L'angolo dell'intervista Alessandra Merico: "Rubo le storie da raccontare alla vita e le trasformo in chiave divertente"

Si può portare la profondità del teatro dentro la velocità di un video sui social? La risposta è sì, e Alessandra Merico ne è la prova. Attrice e autrice vera, formatasi tra l’Accademia Internazionale di Teatro di Roma e la scuola del Teatro Stabile dell’Umbria, Alessandra riesce a far convivere il palco con lo schermo dello smartphone, mantenendo sempre la stessa autenticità.
Dalle collaborazioni con grandi nomi come Michele Placido, Valerio Massimo Manfredi, Sebastiano Somma e Athina Cenci, fino ai premi ricevuti per i suoi testi teatrali — come quello per Penelope. L’abitudine di restare, rappresentato a Castel del Monte con il patrocinio dell’Unesco — Alessandra ha sempre cercato la verità nelle storie. Oggi molti la conoscono per i suoi video virali, come quelli delle "sedute dalla psicologa", dove usa l'ironia per raccontare i nostri segreti e le nevrosi di tutti i giorni.
Tra un monologo comico e una serata a teatro, si è fermata per raccontarci il suo mondo: dai classici che l’hanno formata alla sfida di restare se stessi in un mondo digitale che corre troppo forte.
​"La comicità e il cinismo mi hanno salvata, ho ridato senso a molte cose brutte cercando di osservarle da un nuovo punto di vista".

Ecco la nostra chiacchierata.


1) Alessandra, benvenuta nel mio blog!
Se dovessi descrivere la tua personalità a chi non ti conosce usando tre titoli di opere teatrali, quali sceglieresti e perché?
Le prime tre opere teatrali che mi vengono in mente per descrivermi sono l'Antigone di Sofocle, per il senso di giustizia "a tutti i costi" della protagonista e la necessità di combattere battaglie che portano avanti i propri valori.
Poi Molto rumore per nulla di Shakespeare che grazie a Benedetto e Beatrice descrive meravigliosamente bene la nascita dei rapporti disfunzionali nelle relazioni! E vorrei citare un testo mio, scritto dopo un anno di ricerca dentro me stessa, Penelope. L'abitudine di restare, che tratta di dipendenza affettiva e di una impossibilità a lasciare andare del tutto il passato.
Ma se dovessi scegliere solo un titolo che rappresenti la mia vita opterei per Che disastro di commedia di Henry Lewis, Jonathan Sayer e Henry Shields.

2) Dove nascono abitualmente le tue storie prima di trasformarsi in copioni o video? Raccontaci se hai un posto o un momento speciale in cui le idee prendono forma.
Il posto speciale è la mia testa! Infatti ovunque sono, quando arriva l'idea io mi estraneo completamente e mi ritiro in un'altra dimensione finché qualcuno (spesso il mio istruttore della palestra) non mi riporta alla realtà. 

3) I tuoi racconti sono molto vicini alla vita di tutti i giorni. Quanto prendi dalle tue giornate o dalle storie che senti in giro per scrivere i tuoi testi?
Io rubo le storie da raccontare alla vita, per cui possono accadere ovunque, su una panchina, su un ristorante, in metro. E c'è un momento esatto in cui mi si accende una scintilla e capisco, da un piccolo particolare, che quello a cui sto assistendo è qualcosa che trasformerò in testo teatrale, perché mi ha toccato dentro. Amo ascoltare le conversazioni altrui e leggo molto, sono sempre alla ricerca di storie. Ovviamente in molti casi attingo anche a vicende personali. A seguire mi metto seduta al tavolino della cucina e con il mio pc inizio a scrivere qualcosa che, a volte, prende forma (altre volte resta una suggestione).

4) Molte persone provano a far ridere, ma pochi ci riescono davvero. Cosa spinge la gente a fermarsi proprio sulle tue storie social in mezzo a così tanti contenuti?
La prima volta che sono diventata virale con un video raccontavo la storia di una ragazza che andava dalla psicologa per lasciare il compagno. Detto così, niente di nuovo, la cosa diversa che ho fatto è stato inserire un elemento che di solito è un tabù, ho esplicitato al mio fidanzato il contenuto della seduta dicendogli che stavo andando a fare un percorso terapeutico per lasciarlo. Il successo di quel video è stato svelare un "segreto" come se fosse un gesto quotidiano, una cosa normale. E cosi sono andata avanti a raccontare le sedute della mia fantomatica psicologa a tutto il web.
I miei video giocano sul paradosso, sul dire qualcosa che di solito si tace per "convenzione sociale", svelano dei meccanismi umani in cui tutti si riconoscono. A volte riescono meglio altre si limitano a fare intrattenimento.

5) In un mondo dominato dai video veloci, che ruolo ha il teatro oggi? Com'è cambiato il modo di essere attori per un pubblico così sempre connesso?
Il teatro è sempre esistito ed esisterà sempre perché conserva l'unica cosa che non si può trasmettere con un video: il contatto umano. Le commedie si sono accorciate per essere più fruibili, si preferiscono gli atti unici (al massimo due) e si cerca (quando è possibile) di anticipare l'incidente scatenante per far entrare subito lo spettatore nel vivo dell'azione (accorciando le scene di presentazione che di solito sono in apertura). 

6) Ci sono ruoli che senti più tuoi di altri? Quali sono le parti che ti diverti a interpretare  maggiormente e perché?
Mi piace moltissimo interpretare i cosiddetti "caratteri comici". Se devo essere sincera mi piacciono molto i personaggi svampiti e che cadono dalle nuvole. Ma adoro interpretare anche le nevrosi quotidiane (come si vede dai miei canali social).

7) Spesso la comicità aiuta ad affrontare i piccoli problemi. Scherzare su un disagio è il segreto per guardarlo con meno ansia?
Certo, io ho esorcizzato tantissimi episodi molto dolorosi che mi sono accaduti raccontandoli attraverso il sarcasmo. La comicità e il cinismo mi hanno salvato, ho ridato senso a molte cose brutte che mi sono accadute cercando di osservarle da un nuovo punto di vista e restituendole al mondo in chiave "divertente". Chi viene a vedere i miei monologhi sa che tutto quello che dico è solo enfatizzato ma nasce da storie vere.

8) Hai creato una comunità molto attiva sui social. Ti è mai successo che il commento di un follower ti facesse cambiare idea su qualcosa?
Io ho tantissime persone che mi seguono con costanza e passione e a loro sono grata. A volte, però, succede che qualcuno capita per caso sulla mia pagina e non capisce che sono video comici, per cui inizia ad insultare confondendo l'immaginazione con la realtà. Quello mi fa cambiare idea sul genere umano! Credo che tutti abbiano bisogno di terapia, ma alcuni di più.

9) Qual è la "regola" della comunicazione web che ti diverti di più a stravolgere per restare te stessa e quali sono i nuovi progetti che sogni di esplorare?
La mia regola è che non ci sono regole, da brava acquario odio stare negli schemi imposti dall'algoritmo e mi piace sperimentare. Mi piacerebbe fare un film, scriverlo e interpretarlo, sarebbe la coronazione di un sogno.

10) Scrittura creativa 
Se un giorno dovessi lasciare un copione di scena per gli attori del futuro, quale consiglio scriveresti tra le righe per aiutarli a non perdere mai l'autenticità?
Ho capito che il segreto è che ognuno deve scoprire la sua strada da sé, come una sorta di rito di iniziazione. I miei maestri non hanno mai voluto dirmi cosa dovevo fare per vivere di questo mestiere e solo ora capisco perché. Non c'è un modo per essere "autentici" non c'è un modo per fare questo lavoro. L'urgenza di dire qualcosa ti fa aprire delle strade che prima non esistevano. Per cui non posso lasciare nessun copione agli attori del futuro perché sarebbe inutile, se avranno qualcosa da dire di autentico troveranno il modo di dirla.



Commenti

Post popolari in questo blog

Oltre lo schermo: intervista a Lorenzo Isola, l'ingegnere che ha dato voce all'anima di Genova

L'angolo dell'intervista IstErica: "Mi diverte far emergere la comicità da situazioni in cui è già presente, cambiandone semplicemente il medium"

L'angolo dell'intervista Gli adolescenti "devono ricominciare a rompere le scatole, una buona volta. Devono fare i giovani".