L'angolo dell'intervista Andrea Maccarini: tra il sogno di un bambino e la matita digitale di Topolino

Topolino è stato il compagno d'infanzia di molti di noi, il primo appuntamento fisso in edicola. Io stessa divoravo quelle storie, le leggevo e rileggevo fino a consumare le pagine.
Proprio in quel mondo magico si muove la carriera di Andrea Maccarini. Tutto è iniziato nelle domeniche dai nonni, quando cercava di replicare su carta i suoi personaggi preferiti. Un entusiasmo che lo ha portato in Disney a soli 18 anni: passare da lettore a disegnatore è stato come un sogno che ad oggi ancora sente.
Dopo una lunga parentesi dedicata all'animazione e al design, nel 2022 Andrea ha deciso di rimettersi in gioco tornando "a casa", guidato dal maestro Andrea Freccero. Oggi, armato di penna e tablet, continua a cercare nuove soluzioni grafiche: sentirsi sempre "in studio" è il suo ingrediente fondamentale.
Ho scelto di intervistarlo perché Andrea non si limita a disegnare: lui abita quei mondi. Volevo parlare con chi oggi ha il talento e la responsabilità di ridisegnare le icone della nostra infanzia, restando sospeso tra il mito e l'innovazione digitale. Chiacchierare con lui è stato come entrare nel dietro le quinte di un sogno che continua, dove la passione delle domeniche dai nonni si è trasformata in una carriera fatta di matite, pixel e continua ricerca.



1) Andrea, se i tuoi personaggi — Topolino o Paperino — potessero guardarti mentre li disegni, cosa ti direbbero per farti ridere o per rimproverarti?
Sicuramente mi direbbero che quello che sto facendo va benissimo. Mi ricorderebbero che a volte siamo troppo severi e critici con noi stessi: essere dove siamo è già una garanzia del talento e delle capacità che abbiamo. Mi direbbero di mantenere quell’autocritica necessaria per migliorare, ma di non farmi troppi viaggi mentali.

2) Com'è cambiato concretamente il tuo modo di disegnare e di concepire la tavola nel passaggio dal classico "foglio e matita" all'iPad?
Dal punto di vista tecnico, l'iPad ha velocizzato tutto. Mi trovo personalmente molto meglio: basta pensare che nel cartaceo il tasto "indietro" non esiste! Soprattutto per la parte della china è un’ottimizzazione netta. Non ho accusato nessun problema nel passaggio, anzi, ho trovato solo vantaggi.

3) Se, invece, dovessi tornare a disegnare solo su carta, di quale funzione del digitale sentiresti subito la mancanza?
Oltre al tasto "annulla", mi mancherebbe tantissimo la possibilità di lavorare su livelli differenti. Ci sono parti della tavola che risolvi velocemente — un marciapiede, un tetto — e altre, come la posizione dei personaggi, che richiedono più step. Su carta questo crea problemi gestionali che il digitale risolve in un attimo.

4) Il fumetto è un'arte lenta, mentre Instagram corre veloce. Come fai a mantenere la calma necessaria per creare senza farti travolgere dalla fretta del web?
Non "faccio", nel senso che siamo tutti travolti ed è inevitabile. Bisogna adattarsi al "travolgimento". Mi prendo le mie pause e scorro il telefono come tutti, ma cerco di farlo lontano dal momento in cui disegno. In realtà, per molti artisti il disegno è una forma di meditazione: quando sei dentro, non ti rendi conto di ciò che succede fuori. È facile non farsi distrarre perché il mondo esterno sparisce.

5) Oltre ai social, il telefono è diventato un archivio di reference, foto e ispirazioni. Lo usi come un assistente mentre disegni o cerchi di tenerlo lontano per non distrarti?
Nello studio non può mancare del materiale a cui ispirarsi. È un errore avere la presunzione di essere "arrivati" o di avere un bagaglio sufficiente: il bagaglio è in continua crescita. Uso il digitale per consultare reference e fumetti altrui, per non pescare sempre solo da me stesso.

6) Oggi i ragazzi leggono tantissimi manga. Secondo te, cosa trovano nel ritmo giapponese che il fumetto occidentale a volte fatica a dare, e qual è invece l'essenza intramontabile di Topolino?
Credo sia un mix di fattori. C'è una parte "meccanica": se alle nuove generazioni offriamo principalmente manga, è naturale che si nutrano di quelli. Ma non è solo questo. I manga trattano argomenti molto attuali, come la sessualità, che toccano corde profonde. Ci si adatta a ciò che arriva, ma il successo dipende da quanto quel materiale sa parlare ai lettori.

7) Un tempo il fumettista lavorava isolato, oggi sei sempre connesso tra post e storie. Ti aiuta a sentirti meno solo o ti toglie la concentrazione?
Io sono atipico: preferirei lavorare in un centro commerciale piuttosto che chiuso a casa! Siamo animali sociali e non siamo progettati per stare a lungo in solitudine; lo trovo dannoso a 360°. Chi dice di odiare gli esseri umani forse ha bisogno di terapia, perché il lavoro isolato è l'unico lato davvero non perfetto di questo mestiere.

8) Oltre all'iPad, qual è quell'oggetto che non può mai mancare nel tuo zaino per farti sentire "pronto" a creare in qualsiasi momento?
Nello zaino non deve mai mancare qualcosa da mangiare, visto che amo il cibo! Per il resto l'iPad mi soddisfa pienamente, purché ci siano dentro le reference e il materiale da studiare.

                      Copyright ©️ Disney 

9) Per un ragazzo che oggi vuole imparare l'arte del fumetto partendo da zero, su cosa dovrebbe concentrarsi davvero per non perdersi nel mare dei contenuti digitali?
Dal punto di vista psico-emotivo: non ponetevi obiettivi irraggiungibili subito. Si arriva in cima per gradi. Rispettate le vostre attitudini senza essere troppo severi. Tecnicamente, invece, lavorate sulle basi, anche se è noioso. Non cercate di copiare la "sintesi visiva" di chi è già arrivato: quelle sintesi sono il frutto di anni di studio. Se non capite cosa c'è dietro, perderete solo tempo.

10) Andrea, se dovessi disegnare l'ultima vignetta di questa intervista in perfetto stile Disney, come rappresenteresti l'incontro tra Paperino e il mio blog "Flusso di coscienza"?
Sicuramente vedrei una gag umoristica, perché è il mio modo di vedere le cose. Ma inventare una scena su un concetto astratto come il "flusso di coscienza" non è immediato... ci devo pensare! 

Immaginiamo allora un Paperino travolto da un’onda di nuvolette cariche di pensieri, o magari intento a pescare con la sua solita sfortuna nel "flusso" della creatività. 
Andrea ci lascia con questo dubbio creativo, ricordandoci che nel fumetto, come nella vita, le idee migliori sono quelle che hanno bisogno di tempo per essere "inchiostrate".

                     Copyright ©️ Disney  
 
Le immagini sono pubblicate su autorizzazione dell’autore a scopo illustrativo. Ne è vietata la riproduzione e la diffusione senza consenso.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'angolo dell'intervista IstErica: "Mi diverte far emergere la comicità da situazioni in cui è già presente, cambiandone semplicemente il medium"

L'angolo dell'intervista Gli adolescenti "devono ricominciare a rompere le scatole, una buona volta. Devono fare i giovani".

L'angolo dell'intervista Francesco Di Fiore: "Quando si tratta di musica divento un’altra persona. La mia creatività è dettata dalle mie esperienze personali"