L'angolo dell'intervista FullMetal Anime: quando le sigle diventano un portale rock
Tra il debutto internazionale in Germania e la Premiere di oggi: intervista esclusiva alla band che sta ridisegnando l'immaginario nerd
È davvero emozionante incontrare persone, anche se virtualmente, che hanno tanto da raccontare. Questa volta vi parlo di un gruppo rock metal che ha dello straordinario, sia in termini di vocalità e presenza scenica che di scelta musicale.
I FullMetal Anime sono un portale tra la realtà e l’immaginario nerd. Attraverso potenti reinterpretazioni in lingua originale giapponese, trasformano le sigle degli anime più iconiche in vere esperienze immersive.
Un’idea che prende vita dall’incontro di cinque musicisti professionisti provenienti dalle più diverse realtà (dal soul al nu-metal, fino al musical theater) che hanno messo insieme la propria esperienza live per creare uno spettacolo intenso, dove band e spettatore diventano una cosa sola.
Reduci da una crescita costante che li porterà a maggio sul prestigioso palco del DoKomi in Germania, si preparano a un finale di aprile entusiasmante: da oggi 27 la Premiere del nuovo brano è su YouTube e dal primo maggio il via al tour live.
Ho fatto con loro una chiacchierata intensa, scoprendo cosa si cela dietro il trucco e l'energia dei loro strumenti.
Ma prima vi presento i protagonisti di questo viaggio:
Roberto Castellino – Male lead vocal
Chiara Poggioli – Female lead vocal
Filippo Naso – Lead guitar
Sebastiano Men – Rhythm guitar
Alberto Lèmoni – Drums & percussion
Leggete tutta l'intervista: rimarrete sicuramente affascinati da questa band!
Come mai avete scelto di unire il sound rock/metal proprio agli anime? Da cosa nasce questo legame?
Per noi non è mai stata una semplice scelta stilistica, ma qualcosa di naturale. Gli anime giapponesi hanno sempre avuto una connessione fortissima con il rock e con il metal: molte opening e ending hanno già dentro una scrittura molto potente, emotiva e cinematica.
Noi siamo cresciuti sia musicalmente che emotivamente con quelle sigle. Ci siamo resi conto che quelle canzoni non erano solo “cartoni animati”, ma vere colonne sonore di momenti importanti della vita.
FullMetal Anime nasce proprio da questo: prendere quell’energia e portarla sul palco con la stessa intensità con cui l’abbiamo vissuta da spettatori.
2) Quali sono gli anime preferiti del gruppo? Ce n’è uno in particolare che ha influenzato la crescita artistica dei singoli componenti?
Ogni membro del gruppo ha il proprio universo personale, ed è proprio questa varietà di riferimenti a rendere FullMetal Anime così ricco, sfaccettato e autentico.
I nostri gusti attraversano mondi diversi, ma tutti molto forti dal punto di vista visivo, emotivo e narrativo. Ed è anche questo il bello del progetto: non nasce da un unico immaginario, ma dall’incontro di sensibilità diverse che sul palco trovano un linguaggio comune.
Roberto è molto legato a Bleach, per quell’estetica oscura ed elegante, per il senso di conflitto interiore e per la forza dei personaggi.
Io e Filippo sentiamo invece un legame fortissimo con Demon Slayer, che per noi non è solo potente a livello visivo, ma anche profondamente coinvolgente sul piano emotivo. È un anime che colpisce per la qualità della scrittura, per il vissuto dei personaggi e per il modo in cui riesce a dare peso anche al dolore, alla memoria e alla trasformazione. Penso ad esempio a un personaggio come Akaza, che va ben oltre la semplice figura del villain e porta dentro di sé una componente tragica, umana e quasi lacerante. È proprio quel tipo di intensità narrativa che ci affascina moltissimo.
Sebastiano è molto legato a Evangelion, per la sua profondità psicologica, per la tensione emotiva costante e per quella dimensione introspettiva che lo rende ancora oggi un’opera unica.
Alberto invece ha un forte legame con Overlord, per la sua imponenza scenica, per il carisma del mondo narrativo e per quella sensazione di potere teatrale che lascia un segno immediato.
Più che avere un unico anime di riferimento, ci piace pensare che il progetto sia il risultato di tutte queste suggestioni messe insieme: epica, dramma, oscurità, energia, introspezione e impatto visivo.
3) Spesso gli arrangiamenti mescolano sigle iconiche con lo stile di grandi band metal mondiali. Come riuscite a far convivere questi mondi così diversi senza perdere l'anima del brano originale?
La regola è una sola: rispettare sempre l’anima del brano.
In realtà, molto spesso — e quasi sempre nel caso delle opening che scegliamo — quella componente rock e metal è già presente all’origine. Molte sigle anime nascono già con una scrittura aggressiva, potente e fortemente orientata al live, perché i loro compositori e gli artisti che le interpretano arrivano proprio da quel mondo musicale.
Non si tratta quindi di “metalizzare” qualcosa che metal non è, ma di riconoscere e valorizzare una natura che esiste già.
Il nostro lavoro parte sempre dall’analisi emotiva del pezzo: capire cosa racconta, quale energia porta, quale immaginario evoca.
Da lì costruiamo l’arrangiamento.
Se un brano ha bisogno di aggressività, gliela diamo. Se ha bisogno di tensione, eleganza o drammaticità, lavoriamo su quello.
L’obiettivo non è trasformare il pezzo, ma amplificarlo.
Vogliamo che chi ascolta dica: “È esattamente come la ricordavo… ma ancora più potente".
4) Il vostro stile richiama il Visual Kei giapponese, dove immagine e musica sono un’unica cosa. Quanto è difficile oggi portare avanti una scelta estetica così estrema e curata?
In realtà non la viviamo come una scelta difficile, perché per noi è semplicemente una conseguenza naturale dell’amore profondo che abbiamo per questo mondo e per la musica che facciamo.
Anime, rock, Giappone, performance: tutto questo per noi non è mai stato separato. Portarlo anche a livello estetico significa rendere il progetto completo, trasformarlo in un’esperienza immersiva totale, dove il pubblico non assiste soltanto a un concerto, ma entra davvero dentro un universo.
Siamo molto felici che venga riconosciuto in noi il richiamo al Visual Kei, perché è uno stile a cui teniamo profondamente e che sentiamo molto vicino alla nostra identità artistica. Il Visual Kei non è solo immagine: è teatralità, presenza scenica, carattere, racconto visivo. È il modo in cui la musica prende forma anche prima della prima nota.
Per questo ci teniamo costantemente aggiornati, studiamo, osserviamo e scegliamo outfit che non siano semplicemente belli da vedere, ma che abbiano coerenza, personalità e significato.
Spesso acquistiamo anche capi autentici giapponesi come furisode, haori originali o elementi ispirati all’abbigliamento tradizionale e performativo, come pantaloni in stile ninja, proprio perché vogliamo che ogni dettaglio sia reale, credibile e vissuto.
Quando saliamo sul palco non vogliamo “indossare un costume”: vogliamo aprire un portale.
E se il pubblico, anche solo per un’ora, si dimentica di essere davanti a un palco e si sente dentro un anime… allora abbiamo fatto bene il nostro lavoro.
5) Da oggi, 27 aprile, la Premiere del nuovo brano è su YouTube: cosa dobbiamo aspettarci da questa uscita e quali novità porta rispetto ai lavori precedenti?
La nostra Premiere di “Kizuna no Kiseki” è una delle opening più amate e potenti degli ultimi anni, tratta da Demon Slayer.
Per noi non è semplicemente una cover, ma un modo per raccontare un’altra parte dell’identità di FullMetal Anime.
Il nostro primo video aveva un taglio molto più cinematografico, professionale e d’impatto, pensato per presentare il progetto nella sua veste più forte e scenica. Con questa nuova uscita, invece, volevamo fare qualcosa di diverso: portare le persone direttamente dentro la nostra sala prove, dentro la nostra energia reale.
Volevamo far vedere non solo lo show finale, ma anche il gruppo che c’è dietro: la complicità, la caciara, il divertimento, la festa, quell’atmosfera spontanea che nasce quando cinque musicisti condividono la stessa passione e la trasformano in qualcosa di vivo.
“Kizuna no Kiseki” parla anche di questo: legame, connessione, energia condivisa.
Ci sarà sicuramente tutta la potenza del brano originale, ma anche un lato più autentico, diretto e umano del nostro progetto.
Per noi è importante che il pubblico non veda solo la performance, ma entri davvero nel mondo FullMetal Anime, anche dietro le quinte.
6) Il primo maggio inizia il tour live. Oltre all'entusiasmo, come ci si prepara fisicamente per reggere il peso di costumi e trucco così impegnativi per tante date di fila?
Sicuramente serve molta preparazione, e non solo quella che si vede.
C’è tantissimo training tecnico: prove lunghe, studio costante, riscaldamento vocale e fisico, perché parliamo di brani complessi, con parole difficili, ritmiche serrate e una grande intensità energetica da mantenere per tutto il live.
Dietro uno show come il nostro c’è disciplina vera: cura della voce, resistenza, timing, concentrazione, gestione delle energie e ovviamente tutta la parte legata a costumi, makeup e presenza scenica, che richiede tempo e attenzione prima ancora di salire sul palco.
Detto questo, non siamo neanche quei musicisti che passano la giornata in palestra a fare squat pensando a come sopravvivere a una strofa di Adamas o a un ritornello di Kaikai Kitan.
Alla fine il vero allenamento resta sempre quello: palco, prove, adrenalina e tanta resistenza costruita live dopo live.
La cosa più importante, però, non è avere il fisico da supereroe, ma riuscire a creare un tutt’uno di energia: tra noi sul palco, con il pubblico e con quello che stiamo suonando.
Quando quella connessione si accende, la stanchezza passa in secondo piano e tutto diventa molto più naturale.
E poi, diciamolo, il vero recupero post-live spesso non è il ghiaccio sulla schiena…
…è la birretta insieme a fine serata, quando il trucco cola, i costumi si smontano e capisci che anche quella, in fondo, fa parte dello show.
7) Guardando al futuro, a maggio sarete sul prestigioso palco del DoKomi in Germania. Cosa significa per voi questo debutto internazionale?
Siamo sinceramente molto emozionati.
Per noi rappresenta un passaggio importantissimo: non solo un live all’estero, ma la conferma che questo progetto può parlare anche oltre i confini italiani e trovare spazio in un contesto internazionale così grande e prestigioso.
DoKomi è una realtà enorme nel panorama anime e pop culture europeo, e poter portare lì “Cross the Gate” è qualcosa che viviamo con grande entusiasmo ma anche con forte senso di responsabilità.
Crediamo molto nel fatto che la musica, soprattutto quando nasce da passioni così universali come anime e rock, riesca a superare qualsiasi barriera linguistica o geografica.
Sarà un momento speciale, sicuramente molto intenso, e non mancheremo di raccontarlo anche dopo averlo vissuto.
8) Dietro il trucco e i costumi ci sono musicisti professionisti. Avete mai la sensazione che l'impatto visivo rischi di oscurare la qualità tecnica della vostra esecuzione?
È una domanda che ci fanno spesso, e la risposta è no—se il lavoro è fatto bene.
L’impatto visivo attira l’attenzione, ma è la qualità musicale che la trattiene.
Se dietro il costume non c’è sostanza, il pubblico se ne accorge subito.
Noi veniamo tutti da anni di palco, studio e lavoro musicale reale. La tecnica non è un’aggiunta: è la base.
L’estetica serve ad amplificare il messaggio, non a nascondere limiti.
Anzi, proprio perché l’impatto visivo è forte, il livello musicale deve essere ancora più alto.
9) Oltre ai grandi classici, vi piacerebbe collaborare alla colonna sonora originale di un nuovo anime o magari di un prodotto d'animazione italiano?
Assolutamente sì, sarebbe uno degli obiettivi più belli da raggiungere.
Scrivere una colonna sonora originale significa entrare nella narrazione, diventare parte del mondo che quell’opera sta costruendo.
È un livello completamente diverso rispetto all’interpretazione.
Ci piacerebbe moltissimo collaborare sia con produzioni giapponesi che con progetti italiani che vogliano osare e costruire qualcosa di nuovo.
Crediamo che ci sia ancora tantissimo spazio per contaminazioni forti tra musica, animazione e live performance.
10) Immaginate di scrivere la colonna sonora per un anime che parla della storia della band: quale sarebbe il titolo della prima puntata e che tipo di "potere speciale" avrebbe ogni membro sul palco?
Il titolo sarebbe sicuramente:
“Cross the Gate – When the Portal Opens”
Perché è esattamente quello che succede quando saliamo sul palco: si apre un portale tra realtà e immaginazione.
Ogni membro avrebbe un proprio potere.
Chiara — The Crimson Voice
Quirk: Voce del Fuoco
In un mondo come My Hero Academia, Chiara userebbe la voce come un’arma e come uno scudo. Ogni nota può spezzare illusioni, risvegliare volontà, rafforzare gli alleati o destabilizzare il nemico. Ma soprattutto, la sua voce può diventare una vera onda d’urto: un’emissione sonora così potente da dissolvere, frantumare e distruggere ciò che ha davanti. Non canta soltanto: incide, travolge, abbatte. Il suo quirk aumenta di potenza quanto più forte è ciò in cui crede: se combatte per proteggere qualcuno o per difendere un ideale, diventa quasi inarrestabile. Lo sguardo è parte del potere: chi incrocia i suoi occhi sente immediatamente la pressione della sua volontà. Non è un eroe che combatte per fama: combatte perché non riesce a voltarsi dall’altra parte. Il suo vero potere non è la distruzione. È trasformare la rabbia in protezione e il fuoco in qualcosa per cui valga la pena combattere.
Roberto — The Mirror Scorpion
Quirk: Lama Riflessa
Il suo quirk non colpisce direttamente: riflette, ribalta e restituisce. Ogni attacco verbale, psicologico o energetico che riceve può essere analizzato e rimandato indietro in forma ancora più precisa e tagliente. La sua vera arma, però, è la parola: può colpire i punti deboli di una persona con una precisione quasi chirurgica. Calmo, elegante e silenzioso, è il tipo di eroe che sembra immobile… fino al momento in cui capisci che ha già vinto. Se superi il limite, il pungiglione arriva senza rumore.
Filippo — The Alchemist of Strings
Quirk: Equilibrio Assoluto
Il suo potere non è semplicemente controllare il suono: è comprendere la struttura invisibile che tiene insieme ogni cosa. Frequenze, vibrazioni, tensioni, armoniche, energia: Filippo legge il mondo come uno spartito matematico perfetto. Dove gli altri vedono caos, lui vede formule. Dove gli altri sentono rumore, lui individua la nota sbagliata. Può percepire immediatamente ogni squilibrio — fisico, emotivo, strategico — e intervenire per correggerlo con una precisione quasi spietata. La sua chitarra non è uno strumento: è un catalizzatore. Ogni riff genera onde di risonanza capaci di spezzare difese, destabilizzare avversari o ristabilire l’ordine nel pieno del disastro. Ogni assolo è una sentenza tecnica. Ogni armonico è controllo puro. Dentro di lui convivono uno scienziato ossessionato dalla perfezione e un virtuoso che parla fluentemente la lingua del caos. Non combatte d’impulso. Calcola. Misura. Osserva. Decide. E quando agisce, significa che il risultato era già scritto. Il suo vero superpotere non è vincere. È rendere inevitabile la vittoria.
Sebastiano — The Nihil King
Quirk: Vuoto Lucido
Il suo quirk genera una zona di calma assoluta che annulla il caos circostante. All’interno del suo raggio d’azione, panico, rabbia e isteria perdono forza. I nemici si destabilizzano perché non riescono più ad alimentarsi del conflitto. Non combatte con esplosioni spettacolari: combatte togliendo potere al rumore. Il suo distacco diventa una forma di dominio. Più la situazione è disperata, più lui diventa lucido. È il tipo di eroe che resta fermo mentre il mondo brucia… e proprio per questo nessuno riesce davvero a spostarlo.
Alberto — The Golden Trigger
Quirk: Perfect Return
Il suo potere gli permette di percepire il “timing perfetto” di ogni cosa: il colpo giusto, il momento esatto, l’apertura invisibile che tutti gli altri non vedono. In battaglia diventa devastante, perché ogni attacco trova sempre il punto più efficace. Con la batteria il quirk si amplifica: il ritmo gli permette di controllare il flusso dell’azione e sincronizzare tutto il team. È istinto puro, velocità, pressione continua. Il problema? Non smette mai di cercare il colpo perfetto. E questa ossessione lo rende tanto geniale quanto pericoloso.
In fondo, il nostro anime esiste già.
Si chiama palco.
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