Intervista esclusiva ad Andrea Piovan L’anima dietro le mille voci che hanno segnato la nostra storia.

C’è una voce che è entrata nelle nostre case da decenni, capace di cambiare forma con una naturalezza incredibile. È un timbro che narra la maestosità della natura, scandisce i palinsesti della nostra TV e ha dato anima a guerrieri leggendari. Sono davvero felice e onorata di presentarvi un grande artista che si cela dietro il narrare: Andrea Piovan, un uomo capace di trasformare il respiro in puro racconto.
Per molti di noi, il legame con lui inizia da lontano. Sicuramente qualcuno ha ben presente "Il Capo" di Art Attack. 
Ricordo bene i pomeriggi a seguire la trasmissione in TV e a chiedermi spesso quale segreto rendesse così vivo e divertente quel busto di pietra. Solo anni dopo ho scoperto che il cuore di quel personaggio era proprio Andrea, che per ben 132 episodi ha prestato il suo talento ad una scultura iconica.
Ma la carriera di Andrea è un viaggio che continua a pieno ritmo ancora oggi. Voce inconfondibile di Rete 4 e narratore delle grandi produzioni BBC Earth. Oltre a vederlo impegnato come docente in workshop di doppiaggio, lo ricordiamo come vera leggenda dei videogiochi: è stato il volto vocale di Liquid Snake in Metal Gear Solid, lasciando il segno in titoli storici come Ape Escape, Crash Bandicoot 3: Warped, MediEvil, Syphon Filter, Half-Life 2, Tombi! 2, Destrega e molti altri.
In questa intervista, Andrea ci porta dietro le quinte del suo mestiere raccontandoci cosa resta di un personaggio dopo vent'anni e perché l'imperfezione umana sarà sempre superiore a qualsiasi tecnologia.

1) Benvenuto, Andrea!
La tua voce entra nelle case degli italiani in mille forme diverse. Se dovessi presentare Andrea Piovan senza usare la parola "voce", quali tre aggettivi sceglieresti per descrivere chi sei veramente?
Plastico. Mi viene in mente la plastica e tanti elementi, i colori... Poi mi vengono in mente gli animali: sono un po' zanzara, un po' pantera, un po' bradipo, un po' scimmia. Mi piace essere nero o bianco, se dovesse essere un colore, ma anche giallo, rosso, poi verde e azzurro. Come elementi mi sento un po' tutti: terra, vento (quindi aria), acqua e fuoco. 

2) In Art Attack hai dato vita a un personaggio iconico come "Il Capo". Come ti sei inventato quel modo di fare così particolare e divertente partendo da un semplice busto di pietra?
Con la direttrice di doppiaggio abbiamo fatto diverse prove per trasmettere nella voce quell'ingenuità che può avere il Capo; ingenuo ecco, non stupidello. Provando e riprovando siamo riusciti a trovare un tono un po' bambino, che però vuole fare anche l'insegnante. Caratterizzando la voce e provando varie volte siamo riusciti a fare veni fuori quel personaggio gradualmente. Quanti ricordi! Abbiamo appena festeggiato il ventesimo anno di Art Attack.

3) Sono passati più di vent'anni da Metal Gear Solid, eppure i fan citano ancora le tue battute nei panni di Liquid Snake. Qual è secondo te il segreto di un'interpretazione che riesce a restare così impressa nel tempo?
È stata una cosa rivoluzionaria arrivata dal mondo dei games nel ’96, un momento in cui è cambiato proprio il modo di fare videogiochi. Io non ci ho mai giocato a Liquid Snake, ma ho avuto il piacere e l’onore di registrare agli Abbey Road Studios: fu uno shock. Attraverso un vetro gigante vedevo un’orchestra di cento elementi che musicava Batman guardando le immagini del film; mi chiesi: "Dio mio, ma dove mi trovo? Cosa sto facendo qui?".
C'erano i giapponesi venuti insieme a Olivier e al team che dirigeva i doppiatori italiani; era un mondo particolare. In quegli anni ero partito dall’Italia per andare a Londra a fare un provino perché cercavano una voce per i palinsesti di rete, e da lì è iniziato tutto. Abbiamo lanciato canali come Boomerang, Discovery e Sky, che comprendeva National Geographic. È proprio lì che ho cominciato a doppiare i documentari che mi hanno portato tanta fortuna e che ho fatto a centinaia ormai, dalle grandi serie come Frozen Planet e Planet Earth a tutta la serie Wild.

4) Da molti anni sei la voce ufficiale di Rete 4. Come si sceglie il tono giusto per annunciare programmi così diversi tra loro e quanto c’è del tuo stile personale in quegli annunci?
Londra mi ha cambiato la vita: lì feci dieci anni di scuola di teatro con il Théâtre de la Complicité e feci vari spettacoli in inglese, con accento italiano perché è difficile toglierlo. Fare la voce dei promo di rete comprende un po' la vita, quello che sono io. A scuola ho scoperto gli elementi lavorando con la maschera neutra, inventata da Jacques Lecoq e Strehler insieme al maestro Sartori di Padova. Con questa maschera l'attore non parla: la indossa e vive dentro di sé il vento, il fuoco, l'aria, la terra, l'acqua... e poi gli animali e i colori.
Tutte queste esperienze ti portano a fare i promo di rete. Devi sempre tener presente che ci saranno milioni di telespettatori; quindi il messaggio deve essere evidenziato. Non è importante la tua voce, ma il comunicato. I programmi hanno bisogno di chiarezza, buona dizione e articolazione, ma quello che conta è che arrivi chiaro il messaggio allo spettatore. I promo devono essere convincenti.

5) Nei documentari della BBC la tua voce deve accompagnare immagini spettacolari. Come riesci a trasmettere la forza della natura senza mai rubarle la scena?
Rubarle la scena... brava, bellissima domanda. I documentari hanno una porticina particolare nel mio cuore perché è come narrare una storia ai bambini. Devono essere coinvolgenti: cambiamo volume ed entriamo nella storia senza mai rubare la scena all'animale, che è il vero protagonista.
Tu guardi il time code nel video e sai che devi entrare sempre in punta di piedi. È un equilibrio molto delicato. Entri nella scena: "La volpe alata del nord Africa depone le sue uova alle prime ore del mattino...". Cerchi di essere un tutt'uno con le immagini e con la musica. Il lavoro del doppiatore deve essere umile e rispettoso nei confronti di chi ha registrato le immagini, di chi ha composto le musiche e di chi è il protagonista: gli animali. Penso a grandi serie come Dynasty, Frozen Planet o Planet Earth, con le colonne sonore di Hans Zimmer. Sono lavori che richiedono anni di riprese e bisogna rispettare tutto questo.

6) Hai prestato la tua voce a tantissimi progetti diversi. Esiste un personaggio o uno spot pubblicitario molto famoso a cui hai lavorato, ma che il grande pubblico non ha ancora associato al tuo nome?
Non me lo sono mai chiesto. Con l'avvento dei social ormai tutti sanno tutto se vogliono sapere di qualcuno. Io ho la mia pagina dove metto le cose che faccio, ma non credo di avere qualcosa in particolare che sia "nascosto" al pubblico.

7) La sala di doppiaggio è un luogo di grande concentrazione e precisione. Ci racconti un tuo "dietro le quinte" particolare, magari un aneddoto curioso o una sfida tecnica inaspettata che hai dovuto affrontare davanti al microfono?
Ti aiuta molto se non mangi zuccheri al mattino. Io seguo sempre i primi turni delle 9:30 perché sono più sveglio e reattivo. Per tanto tempo ho bevuto il caffè con lo zucchero — che mi piace tanto — ma non si può fare: gli zuccheri creano dei piccoli cristallini sulla lingua che generano dei "click" fastidiosissimi in registrazione. Magari hai fatto una "buona la prima", ma devi rifarla per questa sporcatura. Sono giornate passate al buio, in un mondo magico dove passi ore e anni senza luce naturale; ogni tanto avresti voglia di uscire, ma è un mondo molto bello.

8) Tanti ragazzi sognano di intraprendere la carriera di speaker o doppiatore guardando ai professionisti come te. Qual è il consiglio più concreto che daresti a chi si sta avvicinando oggi a questo mestiere?
Parlavamo prima del ritmo e delle emozioni vissute, che vanno incorporate nel proprio corpo. Ecco perché a teatro si lavora sull’improvvisazione: l'improvvisazione della vita, che ogni giorno ti propone cose nuove. Io la amo, è sempre stata la mia grande passione. Entrare su un palcoscenico senza sapere cosa devi fare, facendo forza solo su quello che trovi in quel momento in scena.
Dico ai ragazzi: inventatevi la vita di tutti i giorni perché sono quelli i ritmi reali. Quando ci si arrabbia con qualcuno succede qualcosa dentro; bisogna capire quell'emozione dove nasce e come trasformarla in energia utile per il lavoro. Molti fanno direttamente il doppiaggio, che è una tecnica fatta di articolazione, velocità e concentrazione. Ma chi fa teatro ha la possibilità di esplorare se stesso e mettere questo stupore al servizio di chi ascolta. Bisogna essere generosi con il pubblico e portare fuori queste emozioni. Se il fiume non avesse gli argini andrebbe dappertutto; bisogna costruire nel tempo gli argini per veicolare questo potere straordinario che abbiamo e trasformarlo in energia utile per la bellezza.

9) Oggi si parla molto di intelligenza artificiale e sintesi vocale. Qual è, secondo te, l'unico elemento umano e "sporco" della tua voce che una macchina non sarà mai in grado di replicare davvero?
Magari replicheranno anche la coscienza, non so se sarà possibile con il tempo. Però l'improvvisazione costante, l'immaginazione, lo stupore... quelli sono difficili da clonare. Una macchina si basa su dati certi, mentre l'animo umano è imprevedibile. L'imprevedibilità, l'improvvisazione, la coscienza... come copiarle? Per quanto addestrata possa essere l'intelligenza artificiale, almeno per le mie conoscenze, avremo sempre la speranza che l'umanità, la meraviglia, lo stupore e la bellezza siano parte di qualcosa di superiore rispetto a un'intelligenza che si basa solo sui dati. È qualcosa di più grande.

10) Facciamo un gioco di immaginazione: se i tuoi personaggi più celebri si ritrovassero tutti insieme, che cosa si direbbero? Riusciresti a scriverci un brevissimo scambio di battute tra, ad esempio, Liquid Snake, Il Capo di Art Attack e il narratore dei documentari BBC?
Liquid Snake direbbe al Capo: "È solo una questione di geni, fratello!".
Il Capo gli risponderebbe: "Non ti arrabbiare tanto! Anche se ti arrabbi, un sorriso e un po' di speranza nel tuo mondo tutto metallico portano sempre una nota di allegria".
E il narratore BBC direbbe a entrambi: "Tranquillizzatevi, la vita è bella, va avanti comunque e abbiate speranza".
Come direi anche ai ragazzi che seguiranno questa intervista: c'è grande speranza e grande meraviglia. Lasciatevi guidare dalla bellezza della vita.

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