L'angolo dell'intervista Rocco: "Sono più un detective del tempo. Il mio ruolo è fare da ponte"

Oggi vi parlo di storia, ma in una maniera diversa rispetto al solito...
Vi è mai capitato di guardare un vecchio muro o una piazza antica o un monumento e provare a immaginare la vita che c’era lì secoli fa? 
Ebbene, l'ospite di oggi è un "jumper del tempo" e la storia non la racconta soltanto: la fa vivere.
Per Rocco, l’ideatore del progetto Jumper, questo non è solo un pensiero, ma un vero e proprio lavoro. Si definisce un "detective del tempo" il cui obiettivo non è impartire una lezione accademica, ma portarci "dentro" il passato, per farci sentire parte di quell'epoca come se fossimo lì anche noi.
Il suo metodo si basa su due pilastri: tanta preparazione (per non dire cose sbagliate) e molta emozione. Tra computer e monitor, Rocco progetta i suoi video e, per mostrarci davvero il passato, usa anche l’Intelligenza Artificiale per dare un volto a mondi che non esistono più e a rivelare ciò che oggi non possiamo più fotografare.
In questa intervista abbiamo fatto un salto dal Colosseo ai tempi di Dante, parlando di come si racconta la storia sui social e di perché, per capire dove stiamo andando, dobbiamo sapere bene da dove veniamo.
Siete pronti?  
Per immergervi nei suoi viaggi e vedere i video di Rocco vi consiglio di visitare il suo profilo Instagram: jumper_vlogger.

1) Se tu fossi un vero saltatore nel tempo, quale di questi scenari sceglieresti per fare un video: una mattinata nel Giurassico, un pomeriggio al Colosseo nel 150 d.C. o una serata alla corte di Lorenzo il Magnifico nel 1480 a Firenze? E, soprattutto, perché?
Sceglierei il Colosseo nel 150 d.C.
Non per la spettacolarità in sé, ma per il contrasto. Oggi lo vediamo come una rovina iconica, quasi silenziosa. In quell’epoca era un organismo vivo: rumore, odori, folla, politica, potere. È il luogo perfetto per far capire quanto la storia non sia mai “ferma”, ma vissuta da persone reali, con paure e passioni molto simili alle nostre.

2) Il tuo progetto si chiama "Jumper". Quando racconti una storia, sei più un archeologo che scava per trovare i reperti o un detective che cerca indizi per far rivivere un’epoca?
Sono più un detective del tempo.
L’archeologo studia ciò che resta, il detective prova a capire cosa è successo davvero. Io parto dai dettagli minimi: un gesto, una frase, una reazione possibile. Ricostruire un’epoca non significa solo essere accurati, ma far emergere la tensione umana che la attraversava.

3) Alberto Angela ha portato la storia in prima serata in TV. Tu, da creator web, come vedi il tuo ruolo? C'è un segreto per rendere un luogo antico coinvolgente per il pubblico dei social, abituato a video veloci? 
Il mio ruolo è fare da ponte.
La TV racconta la storia, io ci entro dentro.
Il segreto per i social non è semplificare, ma far sentire lo spettatore presente, come se stesse vivendo quel momento in prima persona. Video veloci sì, ma con rispetto assoluto per l’epoca: niente modernizzazioni forzate, solo immersione.

4) Esiste un luogo che hai visitato di cui tutti conosciamo la storia ufficiale, ma che nasconde un aneddoto, una leggenda o un dettaglio che ti ha cambiato il modo di vederlo?
Pompei.
Tutti conoscono l’eruzione, pochi si soffermano sui segni di normalità interrotta: scritte sui muri, botteghe aperte, oggetti lasciati a metà. Non è una città “morta”, è una giornata che non è mai finita. Da lì ho capito che raccontare la storia significa raccontare vite sospese, non solo eventi.

5) ​Quando prepari i contenuti, quanto del "viaggio" è davvero spontaneità sul posto e quanto è invece il lavoro di ricerca e studio che fai prima di partire?
Direi 60% studio, 40% spontaneità.
La ricerca è la struttura portante: senza quella il viaggio è vuoto.
Ma la spontaneità è ciò che rende tutto vero. È la reazione imprevista, il silenzio, lo sguardo che non avevi previsto. Il mio lavoro è prepararmi talmente bene da potermi permettere di improvvisare senza tradire la storia.

6) ​Qual è l'errore più comune o il cliché che la gente commette quando parla di storia, e che tu cerchi sempre di "smontare" con i tuoi video? E parlando di scuola, secondo te perché si fatica così tanto ad andare oltre la Guerra Fredda, lasciando un "buco" sulla storia più recente che ci riguarda oggi?
L’errore più comune è trattare la storia come qualcosa di chiuso, distante, già risolto. Come se fosse una sequenza di date e battaglie senza conseguenze sul presente.
Nei miei video cerco di smontare proprio questo: la storia non è un museo, è un organismo vivo. Le scelte di ieri sono i problemi di oggi.
A scuola spesso ci si ferma alla Guerra Fredda perché da lì in poi la storia diventa scomoda: non è ancora “digerita”, non ha un finale chiaro, e soprattutto coinvolge direttamente chi la racconta. Studiare il passato recente significa fare domande sul presente, e non sempre siamo pronti a farle.

7) Tra tutti i personaggi che hai raccontato, c'è una figura che ti è rimasta particolarmente impressa e con la quale vorresti fare conoscenza nel luogo che l'ha resa famosa?
Sì, Dante.
Non come monumento, ma come uomo. Mi piacerebbe incontrarlo a Firenze, non per parlargli della Divina Commedia, ma per chiedergli cosa significa essere esiliati mentre si è ancora vivi, sentirsi fuori dal proprio tempo e dalla propria città.
È una sensazione molto più attuale di quanto sembri, soprattutto oggi.

8) Se dovessi scegliere la musica per accompagnare un viaggio di tre minuti nel Medioevo, quale brano metteresti in sottofondo?
Qualcosa di essenziale, quasi ipnotico.
Un canto monodico, come un gregoriano lento, senza esplosioni emotive.
Il Medioevo non aveva bisogno di essere spettacolare: aveva bisogno di silenzio, di tempo, di eco. Una musica che non ti accompagna, ma ti osserva mentre passi.

9) I tuoi video fanno nascere la curiosità. Qual è il commento o il messaggio che ricevi più spesso dal tuo pubblico che ti fa sentire di aver trasmesso bene l'emozione di quel "salto" nel passato?
Quello che mi colpisce di più è:
“Mi sono dimenticato che era un video".
Quando qualcuno mi dice che per qualche secondo ha smesso di scorrere, di pensare al telefono, al presente, e si è sentito dentro un altro tempo, capisco che il salto ha funzionato.
Non cerco di insegnare, cerco di far vivere.

10) Scrittura creativa 
Continua tu questa frase:
"La storia è un salto nel passato, il già vissuto che diventa presente per guardare al futuro..."
“La storia è un salto nel passato, il già vissuto che diventa presente per guardare al futuro…
…non per nostalgia, ma per consapevolezza. Per capire chi siamo stati, e decidere con più lucidità chi vogliamo diventare".




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