L'angolo dell'intervista Malita Choul: "Ad oggi mi rendo conto che è fondamentale esprimersi correttamente e avere un lessico ricco"
A volte i percorsi delle persone si incrociano per i motivi più inaspettati. A farmi scoprire Giusy, in arte Malita Choul, è stato un denominatore comune: Campobasso. È la mia città, ed è il posto in cui lei ha scelto di formarsi e studiare al Conservatorio "L. Perosi". Sapere che tra quelle stesse strade è nata la sua identità di artista mi ha spinta a guardare al di là dello schermo, per capire cosa si nasconde realmente dietro i suoi video virali seguiti oggi da oltre 319 mila persone.
Oggi Giusy è un’attrice e una cantante lirica che ha scelto di far convivere linguaggi differenti, portando la forza del teatro sui social. In questa chiacchierata per Flusso di Coscienza, ci svela il suo dietro le quinte: parliamo del coraggio di tornare in scena dopo un periodo di pausa e della libertà di definirsi, prima di tutto, una persona curiosa.
C’è una Giusy che rivendica il diritto di essere "procellosa" e che ci insegna a non temere la noia, perché è proprio lì che si impara a osservare davvero il mondo.
1) Benvenuta nel mio blog! Attrice, cantante e creator: sei un mix incredibile di talenti. Come e quando è nata l'idea di unire tutte queste tue passioni nel progetto Malita Choul?
Tutto è iniziato circa tre anni fa, dopo che ho cominciato a lavorare a Milano come insegnante di sostegno e di musica. Venivo da un periodo di crisi in cui avevo abbandonato le scene: non mi stavo più esibendo né come cantante né come attrice. A un certo punto mi è mancato il palco e ho fatto di tutto per tornare a calcarlo, possibilmente con dei progetti miei. Ho ripreso in mano questa pagina "Malita Choul" — nata nel 2018 per un percorso musicale — e ho cominciato a postare dei reel brillanti dove ho cercato di mescolare quello che so fare, creando piccoli sketch che spero possano aprirmi nuove porte. Il mio obiettivo resta quello di fare teatro, cinema e serie TV.
2) Hai studiato canto lirico al Conservatorio "Perosi" di Campobasso, un percorso che richiede molto esercizio. In che modo quella formazione ti aiuta oggi a costruire i tuoi video e a gestire il ritmo dei social?
Mi sono laureata al Conservatorio Perosi, e sicuramente, una formazione accademica basata su un percorso che richiede costanza mi ha aiutato ad avere il rigore necessario per creare una routine sui social. Quello che mi ha dato lo studio è stata sicuramente una disciplina ferrea, ma anche tanti traumi; ma questo è un discorso a parte.
3) Usi l’ironia per insegnare a parlare bene: secondo te, perché oggi abbiamo così bisogno di riscoprire il valore delle parole, magari facendoci sopra una risata?
Non voglio assolutamente insegnare nulla a nessuno, perché non sono una linguista. Sono solo una persona curiosa. Avendo cantato per anni opere costruite su libretti con termini in disuso, mi sono chiesta perché non riscoprire cosa significano e riportarli in auge. Ad oggi mi rendo conto che è fondamentale esprimersi correttamente e avere un lessico ricco. Una buona padronanza del linguaggio ti offre una tavolozza di colori e sfumature; un pensiero stratificato ti dà la possibilità di descrivere le sensazioni in maniera più dettagliata e di riflettere su ciò che vivi. Le parole modellano il pensiero e ci aiutano a non guardare tutto solo in bianco e nero: tra gli estremi ci sono infinite zone di colore che un linguaggio curato riesce a cogliere.
4) Sei nata ad Ariano Irpino e ti sei formata a Campobasso: in che modo l'atmosfera e la genuinità di queste terre hanno ispirato la tua capacità di osservazione e la nascita dei tuoi personaggi?
Sì, sono nata ad Ariano Irpino e poi, per mia fortuna, mi sono trasferita a Campobasso per studiare. È un centro piccolo, dove la criminalità è quasi inesistente: è stata una vera protezione per quella "piccola me" che iniziava ad affacciarsi al mondo degli adulti. Campobasso mi ha cullata, formata e presa per mano, facendomi crescere senza grandi disavventure. Sicuramente quell'atmosfera ha nutrito la mia capacità di osservazione, anche se la nascita di molti personaggi non è dovuta tanto alla genuinità di queste terre, quanto ai libretti d'opera. Le mie "creature" sono sempre un po' sopra le righe e vengono da mondi che non esistono. Però, la tranquillità di questi posti mi ha aiutato ad assaporare la noia, ed è proprio dalla noia che impari a osservare davvero.
5) Hai lavorato con Nickulele (che tra l'altro seguo e vorrei intervistare), un musicista creativo e fuori dagli schemi. Cosa hai trovato nel suo mondo musicale che si sposa così bene con la tua teatralità?
Abbiamo fatto un paio di video e registrato nello stesso giorno. Mi sono trovata molto bene con lui, è una persona dolcissima, veramente genuina. Questa genuinità è la cosa che cerco poi all'interno delle persone, diciamo quella caratteristica che mi fa sentire a mio agio e mi permette di lavorare bene.
6) Spesso i social diventano uno spazio per raccontare non solo il successo, ma anche le proprie fragilità. Qual è il tuo rapporto con il racconto della tua quotidianità e quanto ti aiuta nel gestire la parte di te più riservata?
Racconto molto poco delle mie fragilità, altrimenti dovrei essere sempre lì a piangere! Sono una che si dà addosso parecchio e chi mi è vicino conosce i miei momenti di "down". Purtroppo questi stati d'animo sono accentuati a volte dall'esposizione online e da quella competizione malsana legata ai numeri che salgono e scendono. Se non si è pronti, l'impatto mentale può essere pesante; bisogna restare vigili e avere capacità di autoanalisi. Per il resto non mostro molto della mia vita privata, sarà che lavoro sempre e sono costantemente concentrata sulle nuove idee; non è che passi il tempo a fare festini o storie al mare, quindi non avrei nemmeno molto da mostrare in quel senso.
7) Dopo il successo online, hai portato in teatro "Aspettando la nuova coinquilina". Che effetto fa sentire il calore del pubblico reale rispetto ai numeri virtuali del web?
Aspettando la nuova coinquilina è uno spettacolo che ho messo in scena due anni fa completamente da sola, l'ho scritto e presentato nei centri occupati. Adesso, invece, sono in tour con Mauricio. Il 26 aprile ho la data a Torino e devo dire che è tutta un'altra cosa: io vengo dal teatro e conoscere le persone, vederle e scambiare due chiacchiere, quella carica e quell'adrenalina che ti dà il palco non te lo dà il social. Ho bisogno di questo, anche dei piccoli imprevisti che ti permettono di improvvisare. Se potessi starei tutti i giorni sul palcoscenico e lascerei il resto. Mi auguro in futuro di avere una pagina dedicata solo ai miei lavori e di stare sempre su un palco, recitare in film o fare concerti d'opera.
8) Tu abbatti lo schema dell'artista che deve per forza scegliere un solo linguaggio. Come riesci a far convivere l'eleganza del canto lirico con la spontaneità della comicità moderna?
Questo argomento lo tratto anche nel mio spettacolo, Mauricio, il cui sottotitolo è "Né carne né pesce", proprio perché a volte mi sono sentita così: né solo cantante, né solo comica o attrice. Ultimamente sto cercando di abbracciare tutti questi aspetti e di convogliarli all'interno delle mie performance, uscendo fuori dagli schemi senza l'obbligo di specializzarmi in una sola cosa, perché secondo me è un impoverimento artistico. Voglio formarmi e imparare sempre più cose per eccellere in quello che faccio. Cerco di unire tutti questi elementi, un po' come accadeva nell'opera, nelle operette o nel musical. Un po' come faceva Mozart — non che io voglia paragonarmi a lui — che nelle sue composizioni riusciva a fondere le diverse forme musicali in voga all'epoca per creare qualcosa di nuovo. È esattamente ciò che tento di fare.
9) Credi che i social possano davvero essere un ponte per riportare i giovani verso il teatro e la musica colta, o rischiano di restare solo un divertimento passeggero?
Secondo me non dipende dallo strumento in sé. Il web può sicuramente aprire delle finestre, un video o un reel possono incuriosire, ma questo desiderio di approfondimento nasce da una formazione precedente che arriva dalla scuola e dalle famiglie. Il compito vero è instillare nelle persone la voglia di nutrirsi di cose belle e la capacità di accogliere linguaggi diversi. Queste piattaforme possono certamente avvicinare al teatro, ma alla fine tutto dipende dal gusto personale: se una cosa non ti piace, non ci sarà algoritmo che tenga. È un 50 e 50.
10) Scrittura creativa
Se dovessi scattare un’istantanea al tuo stato d’animo di oggi usando tre aggettivi (magari rubandone uno al linguaggio poetico), quali sceglieresti?
Il mio stato d'animo direi che è: procelloso, famelico e mesto.
Commenti
Posta un commento