Oltre lo schermo: intervista a Lorenzo Isola, l'ingegnere che ha dato voce all'anima di Genova

C’è chi lo chiama Lorenzo, chi lo conosce come “Il Cugino della Corte” e chi, incrociandolo per i caruggi di Genova, urla semplicemente: “Gianni!”. Ma dietro i suoi video c’è un equilibrio raro: quello tra il rigore di una laurea in Ingegneria dei Materiali e la libertà creativa del teatro goliardico. 
Lorenzo non è un creator nato per caso davanti a un filtro di TikTok. Il suo è un percorso che parte da lontano, dalle assi del palcoscenico della storica "Compagnia Baistrocchi" e dalle rime del rap, dove ha imparato che la comunicazione è fatta di ritmo e metodo. Dopo l’esperienza musicale in duo, ha scelto di proseguire da solo, portando online una missione precisa: dimostrare che l’accento ligure non è un limite da correggere con la dizione, ma un marchio di fabbrica, un'unicità da difendere con orgoglio.
In questa conversazione per Flusso di Coscienza, Lorenzo ci apre le porte del suo mondo: dall’osservazione quasi scientifica della realtà — che trasforma un banale momento al supermercato in uno sketch virale — alla nascita "accidentale" di Gianni, la spalla invisibile diventata un'icona. Non chiamatelo solo "comico": Lorenzo è un artigiano della comunicazione che fonde la schiettezza burbera del DNA ligure con una visione cinematografica dell'intrattenimento.
Dalle canzoni scritte per gioco alla sfida del Gianni Shop, ecco come Lorenzo Isola sta riscrivendo le regole del content creating territoriale, unendo "i numeri nella testa e il teatro nel sangue".

1) Per chi ancora non vive nel "mondo del Cugino": chi è Lorenzo Isola e come descriveresti l'evoluzione da musicista a creator a chi scopre oggi il profilo?
L'evoluzione da musicista a creator è stata una conseguenza del mio percorso artistico nato ormai tredici anni fa, quando mi sono avvicinato al teatro a Genova. Durante quegli anni è nato il duo musicale "I Cugini della Corte" insieme a mio cugino Andrea. Io mi sono avvicinato alla musica grazie a lui, ma siccome mi è sempre piaciuto scrivere, ho iniziato a comporre testi, monologhi teatrali e canzoni. Abbiamo cantato insieme per cinque anni intensi e ricchi di soddisfazioni. Quando lui ha scelto di rinunciare al progetto per motivi personali, ho proseguito da solo come "Il Cugino della Corte". In questo progetto ho fuso tutto: il teatro, riportato con gli sketch sui social, e la musica. È una fusione di tutte le esperienze artistiche che ho avuto in questi anni.

2) Le tue idee sembrano nascere osservando la realtà. C'è un posto a Genova (o altrove) dove ti siedi e trovi più ispirazione guardando la gente passare?
Le ispirazioni nascono osservando la quotidianità. Prima era un lavoro che facevo da solo, adesso molti amici e persone che seguono il progetto mi suggeriscono situazioni su cui fare ironia. Sono nato e cresciuto a Genova, dalla quale ricevo la maggior parte della mia ispirazione. Mi è sempre piaciuto osservare il comportamento degli altri per portarlo in scena; lo facevo fin dal liceo, quando imitavo i professori creando veri teatrini in classe. L'osservazione è automatica: che io sia al ristorante, al bar o a fare la spesa, trovo sempre gli spunti giusti che poi, tramite la creatività, riesco a vestire di un contenuto ironico forte. Credo che la creatività nasca proprio da una capacità accurata di osservare ciò che accade attorno.

3) Il legame con il territorio è fortissimo. Quale caratteristica dei liguri cerchi di raccontare con l'ironia, oltre i soliti stereotipi?
Il legame con la Liguria è nel mio DNA. Con l'ironia cerco di raccontare che il ligure è una persona burbera, scontrosa e diretta, che ti dice subito come stanno le cose. È una persona vera, non fa sorrisi finti o giri di parole; nel bene o nel male, dice la verità. Sotto questa corazza che sembra impenetrabile, i liguri nascondono un cuore molto grande e una generosità profonda con chi vogliono loro. Oggigiorno, questa schiettezza senza troppi giri di parole è forse la cosa che serve di più.

4) Usi spesso le parlate locali. Secondo te sono ancora un limite per farsi capire o sono diventate un punto di forza per distinguersi?
Un insegnante di teatro una volta mi disse che avevo talento ma che il mio limite era la dizione, perché il mio accento genovese era troppo forte e andava corretto. Secondo me è sbagliatissimo far intendere ai ragazzi che avere l'accento della propria regione sia una caratteristica errata. È un voler far perdere le tradizioni e dimenticare il nostro passato per uniformarci. Se vogliamo mantenere viva la lingua ligure — il mio amico Michele Ferroni parla di lingua, non di dialetto — dobbiamo mantenere queste caratteristiche. È un marchio di fabbrica che ti distingue: uno ascolta un monologo e ti associa subito alla tua regione. Per me deve essere un motivo di vanto, non un segno di mancanza di studio. Nei miei sketch cerco sempre di mantenerlo perché quello che anni fa era considerato un difetto, oggi è un pregio e un'unicità.

5) Quanto del tuo passato da rapper finisce nella scrittura degli sketch? Il segreto della tua comicità sta nel "flow" delle parole?
La mia passione è la scrittura di canzoni, che siano rap o meno. La similitudine più forte con gli sketch è sicuramente il ritmo. Sui social abbiamo un deficit di attenzione: se non hai ritmo, come nel rap, le persone non ti seguono. Anche nel montaggio, i tagli, le pause e il botta e risposta devono avere una ritmica veloce, rapida e fluente. Se non c'è questa affluenza, le persone skippano e vai avanti. Per i social non è importante solo la forza della battuta, ma il come la dici e con quali tempi.

6) Spesso nei video c’è un’estetica molto curata e cinematografica. C'è un regista o un genere di cinema che influenza il modo di immaginare le tue inquadrature?
In realtà no. Io registro banalmente su uno sfondo bianco in casa e uso un'applicazione per il green screen. A livello registico alcune riprese servono per dare movimento e non avere qualcosa di statico, perché oggi bisogna essere interessanti anche visivamente per mantenere l'attenzione. È un approccio amatoriale, non sono un regista, ma la forza dei social è proprio questa: puoi partire da zero se hai le idee giuste. Le idee sono fondamentali.

7) Com'è nato questo personaggio e come spieghi il suo successo anche fuori dalla Liguria?
Fuori non saprei onestamente indicarti il successo. In Liguria il riscontro è fortissimo, la gente per strada mi chiama Gianni o "il ligure DOC", quasi nessuno sa che mi chiamo Lorenzo nonostante sia scritto sul profilo. È bello vedere che quello che fai piace. Il personaggio è nato in modo semplice: volevo portare il teatro sui social perché la musica richiedeva tempi troppo lunghi e non mi permetteva di essere presente ogni settimana. Così ho portato i miei personaggi davanti alla telecamera. Gianni è nato per caso durante uno sketch in un ristorante: avevo bisogno di una spalla che sul momento non c'era, così ho iniziato a urlare "Gianni! Gianni! Ma senti un po' questi?". La gente ha apprezzato e ora Gianni, anche se non esiste, mi accompagna ovunque.

8) Con il "Gianni Shop" hai creato una community che indossa le idee del brand. Qual è la soddisfazione più grande (e la sfida più dura) nel gestire un progetto di merchandising?
L'idea del merchandising mi balzava in testa da tempo, ma serviva un seguito solido per attuarla. Ho trovato in Roberta di Visual Think una persona che ha creduto nel progetto. Per me il merchandising non è una fonte di guadagno economico o un business di magliette, ma una formula pubblicitaria. È un modo fisico per entrare nelle case delle persone con un motto o una frase che possono indossare nella loro quotidianità, ricordandosi di Gianni e del Cugino della Corte. È una forma di comunicazione che in futuro si potrà sviluppare ancora di più.

9) Immagina di staccarti dai social, in quale ambito della comunicazione o dell'arte ti piacerebbe metterti alla prova?
Sicuramente mi vedo in teatro o come social media coach. Mi piacerebbe insegnare alle persone, alle aziende o ai privati come stare davanti alla telecamera, cosa dire e come dirlo per rendere un contenuto interessante. Credo che il teatro stia subendo un'evoluzione radicale verso i social: la gente apre il telefono per intrattenersi, ed essendo il teatro intrattenimento, le due cose si fondono. C'è bisogno di qualità recitativa e studio anche nei video brevi. In futuro mi vedo in questa figura qui.

10) Se dovessi scrivere il soggetto per un thriller surreale ambientato tra i vicoli di Genova con Gianni come protagonista, quale sarebbe il titolo e quale "oggetto misterioso" darebbe il via a tutta la vicenda?
Non mi sono mai confrontato con il thriller, ma trasformiamolo in un thriller d'avventura! 
Il titolo sarebbe "Alla ricerca della focaccia perduta". 
Il soggetto? Il furto di una "slerfa" di focaccia sacra, conservata da millenni in un panificio dei vicoli di Genova, che ha il potere di rendere chiunque la mangi un ligure DOC. 
Il "Villain" della storia vuole estrarne l'essenza per rendere tutto il mondo ligure, ma Gianni deve impedirlo perché i liguri sono unici e il loro DNA va preservato.

Se anche voi, d'ora in poi, vedendo una "slerfa" di focaccia nei vicoli di Genova penserete a un complotto internazionale sventato da Gianni, sapete di chi è la colpa. Anzi, il merito: quello di Lorenzo Isola.

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