L'angolo dell'intervista Alessia Pilani: "Lo sport unisce, lo sport aiuta nei momenti di difficoltà, per me lo sport è tutto"

Oggi ho l'onore di presentarvi una grande sportiva, romagnola doc, pilone destro della nazionale femminile italiana di rugby e, da poco, entrata a fare parte della squadra francese dello Stade Bordelaise. 
Vi sto parlando di Alessia Pilani, una ragazza che non si ferma davanti a nulla. 
Vive con la sua famiglia a Massa Lombarda (in provincia di Ravenna)... pensate, siamo nella stessa città, ma non ci siamo mai incontrate. 
È grazie al fratello maggiore, Andrea, che si è avvicinata al rugby. Di sport ne ha praticati davvero tanti: dal ciclismo, al calcio, alla pallavolo, pallacanestro, nuoto. A 17 anni ha iniziato con il rugby e nel 2019 sì è trasferita a Colorno (in provincia di Parma) per inseguire il suo sogno. Ha esordito con la maglia della nazionale il 22 luglio 2023 contro la Spagna. Purtroppo, dopo il grave infortunio al ginocchio, è stata fuori dal campo per quasi tutta la scorsa stagione 2024/2025. È rientrata a marzo e attualmente ha 9 caps con la maglia della nazionale. Dopo la Rugby World Cup in Inghilterra è già partita per una nuova esperienza all'estero, quella in terra francese, appunto.
Ha avuto anche il tempo di laurearsi a luglio in Civiltà e Lingue straniere moderne presso l'Università di Parma, e probabilmente proseguirà con gli studi per fare una magistrale. 


1) Alessia, ti sei avvicinata al rugby a 17 anni, un'età in cui molti atleti sono già a un livello avanzato. Hai mai sentito la pressione di "recuperare il tempo perduto"? Come hai gestito questa sensazione?
Sì, effettivamente ho iniziato tardi, a 18 anni compiuti, ma non mi sono mai messa pressione: ho vissuto tutto con serenità e fatto quello che mi sentivo. C'è sempre stata tanta voglia di migliorarmi, quindi andare ad allenamento era ed è tuttora uno stimolo costante. 


2) Come è stato il passaggio dal ciclismo al rugby? Quali sono state le sfide e le differenze principali che hai notato a livello mentale e fisico in un'età così delicata come l'adolescenza?
Il passaggio dal ciclismo al rugby è stato più semplice del previsto. Col ciclismo ero abituata a stare in bici o ad allenarmi almeno 3 ore al giorno, quindi a livello mentale ero preparata allo sforzo e al sacrificio di dover conciliare studio e sport ad alti livelli. Le differenze principali sono le botte che prendi a rugby: ricordo che la mattina dopo il mio primo allenamento di contatto mi sentivo uno zombie e avevo dolori dappertutto e fu una sensazione stranissima ma molto bella. 

3) Conciliare lo sport a livello agonistico con lo studio e la vita sociale può essere difficile per un adolescente. Come sei riuscita a gestire questi aspetti? C'è stato un momento in cui uno ha prevalso sull'altro?
Conciliare sport e studio è stata la cosa più difficile: quando facevo ciclismo arrivavo a casa da scuola verso le 15 e andavo subito in bici sennò diventava buio, di conseguenza il tempo per studiare era dopo cena e mi sono ritrovata molte volte a farlo fino a notte inoltrata. 
Avendo iniziato rugby da "grande", mi sono ritrovata a dover conciliare allenamenti, università e casa: essendomi trasferita vicino a Parma l'anno dopo aver iniziato rugby dovevo organizzare anche la gestione della casa (spesa, pasti, pulizia ecc) perché vivevo con altre compagne di squadra. È stato difficile ma con un'attenta organizzazione si riesce a fare tutto!
Anche per quanto riguarda la vita sociale ho dovuto fare dei sacrifici perché la maggior parte delle volte i miei amici uscivano il sabato o le feste di compleanno si festeggiavano proprio il sabato, e io il giorno dopo avendo una gara mi ritrovavo a rimanere a casa a riposare, ma tornando indietro lo rifarei senza pensarci due volte. Non è mai stata una cosa che mi pesava fare perché avevo ben chiari in testa i miei obiettivi e ringrazio i miei genitori che mi hanno assecondato in ogni mia scelta.

4) Qual è stata l'esperienza più formativa della tua carriera nel rugby?
Beh, sicuramente l'esperienza più formativa e che ricordo meglio è stato il primo raduno con la nazionale: mi fece capire dove potevo arrivare e mi ha fatto aprire gli occhi ancora di più su quanto lavoro ci fosse da fare per arrivare ad indossare la maglia della nazionale. 

5) Quali sono i tuoi modelli di riferimento, sportivi o non, e in che modo ti hanno ispirato?
Seguo tanti sportivi e ho tante compagne di nazionale che sono per me un esempio in tutto: forza di volontà, disciplina, energia e rispecchiano tutti i valori che cerco di avere per essere una persona e atleta migliore ogni giorno. 

6) Cosa ti senti di dire a un ragazzo o una ragazza che, come te in passato, ha un sogno sportivo ma non sa da dove iniziare o teme di essere "troppo grande" per un determinato sport?
Non si è mai troppo grande per iniziare uno sport e nel rugby ci sono moltissimi ragazzi e ragazze che hanno iniziato tardi e che ora sono dei pilastri del nostro sport. Se vuoi, puoi. Inizia, buttati e vedrai che andrà bene. 

7) Hai partecipato attivamente ad aiutare le persone colpite dall'alluvione in Romagna. In che modo il tuo essere un'atleta ti ha preparato ad affrontare una situazione del genere, e cosa pensi che lo sport possa fare per la comunità?
Sì, la tragedia dell'alluvione mi ha colpito molto da vicino. Non appena è successo, ho cercato di muovermi attivamente per dare una mano. Grazie alla mia vecchia squadra (rugby Colorno) siamo riusciti a raccogliere beni di prima necessità e a portar agli alluvionati ciò di cui avevano bisogno, nonostante noi stessimo preparando le semifinali del campionato. Non appena ho avuto modo, andai anche nell'azienda dove lavora mia mamma a spalare il fango con una mia compagna di squadra. 
È stato particolarmente toccante vedere il mio paese e i paesi vicini rasi al suolo, ma sono contenta di vedere come tutti i cittadini si siano mossi per aiutare la comunità. Noi romagnoli abbiamo una forza invidiabile. 
Credo che lo sport faccia bene in tutti i sensi: lo sport unisce, lo sport aiuta nei momenti di difficoltà, per me lo sport è tutto. È bello vedere anche come le associazioni si stiano muovendo attraverso lo sport per aiutare tuttora gli alluvionati. 

8) Quali sono i tuoi obiettivi, sia sportivi che personali?
Attualmente mi trovo in Francia, mi sono  trasferita da poco a Bordeaux per giocare in un campionato di altissimo livello: il mio obiettivo sportivo e personale rimane lo stesso: crescere e migliorarmi come atleta e come persona. È una bella sfida, in una nazione nuova, città nuova, parlando una lingua nuova, squadra e compagne nuove in un altro campionato! 

9) Spesso si dice che lo sport insegna la disciplina. Qual è la lezione più importante che hai imparato dal rugby durante la tua adolescenza, e che ti ha aiutato anche fuori dal campo?
Lo sport insegna disciplina, il rugby mi ha insegnato che ogni allenamento conta, ogni metro di corsa, ogni placcaggio, ogni seduta di palestra ti danno qualcosa, ancora di più quando sei stanco o non hai voglia: è proprio lì che migliori. 

10) Scrittura creativa: inventa una frase di sole sei parole da dedicare agli adolescenti.
Ogni sfida insegna: osa e rispetta! 


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