L'angolo dell'intervista Salvatore Zampardi: "Ho scoperto di riuscire a imitare Goku, ma se mi fossi fermato lì sarebbe rimasta solo un’imitazione"

Gli anime ci hanno tenuti sempre incollati davanti alla TV. C’è chi ne canta ancora le sigle (come me😅) e chi, come Salvatore Zampardi, ne imitava le voci fin da piccolo. Salvatore è un Millennial che ha trasformato la naturale predisposizione nel riprodurre i suoni dei suoi eroi — in particolare l'iconica voce di Goku — in qualcosa di molto più profondo.
Quella che era iniziata come una semplice imitazione si è rivelata presto una vera vocazione. Salvatore ha scelto di non fermarsi alla superficie, intraprendendo un percorso di studio nel doppiaggio per trasformare la passione in disciplina e ricerca della propria identità artistica. Per lui, l'imitazione non è fine a se stessa, ma un mezzo per esprimere emozioni e onorare un mestiere che richiede autenticità e rispetto.
In questa intervista Salvatore racconta cosa significa davvero "educare" la propria voce e trasformarla in un ponte verso gli altri. La sua missione è semplice e profonda: trasmettere forza, speranza e sorrisi, restando sempre fedele a sé stesso.
Ecco cosa ci ha raccontato.


1) Salvatore, torniamo alle origini: qual è stato il momento esatto in cui hai capito che la tua voce poteva diventare la tua strada?
Avevo otto anni. Mi ritrovavo davanti alla televisione a guardare Dragon Ball e altri cartoni animati e, senza rendermene conto, iniziavo a imitare le voci dei personaggi. Non sapevo cosa fosse il doppiaggio, non conoscevo quel mondo, ma sentivo che quelle voci mi chiamavano. Da bambino mi dicevo, in modo ingenuo: “Un giorno voglio fare quello che fa le voci dei cartoni". Era un pensiero semplice, infantile, ma autentico. Col tempo ho capito che non era solo un gioco: era una parte di me che stava cercando spazio.

2) Se dovessi raccontare il tuo lavoro senza usare definizioni tecniche, come lo descriveresti?
Direi che cerco di dare voce alle emozioni. Uso la mia voce come un ponte tra me e gli altri, come un modo per raccontare storie, trasmettere forza, fragilità, speranza. Non mi sento “solo” un imitatore o uno studente di doppiaggio: mi sento una persona che cerca ogni giorno di trasformare ciò che sente dentro in suono.

3) Si parla spesso di talento come di un dono. Secondo te, quanto conta la predisposizione e quanto il lavoro su se stessi?
Il talento è una possibilità, non una garanzia. Io ho scoperto di riuscire a imitare Goku, ma se mi fossi fermato lì sarebbe rimasta solo un’imitazione. Il talento vero nasce quando scegli di lavorarci sopra, di studiare, di metterti in discussione. Per me il talento non è “saper fare Goku”, ma voler capire la voce, rispettarla, educarla, renderla mia. E soprattutto usarla con coscienza.

4) Qual è stata la sfida più grande che hai dovuto affrontare all’inizio del tuo percorso?
Sono stato io. Non conoscendo il mondo del doppiaggio, praticavo solo imitazione, convinto che bastasse. In realtà, stavo rischiando di rovinare proprio ciò che amavo. Ho capito che amare qualcosa non significa automaticamente saperla fare nel modo giusto. Mi è stato insegnato a fidarmi di me stesso, sì, ma anche di chi ha camminato prima di me. Ho imparato che questa passione va rispettata, studiata, onorata. Io non lo faccio per moda, né per numeri, lo faccio perché senza la voce mi sentirei incompleto.

5) C’è un obiettivo o un’idea che oggi guida ogni tuo passo, quasi come un’ossessione positiva?
All’inizio volevo somigliare a Goku in tutto: voce, energia, carattere. Poi ho capito che quella era una fuga. La vera sfida era diventare Salvatore. Oggi la mia ossessione è migliorarmi ogni giorno, rendere i miei contenuti più veri, più puliti, più sentiti. E, soprattutto, non dimenticare mai perché ho iniziato: non per l’approvazione, ma per amore.

6) In questo mestiere, come riesci a far convivere l’istinto creativo con la disciplina?
L’istinto accende la fiamma e la disciplina la tiene viva. Se seguissi solo l’istinto mi brucerei in fretta. Se seguissi solo la disciplina diventerei vuoto. Credo nell’equilibrio: ascoltare il cuore, ma allenarlo con costanza.

7) Quanto c’è della tua Palermo e delle tue radici nel modo in cui ti esprimi oggi?
Palermo è caos, bellezza, contraddizione. È una città che ti insegna a cavartela, a inventarti, a urlare anche quando nessuno ascolta. Al Sud spesso si cresce con poche informazioni e tante passioni. Questa passione è nata anche lì, tra strade rumorose e sogni silenziosi. Le mie radici mi hanno insegnato fame: fame di esprimermi, fame di futuro.

8) C’è un’idea che avevi a quindici anni e che il tempo ha completamente stravolto?
A 15 anni pensavo che ci sarebbe stato sempre tempo. Passavo le giornate al sole con gli amici, senza coltivare davvero questa dote. Oggi so che il tempo va rispettato. Non mi pento di aver vissuto, ma mi rendo conto che avrei potuto iniziare prima. Ora sto recuperando. Con fatica, con sudore ma con coscienza.

9) Cosa ti fa più paura oggi, professionalmente e personalmente?
Che il mio imitare venga frainteso. Sui social spesso si imita senza identità e io non voglio essere una copia, voglio restare me stesso. Posso interpretare Goku, ma non voglio diventare qualcun altro. La mia paura è perdere me stesso per piacere agli altri. E questa è una paura che mi ricorda ogni giorno chi voglio essere.

10) Ti è mai capitato di voler mollare tutto? Cosa ti ha spinto a restare?
Sì, dopo aver dato tanto mi sono ritrovato solo; momenti bui, silenziosi e stavo per mollare. Poi ho pensato a Goku. “Anche se sono stanco… anche se ho paura… io continuo ad andare avanti.” “Arrendersi è l’unica vera sconfitta". Queste frasi non sono solo di un cartone, sono diventate parte di me.

11) Che valore dai ai momenti di stop e ai fallimenti lungo il percorso?
Credo che falliamo ogni giorno, anche quando pensiamo di aver vinto. Il fallimento non è cadere ma è smettere di guardarsi dentro. Io lo vedo come una lezione travestita da dolore.

12) Se potessi osservarti dall'esterno per un giorno intero, cosa scopriresti di te?
Che sono più fragile di quanto sembri, che mi faccio mille domande. Che combatto in silenzio ma anche che non ho smesso di credere.

13) Guardandoti indietro, qual è il traguardo che ti rende più orgoglioso?
Rendere felici le persone. Sentirmi Goku. Aiutare qualcuno. Strappare un sorriso con una frase: questo per me è vittoria.

14) Se avessi davanti il Salvatore bambino, quello che guardava i cartoni in TV, cosa gli diresti?
Gli parlerei con la voce di Goku e gli direi: “Continua, non smettere, anche quando nessuno ti capirà. Stai costruendo qualcosa di bellissimo".

15) Cosa senti di dire a chi oggi sta perdendo la voglia di credere nei propri sogni?
Che il sogno non muore, si nasconde e aspetta solo che tu lo venga a cercare.

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