L'angolo dell'intervista Chiara Cami: "Sono una persona che ama sottolineare gli aspetti comici delle tragedie e quelli tragici delle commedie"


Dalle strade di New York, dove tutto è iniziato con un video diventato virale, ai microfoni di Rai Radio 1 per "Un giorno da pecora". Chiara Cami è un vulcano creativo che non si ferma mai: cantautrice per l'etichetta 2o Records, volto storico delle serate di Spaghetti Unplugged e conduttrice capace di mescolare musica e stand-up comedy con una naturalezza rara.
Romana, classe '98, Chiara ha costruito una comunità di oltre 25mila persone che la seguono non solo per i suoi brani pop-ironici, ma per quel suo modo unico di raccontare la vita: tra una tragedia che diventa commedia e una canzone nata per caso. L’ho raggiunta per scavare oltre lo schermo, tra il suo amore per i libri e quel cassetto pieno di canzoni che aspettano solo di essere cantate a squarciagola sotto un palco.
1) Se dovessi descrivere Chiara Cami a chi non ha mai visto un tuo video o sentito una tua canzone, cosa gli diresti per farti conoscere?
Gli direi che sono una persona che ama sottolineare gli aspetti comici delle tragedie e quelli tragici delle commedie. A volte con una canzone, a volte con una storia su Instagram, a volte col microfono mentre presento. Se vuole conoscermi come cantautrice, consiglio il mio ultimo singolo “Storia Antica”, se vuole conoscermi come pagliaccia tuttofare può venire a trovarmi in una delle serate che organizzo e/o presento.

2) A 17 anni sei volata a New York e tutto è iniziato con il video "sfogo" sulla tua coinquilina. Al di là del successo di quel contenuto, cosa ti è rimasto dentro dell'esperienza americana e di quella libertà che ti dava scrivere canzoni in inglese?
Mi è rimasto tanto, così tanto che a distanza di dieci anni qualcosa riaffiora sempre. Direi che più di tutto mi è rimasto uno sguardo sul mondo diverso da quello che avevo prima di partire, una voglia di scoprire l’altro e anche un’empatia che prima non potevo neanche sognare. A livello musicale scrivere in inglese è stata una bellissima palestra in cui mi sentivo totalmente libera di esprimermi, tanto ero convinta che nessuno mi capisse fino in fondo. Poi ho capito che se vuoi nasconderti, puoi farlo anche in italiano, nessuno te lo vieta, ma Honor. Guardarsi e capirsi, solo tramite una canzone. E quindi, perché nascondersi?

3) Cosa speri che arrivi dritto al cuore di chi ascolta i tuoi brani e, guardando le nuove generazioni, cosa vedi di te in loro o cosa pensi che stiano cercando oggi nella musica? Io spero che arrivi quello che serve a chi mi ascolta, nel momento in cui mi ascolta. Non posso saperlo a priori, anche perché ognuno nella musica (così come nei libri, nelle serie tv) ci vede quello che vuole. Sulle nuove generazioni non so molto, credo che nella musica cerchino un senso di comunità, specialmente dopo il COVID. Era la stessa cosa che cercavo io e che mi ha spinto poi a creare delle comunità di amici musicisti o performer.

4) Nei tuoi pezzi parli di vulnerabilità e storie urbane con molta ironia. È più difficile essere sinceri in una canzone o in un video sui social? Tempo fa avrei risposto che era più difficile esserlo in una canzone, adesso forse direi il contrario. Io mi sento sempre più impacciata quando parlo nei video, tant’è che non lo faccio quasi più. Magari è semplicemente un mio periodo, ma trovo che i social stiano diventando molto più orientati ai format (e quindi, in ultimissima istanza, alla vendita dei prodotti) e quindi mi domando a chi possa interessare un mio pensiero estemporaneo e personale su una qualsiasi cosa. Però ripeto, magari è una para mia.

5) Quando chiudi Instagram e metti via la chitarra, cosa ti piace fare per svagarti e non pensare al lavoro? Hai qualche hobby particolare? 
Mi piace molto leggere, forse è il mio hobby più grande. Mi accompagna fin da piccola, anche se ovviamente con dei periodi di maggiore frequenza e altri meno.

6) Hai vinto premi come 'LAZIOSound' e aperto concerti importanti. Come cambia la tua energia quando passi dal racconto personale dei tuoi vlog al palco davanti a un pubblico vero? 
Direi che si amplifica ma nel suo nucleo rimane la stessa, non so se ha senso. Cioè io non percepisco una grande differenza tra la me davanti alla camera e la me davanti al pubblico. Certo è che mi piace centomila volte di più avere delle facce vere davanti e quindi magari mi sbottono un po’ di più. Per il resto direi che cambia poco!

7) Hai già un cassetto pieno di nuove canzoni o preferisci scrivere seguendo l'ispirazione del momento? 
Ho un cassetto pieno di VECCHIE canzoni! Produrre musica richiede tanto tempo, tanta energia e un po’ di soldi e quindi spesso le canzoni escono dopo anni dal momento in cui le ho scritte. Attualmente mi sto concentrando sul far uscire quelle che già ho da un po’ di tempo, per evitare di disamorarmi completamente di loro.

8) Che differenze noti tra chi ti commenta sui social e chi viene a vederti dal vivo? Ti trasmettono emozioni diverse? 
Anche qui non noto una particolare differenza, spesso chi mi commenta sui social poi viene a incontrarmi dal vivo e porta la stessa identica energia, lo stesso senso dell’umorismo in comune, la stessa voglia di fare comunità. Infatti non è un caso che alcuni dei miei più preziosi rapporti di amicizia siano nati su internet.

9) Sei cantautrice, fai stand-up comedy e lavori in radio: qual è il ruolo in cui ti senti più te stessa e quale quello che ti mette più alla prova? 
Bellissima domanda…per la mia psicoterapeuta. A parte gli scherzi, sto cercando di capirlo. Ho la fortuna di poter esplorare tanti aspetti diversi del lavoro artistico e finora l’ho vissuto un po’ come un grande luna-park, dopo un’infanzia e un'adolescenza passate sui libri o al massimo in palestra a giocare (male) a pallavolo. Ci sono diversi lati del mio carattere che hanno la possibilità di emergere in ognuno di questi lavori e quindi al momento non so scegliere, perché significherebbe identificarmi solo con uno di questi lati.

10) Scrittura creativa
Immagina di dover scrivere l'inizio di una canzone su una ragazza che, durante un blackout totale, riscopre quanto è bello il silenzio: quali sarebbero le prime due frasi?
Bella domanda!
“Buio, non far rumore
Se mi perdo nel silenzio
Non mi ritrovare”

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