L'angolo dell'intervista Marco Matteucci: "Ho dovuto imparare a distinguere chi sono io da quello che faccio online"


C’è un modo di stare sui social che non cerca la perfezione a tutti i costi, ma punta dritto alla verità delle piccole cose. È lo spazio che si è costruito Marco Matteucci, un luogo dove l’ironia romana incontra la sincerità di chi non ha paura di mostrare anche i propri dubbi. Spesso lo vediamo attraverso lo schermo, ma la forza di Marco sta proprio nel saper accorciare le distanze. Con quel mix tutto romano di schiettezza, è riuscito a trasformare i social in un luogo di incontro, dove la quotidianità — quella vera, fatta di famiglia, sogni e piccoli riti — torna protagonista. Non è solo questione di contenuti virali, ma di un’autenticità che non ha bisogno di filtri. Romano nell’anima e sognatore per disciplina, Marco sta portando la sua creatività oltre i confini del digitale. Guarda al cinema con il rispetto di chi ha studiato e la grinta di chi sa che ogni traguardo è frutto di sacrificio. Ma nonostante i set e i grandi numeri, la sua priorità resta una sola: non perdere mai il contatto con la realtà.

In questa conversazione, Marco ci racconta la sua parte più vera: parla dei momenti di incertezza, della sfida di gestire la pressione e di quella voglia costante di migliorarsi. È il racconto di chi sa che le piattaforme possono cambiare, ma le connessioni umane restano.Ecco Marco Matteucci. Semplicemente lui, pronto a darci appuntamento "nel mondo reale", perché in fondo siamo tutti sotto lo stesso cielo



1) Se il tuo profilo Instagram fosse un film di Netflix, quale sarebbe il titolo della prima puntata e chi sarebbe il "villain" che cerca di rubarti i follower?
Beh, Il titolo sarebbe “Don’t Give Up".
Il mio percorso non è una storia lineare, è più una continua ricerca. Il “villain” non sarebbe un hater o un competitor, ma l’algoritmo… e soprattutto l’ansia di non essere abbastanza. Quella voce interna che ti fa confrontare con gli altri e ti fa pensare di essere sempre un passo indietro.

2) Sei un "romano DOC". Qual è l'angolo di Roma dove ti rifugi quando vuoi staccare da tutto e sentirti semplicemente Marco, lontano dai social?
Roma è casa alla fine, amavo alla follia Milano ma Roma è Roma… quando voglio sentirmi solo Marco e non “Marco dei social”, mi piace camminare senza meta, soprattutto verso zone più tranquille, magari… “the road to dawn”, cit. Mi aiuta il movimento, l’aria, staccare soprattutto dal telefono. A volte basta anche una palestra alle 8 del mattino o un momento in macchina da solo.

3) Molti creator sognano il grande schermo. Se domani ti venisse proposto un ruolo importante nel cinema, come cambierebbe il tuo rapporto con il mondo digitale? È una porta che ti piacerebbe aprire?
Aprirei quella porta per il semplice fatto che amo il cinema, ho studiato per il cinema, anche teatro ma il grande schermo (oppure anche quello piccolo in streaming) è quello che sogno. Il cinema per me è un’evoluzione naturale, non una fuga dai social, ovviamente. I social mi hanno insegnato disciplina e contatto diretto con il pubblico. Il grande schermo sarebbe un modo diverso di raccontare storie. Non abbandonerei il digitale, lo porterei con me.

4) Spesso la bellezza può essere un limite o un'etichetta. Qual è una qualità del tuo carattere che i tuoi follower non riescono a percepire attraverso una foto o un video?
La sensibilità… immagino.
Online spesso si vede il lato leggero, ironico, estetico. Ma sono una persona che sente molto, che riflette tanto e che si mette spesso in discussione, ed è tutto molto riduttivo.

5) Tutti abbiamo un interesse quasi "maniacale" o un piccolo rituale quotidiano che non c'entra nulla con i trend del momento. Qual è una tua passione segreta che non mostri mai nei video?
Sono molto più “nerd” di quanto sembri. Amo i videogiochi con una componente narrativa forte, le storie profonde, le colonne sonore. E sono molto attento alla crescita personale, al migliorarmi fisicamente e mentalmente (sopratutto mentalmente). È quasi un’ossessione positiva.

6) Spesso coinvolgi i tuoi familiari nei contenuti che pubblichi. Qual è l'insegnamento più importante che hai ricevuto da loro e che cerchi di applicare ogni giorno?
Mi hanno insegnato il valore del lavoro e della costanza. Nulla arriva per caso. Se oggi faccio questo è perché dietro c’è sempre stato sacrificio, anche quando non si vedeva nulla di concreto. E cerco di ricordarmelo ogni giorno.


7) C'è sempre un "dietro le quinte" meno filtrato. Qual è l'aspetto del mondo dei social o della cultura dei "like" che proprio non sopporti o che trovi tossico?
Tossico, eh… io iniziai i social per fare amicizie, invece il 99% erano tutti approfittatori, per non parlare dei numeri e della superficialità.
Si vede solo il risultato finale, mai il dietro le quinte. E questo può diventare tossico, perché inizi a misurare il tuo valore con un numero, cosa sbagliatissima ma… funziona cosi. Però non importa, ho imparato che i numeri sono strumenti, non identità.

8) Nel mondo dei social sembra tutto perfetto. Qual è stata una sfida personale che hai dovuto affrontare e che ti ha reso la persona che sei oggi?
La gestione della pressione.
Ci sono stati momenti in cui mi sono sentito perso, in cui il tempo che passa faceva più paura delle critiche inutili senza fondamento. Ho dovuto imparare a distinguere chi sono io da quello che faccio online. È una lezione che sto ancora imparando.

9) Se non avessi intrapreso la carriera nel mondo dello spettacolo e della moda, quale altro percorso professionale pensi che avresti scelto?
Probabilmente qualcosa legato alla creatività o al mondo digitale. Mi affascina costruire progetti, sviluppare idee, dare forma a qualcosa che prima non esisteva. Non mi vedo in un percorso statico… ci ho provato e l’ho fatto per anni, ma… non riesco, ahah.

10) Immagina di svegliarti domani e scoprire che Instagram e TikTok sono stati cancellati per sempre. Hai a disposizione solo un vecchio set di cartoline e dei francobolli: scrivi qui sotto il testo dell'ultima cartolina che manderesti alla tua community per salutarli e dar loro appuntamento "nel mondo reale".
“I social stanno per finire, ma non quello che siamo stati insieme. Le piattaforme cambiano, le connessioni vere no. Ci vediamo nel mondo reale: portate le vostre storie, io porterò la mia. Il resto lo scriviamo da capo, perché siamo tutti sotto lo stesso cielo, un solo cielo, un solo destino".


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