L'angolo dell'Intervista Riccardo Suarez: "Mai intraprendere un percorso formativo per fare il doppiatore se non hai in mente di fare prima di tutto l’attore"
Quante volte vi siete chiesti: "Ma chi è che dà la voce a quel personaggio?" È arrivato il momento di scoprirlo. State per conoscere chi si nasconde dietro queste incredibili performance. Oggi ho il piacere di ospitare un artista che ha trasformato le nostre serie preferite in esperienze indimenticabili: Riccardo Suarez.
Se avete amato l'empatia e la dolcezza di Steven Universe, l'eccentrica fragilità di Angel Dust in Hazbin Hotel, la simpatia travolgente di Perrito ne Il Gatto con gli Stivali 2, o l'irresistibile supereroe di quartiere Henry Danger, siete nel posto giusto per sapere qualcosa di più sull'attore che presta loro la voce.
Riccardo è molto più di un doppiatore: è un interprete completo che usa la sua voce per esplorare le sfumature dell'animo umano, dalla tolleranza più pura alla complessità dei lati oscuri. In questa chiacchierata, ci ha aperto le porte del suo studio, condividendo il suo metodo di lavoro — basato su tre aggettivi e la ricerca dell'obiettivo del personaggio — e riflettendo sul successo inaspettato e sull'importanza di non smettere mai di studiare.
Preparatevi a un viaggio affascinante nel mestiere di chi sa "filtrare" l'emozione e renderla unica in italiano, con un occhio ai sogni realizzati e a quelli che ancora lo spingono a guardare avanti.
Scopriamo insieme l'arte di Riccardo Suarez e la sua continua, curiosa, ricerca del "prossimo obiettivo".
Cerco immediatamente di determinare 3 caratteristiche del personaggio che possano definirlo e darmi spunto per una chiara direzione. 3 aggettivi fondamentali e non circostanziali a una scena, ma che possano valere per tutto l’arco narrativo del personaggio, se vogliamo. E poi, cosa più importante, l’obiettivo del personaggio, le sue ambizioni e i suoi desideri. Tutto questo mi aiuta nell’interpretazione delle sue emozioni. Una volta capito questo analizzo il lato tecnico della sua vocalità, e cerco di capire cosa puó funzionare in italiano, e cosa no!
2) Quanto conta la pura tecnica vocale nel doppiaggio e quanto, invece, l'interpretazione emotiva? Come bilanci questi due aspetti, soprattutto in scene intense o musicali?
Sono dell’idea che le due cose non siano slegate, la tecnica è assolutamente e indissolubilmente legata all’interpretazione. Con la tecnica vocale abbiamo delle sicurezze a cui ancorarci in momenti di difficoltá, l’attore non è sempre e per forza connesso con le emozioni del personaggio e deve anche imparare a far finta. La tecnica ci aiuta a guidarci in quei momenti e anche a riportarci in carreggiata a volte.
Inoltre, ovviamente, se hai una buona padronanza della tecnica vocale sei più versatile in un lavoro nel quale è richiesta la capacità di impersonare personaggi più disparati, anche molto distanti da te!
3) Il doppiaggio è spesso visto come un'interpretazione, ma quanto c'è di vera creazione nella tua performance? C'è spazio per aggiungere sfumature o dettagli che l'attore originale non ha messo?
Noi non creiamo mai da 0, mi piace immaginare il doppiatore come una sorta di filtro: prendiamo un lavoro già fatto, lo analizziamo e lo trasliamo a un altro linguaggio. Nel farlo, mettiamo assolutamente del nostro. La tristezza, la frustrazione, l’amore di Riccardo sono diversi da quelle di qualsiasi altro attore x. Perché quello che noi facciamo recitando è semplicemente vivere e raccontare la nostra esperienza umana, che è unica e singolare per ognuno di noi.
4) Doppi ruoli in live-action (come Asher Angel in 'Shazam!') e figure animati (come Steven Universe o Angel Dust). Quali sono le principali differenze nell'approccio tra le due tipologie?
Le differenze sono chiare e fondamentali: quando vai a doppiare un cartone, vai a sostituire completamente un'interpretazione, in qualche modo l’attore originale sparisce, con il tuo doppiaggio, non rimane una sua interpretazione visiva come nel live action. In questo caso, quindi, la responsabilità è molto grande a mio avviso. Inoltre, il cartone animato, di solito, prevede un patto di sospensione dell’incredulitá più forte. Perció ti sono permesse più “follie” a livello interpretativo se vogliamo.
5) Sei molto legato a personaggi come Steven Universe e Angel Dust. C'è un'emozione, un messaggio o un tratto caratteriale che ti ha toccato particolarmente a livello personale o che senti di avere anche tu?
Per Steven, sicuramente la tolleranza e l’empatia, valori che ad oggi sono sempre più preziosi, vista la situazione sociopolitica che stiamo affrontando.
Per Angel Dust invece, ho apprezzato tanto la caratterizzazione profonda del personaggio, che nasconde sotto la sua maschera eccentrica e superficiale una personalità sfaccettata e complessa, fragile.
6) Il successo di serie come 'Hazbin Hotel' o 'Steven Universe' è stato enorme. Come vivi questa grande popolarità e l'affetto del pubblico che ti associa a voci così amate?
Sono grato, estremamente grato. Sono sicuro che il successo sia dovuto alla qualità dei prodotti originali, ma è vero che ho contribuito anche solo in minima parte, sono felice e ho qualcosa di cui andare fiero. Le persone si sono interessate a quello che facciamo in sala per quanto riguarda questi prodotti, e spero che le persone continuino ad appassionarsi ed interessarsi. L’interesse e la passione sono le forze che guidano il mondo.
7) Hai doppiato anche ruoli con lati oscuri o complessi. Come ci si sente a "dare voce" a un personaggio che è una brutta persona o un villain (come Egon Targaryen in House of the Dragon)? Ti dà l'occasione di sfogare delle energie diverse?
È sicuramente la parte più divertente del nostro lavoro, quella di poter interpretare personaggi così distanti da noi. L’importante è non giudicare il proprio personaggio e non “etichettarlo”, altrimenti si rischia di cadere nella macchietta.
8) Quali generi di interpretazioni ti è capitato di affrontare finora, sia nel campo animato che nel live-action, e quale figura (tra queste) ti è rimasta più impressa?
Veramente di tutto… ma sono contento di star interpretando molti personaggi che raccontano del mondo Queer. Una mia grande soddisfazione è stata quella di dare voce a Joe Locke, l’anno scorso. Era un attore che avevo adocchiato e che stimavo giá da tempo.
9) Il tuo essere anche un content creator ti mette in contatto diretto con il pubblico. Come influenza questo legame il tuo lavoro in studio?
Il mio lavoro sui social influisce poco sul mio lavoro in studio, sono rimasto quel ragazzino che fa il suo lavoro con grande amore e passione senza aspettarsi qualcosa in cambio a livello di immagine. L’unica cosa che è cambiata, è il mio rapporto diretto con chi poi ascolta la mia voce a casa… ora per queste persone ho un volto! Ed è sempre sorprendente vedere il mio lavoro riconosciuto e apprezzato, è qualcosa a cui noi doppiatori non siamo abituati.
10) Oltre ai tuoi ruoli più noti, c'è un personaggio che hai doppiato in una serie o un cartone animato meno conosciuto che però ti è rimasto particolarmente nel cuore? Perché?
Ce ne sono un’infinità! Di quelli che vengono meno menzionati mi vengono subito in mente Perrito ne "Il gatto con gli stivali 2", Sprig di Amphibia o, se vogliamo invece andare sui live action, Farleigh di Saltburn o Jamie in “Tutti parlano di Jamie”.
11) Sei molto conosciuto anche per il doppiaggio cantato: qual è la maggiore sfida nel doppiare un brano musicale rispetto al parlato, mantenendo allo stesso tempo l'emozione della scena?
Cantare è la mia più grande passione, per altri forse è diverso, ma per me la più grande sfida è semplicemente rilassarmi, non andare in performance e non giudicarmi, il resto viene da se! C’è da dire che una cosa molto complessa è quella di mantenere la vocalitá e la personalità del personaggio anche nel cantato, certe caratterizzazioni non aiutano la resa canora e viene naturale “scappare” dalla caratterizzazione scelta.
12) C'è un aneddoto particolarmente divertente, strano o toccante accaduto durante una sessione di doppiaggio che puoi condividere?
Quando avevo 12 anni una direttrice a me molto cara mi sostituì su un personaggio molto importante di un film cinema perché “non ero pronto e non mi donavo abbastanza alla direzione”. Fu una grande lezione, ai tempi piansi tanto, fu una grande sofferenza, oggi la ringrazio.
13) Cosa diresti agli adolescenti che vorrebbero un giorno intraprendere questa strada?
Mai intraprendere un percorso formativo per fare il doppiatore se non hai in mente di fare prima di tutto l’attore. Noi doppiatori non siamo mestieranti che giocano a fare le “vocette”. Siamo attori in tutto per tutto, chi conosce questo mestiere a fondo e lo pratica con amore e dedizione lo sa.
Studiate teatro, cinema, clownerie, canto, ballo e si, anche doppiaggio! Ma mai solo quello.
14) Scrittura creativa:
"Ho inseguito un sogno, l'ho realizzato, sono caduto tante volte ma..."
(... continua tu)
Non ho un sogno chiaro e specifico, ogni volta che raggiungo un traguardo, che realizzo un sogno nel cassetto, penso subito al prossimo obiettivo. Questa è sicuramente sia la mia benedizione che la mia terribile maledizione.
Questa continua “insoddisfazione” si traduce in una grande voglia di fare, di scoprire, e sono incredibilmente curioso di scoprire cosa verrà domani. Forse sotto sotto c’è una grande sindrome dell’impostore, una voglia di dimostrare che quello che ho me lo merito, e che posso fare sempre di più… ma qualche volta bisogna anche ringraziarsi per quello che si è riusciti a fare, piccolo o grande che sia.
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