorridi alla vita: prima o poi lo farà anche lei con te.
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